Numeri e statistiche, che triste destino

Ago 18, 2026 - 00:40
 0  37
Numeri e statistiche, che triste destino

In un sondaggio Swg di cui si occupa oggi Repubblica, c’è un dato sconcertante: nella percezione dell’inflazione nell'ultimo anno trenta punti percentuali separano gli elettori di Fratelli d'Italia da quelli del Movimento 5 Stelle. Tra chi vota il partito di Giorgia Meloni solo il 39,3% indica in "molto" o "tantissimo" l'aumento percepito dei prezzi. Nel Pd la quota sale al 59,6%, mentre tra gli elettori del Movimento 5 Stelle oltre il 70% percepisce un'impennata dei prezzi. Non parliamo di opinioni su una legge o su un programma politico: parliamo di quanto costano il pane, il gas, la benzina. Eppure anche lì, davanti allo stesso scontrino, l'appartenenza politica riesce a produrre due realtà diverse.
Non è una novità , si chiama ragionamento motivato, ed è documentato da decenni di ricerche. Chi sostiene un governo tende a minimizzare le cattive notizie che lo riguardano, chi lo osteggia tende ad amplificarle. Ma la portata di questo divario — trenta punti su un dato oggettivo, verificabile, pubblicato ogni mese dall'Istat — ci dice qualcosa di più e cioè che il confine tra opinione e fatti si sta assottigliando fino quasi a scomparire.
L'inflazione è solo un caso tra tanti. Lo stesso schema si ripete quando si chiede agli italiani se la criminalità è aumentata, se l'immigrazione è un problema crescente, se l'economia va bene o male, se il proprio lavoro è sicuro, se la scuola funziona. Cambiano i temi, ma la percezione dipende dalle idee più che dalle statistiche.
Per gran parte del Novecento i numeri ufficiali — l'inflazione calcolata dall'Istat, la disoccupazione, i tassi di criminalità — godevano di un'autorità che sembrava sottratta al dibattito politico: erano il terreno neutro su cui ci si scontrava. Oggi quel terreno si è ristretto fin quasi a scomparire. Il dibattito pubblico smette di essere un confronto tra soluzioni diverse a problemi riconosciuti in comune, e diventa un confronto tra realtà alternative, ciascuna autosufficiente, ciascuna impermeabile alle prove dell'altra. È una dinamica che negli Stati Uniti, con la contestazione sistematica dei dati sull'occupazione o sui contagi, ha già mostrato dove può condurre: non solo alla sfiducia verso un singolo numero, ma alla sfiducia verso l'idea stessa che esistano numeri condivisibili. Ciò che resta dei fatti sta diventando sempre più irrilevante

Qual è la tua reazione a questa notizia?

like

dislike

love

funny

angry

sad

wow

Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.