L’apparato militare russo nell’Artico

Jan 28, 2026 - 00:24
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L’apparato militare russo nell’Artico

La Russia considera l’Artico uno spazio strategico interno, prima ancora che un fronte esterno. Lungo circa 24 mila chilometri di coste dalla penisola di Kola allo stretto di Bering, Mosca ha costruito un dispositivo militare a ventaglio che combina una flotta rompighiaccio senza rivali, basi navali, una rete di aerodromi e brigate terrestri specializzate nel combattimento in ambiente polare. Nonostante il cospicuo impegno di uomini e mezzi verso il fronte ucraino abbia indebolito alcune componenti, l’insieme delle capacità artiche russe resta oggi ben maggiore rispetto a quello dei Paesi della regione. Il primo elemento distintivo è la superiorità rompighiaccio. Mosca dichiara di disporre di 7-8 rompighiaccio a propulsione nucleare e trentaquattro unità a propulsione convenzionale. Analisi indipendenti stimano complessivamente una flotta di 57 rompighiaccio e navi “ice-capable” – ovvero progettate per resistere, gestire o operare in condizioni di freddo estremo – e altre quattro unità in costruzione, a fronte di un totale di 45 mezzi analoghi in tutti i Paesi della Nato messi insieme. La differenza tra le cifre ufficiali e quelle degli analisti dipende dal perimetro di conteggio – solo le grandi unità oceaniche nel primo caso, anche mezzi costieri e fluviali nel secondo – ma di certo nessun altro attore è in grado di aprire rotte e scortare convogli civili e militari lungo il settore russo della Rotta del Mare del Nord con pari continuità. Il cuore della modernizzazione è costituito dai rompighiaccio nucleari della serie LK-60Ya (progetto 22220, come Arktika, Sibir, Ural, Yakutia), con dislocamenti superiori alle 30 mila tonnellate e potenza sufficiente a garantire la navigazione quasi tutto l’anno anche in presenza di spessi ghiacci pluriennali; queste unità fungono anche da navi comando per operazioni di scorta a gruppi navali o convogli logistici lungo la rotta artica. Rompighiaccio della serie LK-60Ya Il braccio operativo navale è la Flotta del Nord, inquadrata nel comando strategico congiunto “Sever” e responsabile sia del teatro artico europeo sia della protezione della componente navale nucleare strategica. La base principale è Severomorsk, affiancata da una costellazione di porti militari sulla costa di Murmansk: Poljarnyj, la baia di Olenja, Gadzhievo con i suoi moli per sottomarini lanciamissili balistici, Vidyaevo con gli ormeggi nelle baie di Ura e Ara, Bolshaya Lopatka nella baia di Litsa, Gremikha e altri siti minori. In questo arco sono dislocati sottomarini strategici di classe Borei e Delta IV, sottomarini d’attacco a propulsione nucleare, unità di superficie di grande e media taglia – dall’incrociatore a propulsione nucleare Piotr Velikij alle fregate di classe Ammiraglio Gorshkov armate con missili Kalibr e Oniks – oltre a navi anfibie e dragamine. La logica operativa è quella del “bastione”: creare nel mare di Barents e nel mare di Kara una zona altamente difesa all’interno della quale i sottomarini strategici possano operare e, se necessario, lanciare i propri missili restando sotto la protezione di forze navali, aeree e costiere. In quest’ottica si inserisce anche l’impiego di unità rompighiaccio destinate direttamente alla Flotta del Nord, come il rompighiaccio militare Ilya Muromets. Sul piano aero-navale, la Russia ha costruito dal 2014 una vera e propria spina dorsale di aeroporti militari e a uso duale lungo la costa artica, destinata alla ricerca e soccorso, al sostegno logistico e soprattutto alla difesa aerea e all’interdizione. Nella penisola di Kola spiccano le basi di Severomorsk-1 e Severomorsk-3 e lo scalo di Monchegorsk, che ospitano aerei tattici, velivoli da trasporto e reparti per il controllo dello spazio aereo del mare di Barents. Più a Est, sull’arcipelago di Novaja Zemlja, la base di Rogachevo è stata trasformata in complesso integrato con sistemi di difesa aerea a lungo raggio e difesa a corto raggio, e