Perché in Europa petrolio e gas potrebbero restare cari anche dopo la fine della guerra in Iran

Apr 10, 2026 - 00:48
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Perché in Europa petrolio e gas potrebbero restare cari anche dopo la fine della guerra in Iran

Nonostante il forte calo del prezzo del petrolio dopo che Stati Uniti e Iran hanno confermato un cessate il fuoco di due settimane, l'Europa non può ancora tirare un sospiro di sollievo. Gli effetti sull'approvvigionamento energetico, da cui il blocco dipende in modo massiccio, saranno infatti di lunga durata. La guerra in Iran e la chiusura de facto dello stretto di Hormuz hanno provocato la più grande interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero globale, secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (AIE). Gli attacchi contro le infrastrutture nel Golfo dovrebbero avere ripercussioni pluriennali sulle forniture di gas. L'Europa è fortemente colpita, anche se solo una piccola parte del suo petrolio e gas arriva direttamente attraverso lo stretto di Hormuz, che è stato di fatto controllato e in gran parte bloccato dalle forze iraniane fino al cessate il fuoco. La riapertura dello stretto è stata una condizione non negoziabile del cessate il fuoco, perché questo collo di bottiglia è essenziale per il trasporto mondiale di petrolio e GNL. Nel 2025, secondo l'AIE, quasi 15 milioni di barili di greggio al giorno sono transitati dallo stretto. Di questi, circa 600.000 barili al giorno, appena il 4%, erano destinati all'Europa, a fronte di un fabbisogno quotidiano dell'UE di 13 milioni di barili. Nonostante ciò, è improbabile un rapido calo dei prezzi dei carburanti in Europa, anche se dopo il cessate il fuoco si dovesse arrivare a un accordo di pace. «Anche se quella pace arrivasse domani, non torneremo comunque alla normalità nel prossimo futuro», ha dichiarato la settimana scorsa il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen. Come i prezzi globali incidono sulle importazioni europee Secondo Eurostat, l'UE importa dall'estero l'80–85% del petrolio che consuma, da una vasta gamma di fornitori. Al primo posto ci sono gli Stati Uniti, con il 15,1% in valore, seguiti da Norvegia e Kazakistan. La maggior parte del commercio mondiale di greggio è prezzata in riferimento al Brent, il principale indice di riferimento internazionale. I prezzi per le consegne del mese successivo sono saliti da 72–73 dollari al barile prima della guerra a quasi 120 dollari nel picco, prima dell'accordo sul cessate il fuoco. Anche dopo il cessate il fuoco, mercoledì il prezzo si aggirava intorno ai 93 dollari al barile. Anche i prezzi del gas in Europa sono aumentati dal 28 febbraio, data di inizio della guerra. I contratti futures sono saliti fino a 50 euro per MWh dai circa 35,5 euro precedenti, con un picco a 61,93 euro/MWh il 19 marzo. Mercoledì, dopo il cessate il fuoco, il prezzo si è stabilizzato intorno ai 44 euro/MWh.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.