Nuovo album di Serena Brancale, "Sacro, come la mia famiglia e la mia terra"
La tastiera portatile sotto al braccio indica già le intenzioni di Serena Brancale. L'artista barese, reduce da un intenso festival di Sanremo e pronta ad un viaggio live, si presenta così all'intervista per parlare del suo nuovo album dal titolo Sacro, uscito oggi. A sottolineare, implicitamente, che è la musica la vera protagonista della giornata. E della sua vita. "Gli ultimi quattro anni sono stati importanti e speciali", racconta all'ANSA la cantante, che dopo una lunga gavetta (e un diploma in jazz al conservatorio, "lo studio è importante ma è la gavetta fa la differenza") ha finalmente raggiunto il giusto riconoscimento da parte del pubblico - "però non c'è mai stato un piano B" -, che l'ha amata con Baccalà, La zia e 'Stu cafè, per poi apprezzarla l'anno scorso al festival con Anema e Core e quest'anno con la delicata Qui con me, lettera d'amore alla mamma scomparsa e brano cardine del disco, quello che mancava. Sacro racchiude tutto questo: la sintesi di oltre quattro anni di lavoro e studio. "C'è il dialetto e il folclore, ci sono generi musicali diversi dal baile funk alla salsa al jazz, passando per il gospel e il soul. E per questo è 'sacro' e per tanti altri motivi - spiega -: sacro perché celebro la mia famiglia, sacro come la mia terra". Il fil rouge è la coerenza: "Nonostante le tante sfaccettature, sento di essere me stessa, faccio qualcosa che mi appartiene. Sono io in Anema e Core e sono ancora io in Qui con me. Il fil rouge è l'amore che provo per la musica e la passione che metto in ogni canzone". Sacro segna anche il compromesso raggiunto tra l'anima jazz e quella pop. "All'inizio ho avuto difficoltà a trovare il giusto equilibrio. Ora mi sono liberata di tante paranoie. Con questo album è come se dicessi alla Serena bambina che tutto quello che le piace, lo ha finalmente tenuto insieme. Una sorta di chiusura del cerchio. Ma non voglio fermarmi: per l'anno prossimo mi auguro di fare un altro tipo di viaggio musicale, in un'altra lingua. Magari andando a esplorare il portoghese della bossanova". Ma senza affidarsi all'Intelligenza Artificiale: "mi piace e mi incuriosisce, ma io preferisco l'imperfezione". Nel disco, che include anche la hit estiva Serenata con Alessandra Amoroso e la nuovissima Al mio paese con Levante e Delia, sono tante le collaborazioni: Alborosie, Richard Bona, Gregory Porter, Sayf, Omara Portuondo, Pamela. Molte declinate al femminile. "Nascono tutte per la grande stima che ho nei confronti di ognuno - racconta ancora Brancale -. Li ho tutti nella mia playlist. La scelta delle donne non è dettata da una rivendicazione di 'girl power'. Se fosse così, per me sarebbe un segno di debolezza. La verità è che mi piace essere attorniata da donne di personalità, più sono grandi loro più mi esalto. Non credo nella differenza in musica tra uomo e donna". Avrà ragione, però, proprio al festival ancora non si riesce a vedere una direttrice artistica. "Capiterà. Intanto sono contenta per Stefano De Martino: è un grandissimo amante della musica bella, è giovane, intelligente e acuto nelle scelte. Il primo ricordo che ho di lui è nella sua trasmissione Bar Stella: mi ha invitato due volte con brani in vernacolo baresi. Presentarmi di nuovo in gara? Mi piacerebbe ma bisogna fare i conti con la stanchezza di due anni e con un progetto che non sia ripetitivo". Anche perché forse un po' di amaro in bocca è rimasto: arrivata come favorita alla vittoria, si è dovuta accontentare di un nono posto. "Ma no, per quanto mi riguarda ho vinto perché ho portato qualcosa di difficilissimo che mi ha regalato tanti premi e tanto amore dalla gente che aveva bisogno di un pezzo che manifestasse una cosa semplice: raccontare quanto si ami la propria madre. Ero la favorita, ma non sono mai stata competitiva e quel nono posto me lo tengo stretto. Non penso ci sia qualcosa che non abbia funzionato, piuttosto ha vinto la leggerezza che non è certo superficialità. E sono felicissima per Sal Da Vinci: ci ha messo una vita per arrivare a questo momento, è un grandissimo musicista che canta sapendo cosa fa". Con il successo sono arrivati anche gli haters. "Nel mondo jazz non esistono, però ho capito che se hai haters va tutto bene. Rispondere? Non vale la pena perdere tempo". Il tour che parte da Londra il 30 aprile, lo immagina "caldo, come il disco. Con sonorità legate alla musica andalusa, al flamenco e anche alla salsa. Un po' festa popolare e un po' spettacolo di flamenco, con una sedia di legno e un chitarrista che ti accompagna".
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