LAHBIB: L’ISTRUZIONE NON DEVE ESSERE UNA VITTIMA DELLE GUERRE
In occasione della Giornata internazionale per la protezione dell’istruzione dagli attacchi, la commissaria europea Hadja Lahbib ha richiamato l’attenzione sulla situazione di milioni di bambini che vivono in Paesi colpiti da conflitti armati. La Giornata è stata istituita all’unanimità dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di proteggere scuole, studenti e personale scolastico. La risoluzione, presentata dal Qatar, è stata sostenuta da altri 62 Paesi. Secondo i dati della Global Coalition to Protect Education from Attack, tra il 2024 e il 2025 sono stati segnalati oltre 8.500 attacchi contro strutture scolastiche, studenti e personale educativo in 28 Paesi interessati da conflitti. Scuole bombardate, occupate o trasformate in strutture militari hanno provocato danni ad almeno 10.600 studenti e insegnanti. Gli attacchi sono aumentati di oltre il 40 per cento rispetto ai due anni precedenti. La commissaria Lahbib sottolinea che gli attacchi all’istruzione rappresentano solo una parte delle violenze subite dai minori durante le guerre. Nell’ultimo anno sono state verificate circa 38 mila gravi violazioni ai danni di oltre 24 mila bambini. Per l’Unione europea, una scuola distrutta non significa soltanto perdere un edificio, ma anche privare i bambini di un luogo sicuro nel quale imparare, socializzare e costruire il proprio futuro. Le scuole e i civili sono protetti dal diritto internazionale e, secondo Lahbib, questa protezione deve essere rispettata da tutte le parti coinvolte nei conflitti. L’UE chiede quindi di fermare gli attacchi alle strutture scolastiche, di non utilizzare le scuole per scopi militari e di garantire agli operatori umanitari l’accesso sicuro ai bambini. Le violazioni devono inoltre essere documentate, investigate e perseguite, anche attraverso i meccanismi delle Nazioni Unite. Bruxelles considera l’istruzione una necessità fondamentale anche durante le emergenze umanitarie, al pari di cibo, alloggio, assistenza sanitaria e protezione. Per questo l’Unione europea finanzia programmi destinati a mantenere aperte le scuole nelle aree di crisi e sostiene chi lavora per garantire ai bambini un ambiente sicuro. Il messaggio della commissaria è chiaro: non bisogna aspettare la fine delle guerre per proteggere l’istruzione. Ogni scuola che riesce a rimanere aperta significa mantenere viva la possibilità, per un bambino, di costruirsi un futuro.
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