L’Iran annuncia progressi nei negoziati con gli Usa “ma restano divergenze significative”
L’Iran ha disposto la chiusura totale dello Stretto di Hormuz, irrigidendo ulteriormente la posizione militare nel Golfo e aprendo al contempo una frattura interna tra apparato militare e diplomazia. La decisione è stata annunciata dalla Marina dei Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, che ha esteso il blocco anche al corridoio precedentemente designato per il transito controllato delle navi. Secondo quanto riferito dai media statali iraniani, lo stretto resterà chiuso “fino alla revoca completa del blocco navale statunitense” contro porti e navi iraniane, misura che Teheran considera una violazione del cessate il fuoco. In precedenza, venerdì 17 febbraio, l’Iran aveva autorizzato un passaggio condizionato delle imbarcazioni, subordinato al coordinamento con le proprie autorità e al pagamento di un pedaggio. La Marina dei Guardiani ha tuttavia ordinato a tutte le navi nel Golfo Persico e nel Mare di Oman di non lasciare le proprie posizioni, avvertendo che qualsiasi avvicinamento allo stretto “sarà considerato cooperazione con il nemico” e potrà comportare l’ingaggio diretto. “Le navi che violeranno le disposizioni saranno prese di mira”, si legge nella dichiarazione. Sul piano operativo, l’agenzia britannica per la sicurezza marittima UkmtO ha segnalato episodi di fuoco contro unità commerciali durante la nuova fase di chiusura: motovedette dei Guardiani della rivoluzione avrebbero aperto il fuoco contro una petroliera, mentre una nave portacontainer sarebbe stata colpita da un ordigno non identificato, con danni ad alcuni container. L’India ha convocato l’ambasciatore iraniano dopo il coinvolgimento di due navi battenti bandiera indiana, tra cui la petroliera Sanmar Herald (IMO 9330563), carica di greggio iracheno. In una registrazione audio diffusa dal sito di monitoraggio marittimo “TankerTrackers”, il comandante lancia ripetuti messaggi via radio in quello che appare come un momento di forte tensione: “Sepah Navy! Mi avete dato autorizzazione a partire… state sparando adesso! Lasciatemi tornare indietro!”. La voce, concitata, insiste più volte sul fatto che l’unità aveva ricevuto il via libera al transito prima dell’apertura del fuoco. La stretta militare arriva all’indomani dell’annuncio del ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, che aveva dichiarato la riapertura completa dello stretto per la durata residua del cessate il fuoco. Una posizione rapidamente smentita sul terreno dalle forze armate, che hanno reintrodotto una “gestione rigorosa” del passaggio strategico. Il contrasto si è trasformato in scontro pubblico: l’agenzia di stampa “Tasnim”, vicina ai Guardiani della rivoluzione, ha criticato apertamente Araghchi, accusandolo di non aver rappresentato adeguatamente la linea militare sul controllo di Hormuz. Parallelamente, comunicazioni attribuite alla Marina dei Guardiani, diffuse anche su canali marittimi internazionali, hanno deriso il capo della diplomazia iraniana, ribadendo che “lo stretto è chiuso” e che eventuali decisioni sulla riapertura spettano esclusivamente alla guida suprema, Ali Khamenei. La stessa Marina ha inoltre respinto come “non credibili” le dichiarazioni del presidente statunitense, Donald Trump, sostenendo che le navi debbano attenersi unicamente alle indicazioni operative iraniane. Il portavoce della presidenza iraniana ha giustificato la nuova chiusura affermando che il precedente passaggio condizionato era stato concesso “come dimostrazione di buona volontà”, ma che le “ripetute violazioni della fiducia” e l’uso “propagandistico” della misura da parte statunitense hanno portato al ripristino del blocco.
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