L'ad Rossi:Rai cambia pelle inchieste Fiore all'occhiello
"E' una Rai che sta cambiando pelle, ma rinnovando un linguaggio infinito" e il cuore del rinnovamento è "il piano industriale di rottura rispetto al passato, che parte dalla riconquista degli spazi di lavoro e creazione". Esordisce così l'amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, aprendo a Napoli la presentazione dell'offerta 2025-2026. Interventi attesi da decenni, tra cui l'ad menziona "la ristrutturazione della sede di viale Mazzini, il nuovo centro di produzione di Milano, l'hub tecnologico di Torino e la riqualificazione del centro di Napoli". In merito ai palinsesti, Rossi annuncia "uno straordinario evento televisivo: Roberto Benigni racconta Pietro dal cuore del Vaticano. Sarà una prima serata a dicembre, in occasione della solenne chiusura del Giubileo del 2025". "Chi dice in questi giorni che la Rai sta disinvestendo sull'offerta informativa dice una cosa falsa" spiega inoltre l'ad in riferimento alla polemica politica di queste settimane, evidenziando che "con 10 mila ore annue, siamo il broadcaster pubblico europeo con la copertura informativa e giornalistista pià ampia in assoluto". "I dati lo dicono chiaramente - rivendica - c'è un aumento delle trasmissioni di inchiesta e dell'informazione giornalistica, che è un fiore all'occhiello invidiato in tutto il mondo". Rossi ricorda inoltre il "valore unico e irrinunciabile dell'informazione regionale, la Tgr è un pilastro dell'informazione unico nel panorama informativo nazionale". "Ci lasciamo alle spalle un 2024 di grandi ascolti e un inizio 2025 di successi indiscussi, con la Rai che detiene il primato nel prime time e nell'intera giornata", così ancora Rossi, rivendicando che "il capitale umano è il valore aggiunto dell'azienda" e ricordando "l'accordo fondamentale per i 127 professionisti ora diversamente contrattualizzati, un segnale in controtendenza rispetto alla crisi che attraversa oggi l'editoria".
LA PROTESTA. Ma fuori dalla sede Rai di Napoli infuria la protesta: “Nel nostro Paese - afferma Elisabetta Piccolotti, deputata Avs della Commissione Cultura di Montecitorio - c’è ormai una gigantesca questione di libertà di informazione. Il servizio pubblico, che dovrebbe tutelare il diritto dei cittadini ad essere adeguatamente informati, è stato trasformato in Tele Meloni. Vengono cancellate intere trasmissioni, anche quelle che avevano fatto crescere gli ascolti, per appesantire il controllo del Governo sugli spazi di confronto politico. Le trasmissioni d’inchiesta vengono ridimensionate per garantire maggiore spazio e maggiori compensi a conduttori più docili con il Governo. Tra precarietà, querele temerarie e casi di spionaggio ai danni dei giornalisti più esposti ormai l’Italia sta diventando un esempio negativo a livello europeo”.
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