con batterie missilistiche costiere in grado di coprire gli accessi dal mare di Barents. Ancora più a Nord, sull’arcipelago della Terra di Francesco Giuseppe, la base di Nagurskoe – con il complesso “a trifoglio” dall’inconfondibile pianta a tre ali – ospita una pista allungata per aerei da trasporto e caccia intercettori, oltre a installazioni per la difesa aerea e costiera. Procedendo lungo la rotta artica, la rete di aerodromi comprende la base integrata di Kotelnyj e della pista di Temp nelle isole della Nuova Siberia, dotata anch’essa di sistemi antiaerei e costieri, e una serie di scali nella Siberia centrale e orientale – da Norilsk- Alykel a Nadym, da Amderma e Naryan-Mar a Tiksi e Vorkuta – che fungono da snodi per il pattugliamento a lungo raggio, l’allerta precoce e il supporto logistico. Nell’estremo oriente artico, infine, gli aeroporti di Pevek, Providenija e Anadyr-Ugolny in Chukotka assicurano la profondità operativa nel settore orientale della Rotta del Mare del Nord e coprono lo stretto di Bering. La componente terrestre e anfibia è centrata anch’essa sulla penisola di Kola. Qui sono basate la 200ma brigata motorizzata di Pechenga e l’80ma brigata motorizzata artica di Alakurtti, inquadrate nel 14mo corpo d’armata, oltre alla 61ma brigata di fanteria di marina della Flotta del Nord con sede nella città di Sputnik. Queste unità, specializzate in guerra artica, sono equipaggiate con veicoli cingolati per neve e ghiaccio, mezzi corazzati adattati alle temperature estreme e sistemi di artiglieria e difesa aerea a corto raggio. Lungo l’arco dalla penisola di Kola alla Chukotka, inoltre, si aggiungono reparti di difesa costiera e artiglieria missilistica, nonché formazioni aggiuntive previste lungo la direttrice di Chukotka con il compito di coprire la fascia tra il mare di Chukchi e il mare della Siberia orientale. La guerra in Ucraina ha però comportato il trasferimento di una importante parte del personale e degli equipaggiamenti di queste brigate verso il fronte meridionale, con perdite particolarmente pesanti per la 200ma brigata, riducendo nel breve periodo la capacità di reazione terrestre della Russia nell’Artico e imponendo la ricostituzione graduale di queste unità. L’insieme di flotta nucleare strategica, navi di superficie dotate di missili a lungo raggio, rompighiaccio, rete di aerodromi e brigate artiche conferisce alla Russia una capacità multidominio senza equivalenti nel Grande Nord. Ufficialmente, la postura resta soprattutto difensiva: proteggere la Rotta del Mare del Nord, i giacimenti energetici offshore e il “bastione” dei sottomarini strategici. Di fatto, però, la densità di sistemi di difesa aerea a lungo raggio e di missili antinave distribuiti lungo la costa genera una zona di interdizione che, in caso di crisi, potrebbe limitare drasticamente la libertà di movimento di forze aeree e navali dell’Alleanza nel mare di Barents, nel mare di Norvegia e lungo le rotte transpolari. Se si immagina una cartina dell’Artico russo, da Ovest a Est, si vede un arco quasi continuo di infrastrutture militari: nella penisola di Kola il blocco navale e terrestre attorno a Severomorsk, Poljarnyj, Gadzhievo, Vidyaevo, Pechenga, Alakurtti e Sputnik; più a Nord gli avamposti insulari di Novaja Zemlja e Franz Josef Land con Rogachevo e Nagurskoe; al centro della costa artica la combinazione tra Kotelnyj, la pista di Temp e le installazioni delle isole Severnaja Zemlja; nella Siberia centrale e orientale la collana di aeroporti da Norilsk a Tiksi e Vorkuta; infine, nell’Estremo oriente, Pevek, Providenija e Anadyr a chiudere verso lo stretto di Bering. Su questo sfondo corre la rotta dei rompighiaccio nucleari e convenzionali che aprono la strada ai convogli commerciali e militari: una proiezione di potenza in cui la geografia artica diventa parte integrante dell’architettura di difesa russa e, al tempo stesso, uno dei principali fattori di preoccupazione per gli alleati occidentali nel nuovo confronto strategico a queste latitudini.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.