Libano: Hezbollah nega la responsabilità per l’attacco a Unifil
ll movimento sciita Hezbollah ha negato ogni responsabilità nell’attacco contro il contingente Unifil nel sud del Libano, in cui un casco blu francese è rimasto ucciso e altri tre militari sono rimasti feriti, mentre alza contemporaneamente il livello dello scontro politico interno con la presidenza libanese. In un comunicato, Hezbollah invita alla cautela “nell’emettere giudizi e nell’attribuire responsabilità in merito all’incidente”, esprimendo “sorpresa per le parti che si sono affrettate a lanciare accuse arbitrarie”. Il presidente della Francia, Emmanuel Macron, aveva attribuito la responsabilità al gruppo, mentre la stessa Unifil ha fatto riferimento ad “attori non statali”. Parallelamente, il gruppo ha attaccato duramente il presidente del Libano, Joseph Aoun. “Il presidente ha ringraziato l’assassino e il criminale, ma non ha ringraziato l’Iran per averci salvato”, ha dichiarato Mahmoud Qamati, vicepresidente del consiglio politico di Hezbollah, secondo quanto riportato da “Al Jazeera”. “La mano della resistenza libanese resterà sul grilletto. La pazienza è traboccata e la pazienza strategica è finita”, ha aggiunto. Qamati ha inoltre affermato: “Ringraziamo l’Iran per essere riuscito a imporre un cessate il fuoco grazie alla pressione internazionale”, accusando il governo libanese di muoversi “passo dopo passo verso l’umiliazione e la distruzione della sovranità”. Sul terreno, fonti locali riferiscono di bombardamenti di artiglieria israeliani nel settore centrale del Libano meridionale. L’esercito di Israele ha inoltre annunciato l’istituzione di una “linea gialla” nel sud del Paese, precisando che le operazioni per “eliminare le minacce” non sono soggette agli accordi di cessate il fuoco. Secondo la radio militare israeliana, “le operazioni di autodifesa e la rimozione delle minacce non rientrano nel quadro della risoluzione di cessate il fuoco”, mentre la prosecuzione delle attività lungo la nuova linea indica un adattamento del dispositivo operativo. La missione Unifil conta circa 10 mila militari provenienti da 47 Paesi ed è dispiegata lungo la Linea Blu, il confine de facto tra Israele e Libano, in un contesto segnato da crescente tensione e rischio di escalation.
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