Marocco: 23 settembre alle urne per legislative, 15,8 milioni di elettori e 7.288 candidati in corsa

Sep 19, 2026 - 07:51
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Marocco: 23 settembre alle urne per legislative, 15,8 milioni di elettori e 7.288 candidati in corsa

Sono 15,8 milioni i marocchini iscritti alle liste elettorali chiamati alle urne mercoledì 23 settembre per eleggere i 395 membri della Camera dei rappresentanti, in una tornata legislativa che vede in campo 27 partiti e 7.288 candidati. Il voto si svolgerà a suffragio universale diretto con sistema proporzionale di lista per eleggere i 395 membri della Camera dei rappresentanti, in un voto che arriva cinque anni dopo le ultime legislative e in un clima segnato dalla questione dell’occupazione giovanile, dal potere d’acquisto, dalle disparità territoriali e dalla partecipazione politica. La campagna elettorale, iniziata il 10 settembre, si concluderà alla mezzanotte del 22 settembre. Sono 27 le formazioni politiche indicate dal portale ufficiale per il voto, mentre il ministero dell’Interno ha registrato 28 formazioni nella fase di deposito delle candidature, compresa l’Alleanza della sinistra costituita per questa tornata. Gli uomini rappresentano il 54 per cento e le donne il 46 per cento. Il 55 per cento degli iscritti vive nelle aree urbane e il 45 per cento in quelle rurali. La composizione per età evidenzia una forte presenza delle fasce più anziane: gli ultrasessantenni sono il 29 per cento degli iscritti, mentre i giovani tra 18 e 24 anni rappresentano appena il quattro per cento. I 25-34enni sono il 15 per cento. È proprio il rapporto con i giovani uno dei principali temi della campagna. Secondo dati ufficiali, la disoccupazione giovanile si attesta intorno al 27 per cento e soltanto circa il tre per cento dei marocchini tra 18 e 24 anni risulta registrato nelle liste elettorali. Un sondaggio Afrobarometer pubblicato a marzo indica inoltre che soltanto circa un giovane su tre tra i 18 e i 35 anni esprime fiducia nel Parlamento, nel governo o nei partiti politici. La competizione è particolarmente ampia, con una media superiore a 18 candidature per seggio. Le candidature femminili sono 2.658, pari al 36,47 per cento del totale; 1.783 riguardano le liste regionali riservate alle donne e 875 le circoscrizioni locali. Sono inoltre 227 gli attuali parlamentari che hanno ripresentato la propria candidatura: 204 deputati, 20 deputate e tre consiglieri. Il sistema prevede il voto diretto di lista per i 395 seggi della Camera. Le liste locali sono 1.615, con 5.505 candidati, mentre quelle regionali sono 235, con 1.783 candidate. Il confronto politico nazionale ruota innanzitutto attorno ai tre partiti della maggioranza uscente: Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni), Partito autenticità e modernità (Pam) e Istiqlal. Nel 2021 il Rni aveva conquistato 102 seggi, il Pam 87 e l’Istiqlal 81. Il governo uscente è stato guidato dal Rni e da Aziz Akhannouch, mentre la campagna del 2026 vede una maggiore centralità dei dirigenti e dei candidati territoriali. Il Rni ha depositato 92 liste locali, con 305 candidati, e 11 liste regionali, con 80 candidate. Il partito ha posto al centro della campagna l’occupazione, in particolare quella giovanile, e il proseguimento degli investimenti pubblici e delle politiche sociali. Insieme al Pam, il Rni parla della creazione di circa un milione di posti di lavoro nella prossima legislatura e di circa 20 miliardi di dollari di investimenti infrastrutturali collegati anche alla preparazione del Marocco ai Mondiali del 2030. Tra i candidati figurano il ministro delegato all’Investimento Karim Zidane, il ministro delegato per i Rapporti con il Parlamento Mustapha Baitas e, a Rabat-Ocean, il giovane Taha Joumani. Il Pam, con 92 liste locali e 12 regionali, presenta una piattaforma articolata in cinque “patti” e 20 impegni, con particolare attenzione a occupazione, casa, reddito, servizi pubblici e sviluppo territoriale. Il partito ha annunciato una dotazione complessiva di circa 350 miliardi di dirham (circa 33 miliardi di euro) per il proprio progetto di legislatura. La comunicazione elettorale insiste inoltre sul lavoro dignitoso e sulle opportunità per i giovani. Tra i nomi più visibili figurano la segretaria generale Fatima Ezzahra El Mansouri e il ministro della Gioventù, della Cultura e della comunicazione Mehdi Bensaid, candidato a