Lavoro, salario giusto e contratti nel Decreto 1° maggio

Apr 23, 2026 - 00:23
Apr 20, 2026 - 21:04
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Lavoro, salario giusto e contratti nel Decreto 1° maggio

Stabilizzare l’incentivo per le assunzioni di giovani, rafforzato nella Zes, insieme al bonus donne. Potenziare la sicurezza nei luoghi di lavoro, con maggiori tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali, a partire dai rider. E contrastare il lavoro povero, attraverso la spinta al “salario giusto” contenuto nei contratti leader, con un richiamo al Jobs act. Giorno dopo giorno prende forma il decreto Lavoro, il provvedimento annunciato dalla premier Giorgia Meloni per il 1° maggio, da portare in consiglio dei ministri per essere approvato in concomitanza con la festa dei lavoratori. Domani è previsto un incontro a Palazzo Chigi con i ministeri interessati - Mef, Lavoro, Sud - per fare il punto sulle norme e sulle coperture che al momento ammontano a circa 500 milioni, ma l’intenzione è quella di arrivare a 800 milioni-1 miliardo di euro. Il governo ha deciso di accogliere l’appello delle parti sociali e di far decadere la delega prevista dallo schema di Dlgs sulla contrattazione che scadeva sabato 18 aprile, che conteneva il contestato riferimento ai contratti «più applicati», che a detta delle associazioni datoriali e dei sindacati più rappresentativi rischiava di aprire la strada al riconoscimento dei contratti “pirata” che penalizzano i lavoratori con retribuzioni più basse e meno tutele, introducendo una concorrenza sleale tra le imprese. Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative Legacoop, Cgil, Cisl e Uil premono da tempo perché vengano prese a riferimento le retribuzioni, gli istituti contrattuali e il welfare dei contratti firmati dalle associazioni sindacali «comparativamente più rappresentative», i cosiddetti contratti leader. E dopo un lungo dibattito all’interno della maggioranza, la premier si è convinta di non esercitare la delega in via unilaterale che avrebbe avvelenato il clima sociale, per dare tempo alle parti sociali di raggiungere un accordo sui criteri per definire i contratti comparativamente più rappresentativi. Nel testo del decreto, si pensa di introdurre un riferimento, in tema di contrattazione collettiva - intesa come strumento principale per la determinazione di una retribuzione giusta e dignitosa (secondo l’articolo 36 della Costituzione) - all’articolo 51 del Dlgs 81 del 2015. La norma del Jobs Act individua come fonti della contrattazione collettiva i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali, stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative. «Il dialogo con le parti sociali resta imprescindibile - si legge in un comunicato del ministero del Lavoro diffuso -. L’obiettivo comune è quello di costruire un mercato del lavoro più inclusivo, sicuro e dinamico, capace di trasformare la crescita occupazionale in benessere sociale diffuso per l’intero Paese». Nel Decreto 1° maggio si prevede troverà spazio la proroga del bonus che finanzia le assunzioni o le trasformazioni a tempo indeterminato effettuate (al momento) entro il 30 aprile 2026 di giovani fino a 35 anni, riconoscendo all’azienda uno sgravio contributivo del 100% in caso di incremento occupazionale netto, altrimenti lo sconto contributivo scende al 70%. Il massimale dell’esonero è di 500 euro mensili per le assunzioni in tutto il territorio nazionale, che salgono a 650 euro nelle regioni della Zes, ovvero in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. Si lavora per estendere anche la durata del bonus per le assunzioni di donne svantaggiate, in scadenza il 31 dicembre 2026, riconosciuto sotto forma di esonero totale dei contributi previdenziali entro un massimo di 650 euro mensili, con il requisito dell’aumento occupazionale netto. Allo studio c’è poi un intervento per rafforzare le tutele dei lavoratori delle piattaforme digitali, in primis i rider, con il recepimento della direttiva Ue 2024/2831 che, tra le novità, fa scattare la presunzione di rapporto contrattuale subordinato tra una piattaforma digitale e il lavoratore in presenza di determinati elementi relativi alla prestazione di lavoro (qualora si riscontrino fatti che indicano direzione e controllo), imponendo la trasparenza nell’uso degli algoritmi, con una supervisione umana. Nel testo verranno introdotte anche misure per aumentare la sicurezza nei luoghi di lavoro, con una «maggiore estensione delle tutele in favore delle famiglie» e un «più incisivo contrasto ai fenomeni di sfruttamento e caporalato». È in corso inoltre una verifica su alcune misure contenute nella bozza che da giorni è sui tavoli dei tecnici del governo, molto costosa, e che prevede la proroga di una serie di misure della manovra 2026. È prevista la conferma al 1° gennaio 2027 dell’applicazione della cedolare secca del 5% per gli incrementi retributivi dei rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1° gennaio 2024 ai lavoratori con un reddito di lavoro dipendente fino a 33mila euro. Si ragiona anche di prorogare, con decorrenza dal 1° gennaio 2028, la detassazione all’1% dei premi di produttività e delle somme erogate a titolo di partecipazione agli utili entro ii limite di importo complessivo di 5mila euro. È prevista poi la proroga con decorrenza 1 gennaio 2027, dell’applicazione dell’aliquota del 15% sulle maggiorazioni e indennità di lavoro notturno, nei giorni festivi, indennità di turno, o per straordinario entro il limite annuo di 1.500 euro. I lavoratori potranno optare, in tutto o in parte, per la conversione dei premi di risultato e delle somme erogate a titolo di partecipazione agli utili in prestazioni di welfare aziendale, beneficiando dell’esenzione fiscale e contributiva totale per le somme convertite entro 5mila euro. «L’intervento - si legge ancora nel comunicato del ministero del Lavoro - si rende urgente anche alla luce del contesto di crisi internazionale, che espone il mondo del lavoro a uno “stress” che è compito del governo prevenire e affrontare con determinazione, all’interno di una visione strutturale che punta a rendere il lavoro sempre più dignitoso e remunerativo».

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.