Rabat-Ocean. L’Istiqlal, anch’esso con 92 liste locali e 12 regionali, presenta il programma “Watani Moustaqbali” (Il mio futuro nazionale) per il periodo 2026-2031. Il partito guidato da Nizar Baraka articola le proprie proposte attorno a cinque grandi impegni: sovranità strategica, potere d’acquisto, servizi pubblici, famiglia e valori nazionali, lotta alla corruzione e ai conflitti di interesse. Baraka è candidato nella circoscrizione di Larache, dove sfiderà, tra gli altri, candidati del Rni, del Pam e del Pjd. Il Partito della giustizia e dello sviluppo (Pjd), che ha guidato il governo marocchino per circa un decennio prima della pesante sconfitta del 2021, torna alla competizione con 92 liste locali e 12 regionali. Il programma comprende 467 misure articolate in cinque assi e insiste sulla moralizzazione della vita pubblica, la riforma dello Stato, la protezione sociale, il potere d’acquisto e l’occupazione. Il segretario generale Abdelilah Benkirane resta il principale riferimento politico della formazione; a Rabat-Ocean il PJD schiera l’ex ministro Mustapha El Khalfi. L’Unione socialista delle forze popolari (Usfp) ha presentato 90 liste locali e 11 regionali. Il programma ufficiale, intitolato “20 Engagements” (20 Impegni), è costruito attorno a tre assi: uno Stato forte, democratico ed efficace; un’economia produttiva capace di creare ricchezza e occupazione; una società fondata sulla dignità e sulle pari opportunità. Sul lavoro giovanile il partito propone l’inserimento di 200 mila giovani l’anno nell’occupazione o nell’imprenditoria e il sostegno a 50 mila imprese giovanili in cinque anni. Il Partito del progresso e del socialismo (Pps) ha depositato 92 liste locali e 12 regionali. Il suo programma punta sulla riduzione delle disuguaglianze, sui servizi pubblici e sull’occupazione. Per i giovani propone di ridurre di dieci punti il tasso di disoccupazione nella fascia 15-29 anni durante la prossima legislatura, garantendo una prima esperienza professionale e percorsi individualizzati per i giovani che non studiano e non lavorano. Il partito propone inoltre un Fondo nazionale per la gioventù. Il Movimento popolare (Mp), con 86 liste locali e 12 regionali, propone un “contratto haraki” centrato su lavoro, formazione professionale, sostegno alle imprese e sviluppo territoriale, con particolare attenzione alle aree rurali e alla riduzione dei divari tra territori. L’Unione costituzionale (Uc), con 74 liste locali e 12 regionali, pone invece l’accento su formazione continua, riconversione professionale, lavoro autonomo, imprenditoria e collegamento tra investimenti e creazione di occupazione. Una delle novità organizzative della tornata è l’Alleanza della sinistra, nata dall’avvicinamento tra Federazione della sinistra democratica e Partito socialista unificato. La coalizione partecipa con 85 liste locali, per 284 candidati, e 11 liste regionali, con 85 candidate. Il progetto elettorale è articolato attorno a sei assi e mette al centro servizi pubblici, giustizia sociale, riduzione delle disuguaglianze, riforma democratica e sviluppo sostenibile. Accanto ai partiti maggiormente rappresentati, il ministero dell’Interno ha registrato candidature di numerose formazioni minori. Il Fronte delle forze democratiche (Ffd) presenta 68 liste locali e otto regionali e lega il proprio programma a redistribuzione, riduzione delle disuguaglianze territoriali, fiscalità progressiva e rafforzamento dei servizi pubblici. Il Movimento democratico e sociale (Mds), con 68 liste locali e dieci regionali, propone un’agenda di democrazia sociale fondata su scuola pubblica, formazione, occupazione, sanità, potere d’acquisto e giustizia territoriale, con particolare attenzione allo sviluppo rurale e all’investimento locale. Il Partito dei neo-democratici, con 58 liste locali e sei regionali, richiama nel proprio programma politico la democratizzazione dell’applicazione della Costituzione, il rinnovamento delle élite e la costruzione di una società moderna e solidale. Il Partito della Shura e de l’Istiqlal (Indipendenza), con 56 liste locali e nove regionali, ha proposto tra l’altro la limitazione a due mandati per i deputati, maggiori spazi per donne e giovani e una revisione del sistema elettorale locale. L’Unione marocchina per la democrazia (Umd) presenta 55 liste locali e dieci regionali; il Partito democratico nazionale (Pdn) 53 e otto; il Partito marocchino liberale (Pml) 51 e nove; il Partito dei verdi marocchino 50 e sei; il Partito della libertà e della giustizia sociale (Pljs) 46 e dieci; il Partito del centro sociale (Pcs) 46 e otto; il Partito dell’équità (Pe) 40 e otto. Seguono il Partito dell’unità e democrazia (Pud), con 37 liste locali e quattro regionali; Al Amal, con 37 e cinque; Annahda, con 32 e tre; il Partito dell’azione (Pa), con 32 e nove; il Partito dell’ambiente e dello sviluppo durabile (Pedd), con 31 e nove; il Partito della riforma e dello sviluppo (Prd), con 29 e quattro; e il Partito della società democratica (Psd), anch’esso con 29 e quattro. Tra queste formazioni, alcuni orientamenti sono particolarmente riconoscibili. Il Pml, guidato da Isaac Charia, mette nel proprio programma economia, istruzione, sanità, ambiente, giustizia sociale e tecnologia, con particolare attenzione all’imprenditoria e alle startup. Il partito ha inoltre sviluppato proposte rivolte ai marocchini residenti all’estero, tra cui una maggiore integrazione della diaspora nelle politiche pubbliche. Il Pud, guidato da Abdelmalek Dahchour, indica tra le proprie priorità il rinnovamento della vita politica, lo Stato di diritto, la giustizia e l’uguaglianza, la partecipazione di donne e giovani e il rafforzamento dei rapporti con i marocchini all’estero. Il partito Al Amal si definisce invece di orientamento centrista, modernista e liberal-sociale e indica tra gli obiettivi la riduzione delle disparità economiche, la lotta alla corruzione, lo sviluppo rurale, i diritti umani e la partecipazione politica. Il Mds ha pubblicato un programma particolarmente dettagliato, nel quale figurano anche una politica integrata di giustizia territoriale, l’estensione dell’accesso ad acqua, servizi igienico-sanitari e connessioni digitali nelle aree svantaggiate e una strategia per diversificare l’economia rurale attraverso imprese, cooperative, agroalimentare, turismo rurale ed economia sociale. Il Ffd ha invece posto tra i propri assi la dignità, lo sviluppo sostenibile e la digitalizzazione dell’amministrazione. Con 7.288 candidature, il voto del 23 settembre non sarà soltanto una sfida tra segretari generali. La legge elettorale e la struttura delle circoscrizioni attribuiscono un peso rilevante ai candidati locali, ai loro radicamenti territoriali e alle reti costruite nelle singole province. Il fenomeno del passaggio di esponenti da un partito all’altro ha caratterizzato la preparazione delle liste, in particolare tra le principali formazioni della maggioranza. Una delle circoscrizioni più osservate è Rabat-Ocean, dove sono in palio quattro seggi. Tra i nomi già documentati figurano Mehdi Bensaid per il Pam, Mustapha El Khalfi per il Pjd, Abdelkrim Benatiq per l’Usfp, Abdelilah Bouzidi per l’Istiqlal, Taha Joumani per il Rni, Rachid Sassi per il Pps, Abdelmajid Bargach per l’Uc e Omar Bendjelloun per la sinistra. Anche Larache offre un quadro della competizione nazionale: Nizar Baraka guida la lista dell’Istiqlal, mentre il Rni presenta Abdelhakim Al Ahmadi, il Pam Zineb Simou, il Pjd Khalid El Mouadden, l’Usfp Mohamed El Hammoumin e la Fgd Oussama Benmessaoud. Il dato più significativo della vigilia resta tuttavia quello della partecipazione. La fascia 18-24 anni rappresenta soltanto il quattro per cento degli iscritti alle liste elettorali ufficiali, mentre le forze politiche hanno progressivamente spostato la campagna verso occupazione, casa, formazione e reddito. Rni e Pam promettono un milione di nuovi posti di lavoro; Usfp e Pps hanno fissato obiettivi specifici per l’inserimento dei giovani; altre formazioni insistono su imprenditoria, formazione professionale e sviluppo delle aree rurali. Il voto arriva inoltre dopo le proteste giovanili dell’autunno 2025 e in una fase nella quale il tema della fiducia nelle istituzioni è diventato centrale nel dibattito elettorale. Le formazioni cercano quindi di trasformare la campagna in una risposta alle richieste di lavoro, servizi pubblici e riduzione delle disparità territoriali, mentre la partecipazione effettiva alle urne sarà uno degli elementi da osservare dopo la chiusura dei seggi. I risultati determineranno la nuova composizione della Camera e apriranno la fase di formazione del prossimo governo. Le prime indicazioni ufficiali sui risultati sono attese dal 24 settembre, dopo la chiusura delle operazioni di voto e lo scrutinio.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.