Proteste in Iran: almeno 19 morti, Teheran denuncia le ingerenze di Israele e Usa
Almeno 19 persone sono morte durante le manifestazioni di massa scoppiate ormai circa dieci giorni fa in tutto l’Iran, esacerbate – secondo il regime – da Israele e Stati Uniti. Iniziate con gli scioperi di commercianti e piccoli esercenti di Teheran contro le crescenti pressioni inflazionistiche e la svalutazione della moneta, le proteste sono sfociate rapidamente contro il governo e l’autorità della guida suprema, in manifestazioni diffuse che vedono la partecipazione anche di studenti. Bazar, università e città di provincia restano al centro dei disordini, mentre le forze di sicurezza continuano a rispondere con colpi di arma da fuoco e arresti, come riportato dall’emittente di opposizione con sede a Londra “Iran International”. Secondo “Human Rights Activists News Agency” (Hrana), agenzia di stampa dell’organizzazione no-profit Human Rights Activists in Iran, le manifestazioni si sono estese a 222 località in tutto il Paese, con raduni segnalati in 78 città di 26 province. Stando a “Hrana”, almeno 900 persone sono state arrestate dallo scorso 28 dicembre. Alcuni arresti sono stati effettuati durante gli scontri in piazza, mentre altri sono seguiti ad attività online sui social media. Il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha affermato oggi che le autorità “non dovrebbero mostrare clemenza” nei confronti dei manifestanti violenti, chiedendo “un’azione decisa” per salvaguardare la sicurezza pubblica. “Non dovremmo rimanere in silenzio di fronte a coloro che cercano di sfruttare la situazione e compromettere la sicurezza e la tranquillità della popolazione. Non può esserci tolleranza. Questa volta non ci sarà clemenza”, ha avvertito Ejei, evidenziando “l’aperto sostegno” ai manifestanti da parte di Israele e Stati Uniti. Già nei giorni scorsi, il presidente della Repubblica islamica, Masoud Pezeshkian, aveva attribuito la responsabilità delle proteste in corso in tutto il Paese ad “attori stranieri”. Secondo Pezeshkian, i cittadini “vengono istigati dall’estero per creare insicurezza” e non può essere permesso ai “nemici” di raggiungere i loro obiettivi. La guida suprema dell’Iran, ayatollah Ali Khamenei, ha riconosciuto la legittimità delle preoccupazioni dei manifestanti, respingendo tuttavia il dialogo con coloro che ha definito “rivoltosi”. Secondo l’ayatollah, “chi provoca disordini va rimesso al suo posto”. Durante un incontro con le famiglie delle vittime della guerra dei 12 giorni tra Iran e Israele di giugno scorso, Khamenei ha osservato che “la protesta è legittima, ma protesta non significa caos”. “L’aumento incontrollato del valore delle valute estere e la loro continua oscillazione, che confonde i commercianti e impedisce di capire quale sia la direzione del mercato, non è una dinamica naturale: è un’azione del nemico. Le autorità stanno cercando di contrastarla con varie misure e strategie, e il presidente, insieme ai capi degli altri poteri dello Stato e ad altri funzionari, sta lavorando per correggere la situazione”, ha dichiarato la guida suprema iraniana. Tuttavia, “ciò che è preoccupante è che alcuni mercenari al soldo del nemico, manipolati e istigati, si siano nascosti dietro ai commercianti del bazar, lanciando slogan contro l’islam, contro l’Iran e contro la Repubblica islamica. Questo è il punto cruciale”, ha aggiunto Khamenei, sottolineando che “è fondamentale non restare indifferenti davanti alla guerra psicologica e mediatica del nemico, alle dicerie e alla macchina della disinformazione”. Stando a quanto ha riportato il quotidiano britannico “The Times” citando fonti d’intelligence, Khamenei sarebbe pronto a fuggire a Mosca qualora il regime dovesse crollare. La guida suprema avrebbe già pianificato la via d’uscita nel caso in cui le forze di sicurezza iraniane non dovessero riuscire a sedare il dissenso, in un modo simile a quanto fatto dall’ex presidente siriano Bashar al Assad, fuggito in Russia nel dicembre 2024 a seguito dell’avanzata dei ribelli. Secondo il presunto piano, Khamenei lascerebbe Teheran con un cerchio ristretto di circa 20 persone tra consiglieri e familiari, tra cui il figlio e apparente erede designato Mojtaba. Secondo quanto riferito da tre alti funzionari iraniani al quotidiano statunitense “New York Times”, le crescenti proteste stanno spingendo la Repubblica islamica a una “modalità di sopravvivenza”. Stando alle stesse fonti, dopo che nei giorni scorsi il presidente statunitense, Donald Trump, ha minacciato di intervenire in Iran se il regime “sparerà e ucciderà i manifestanti”, il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ha tenuto una riunione per discutere su come placare le proteste e su come evitare di alimentare la rabbia verso il governo. Nelle scorse ore Trump, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Foce One, ha ribadito: “Stiamo monitorando la situazione molto attentamente. Se iniziano a uccidere persone come hanno fatto in passato, penso che saranno colpiti duramente dagli Stati Uniti”. Parallelamente a Washington, anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato il sostegno alla popolazione iraniana. Intervenendo oggi alla Knesset, il parlamento monocamerale dello Stato ebraico, Netanyahu ha dichiarato, a proposito dell’Iran, che “potremmo essere di fronte a un momento cruciale, a un momento in cui il popolo iraniano deciderà il proprio destino”. Nel corso della giornata, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha accusato apertamente gli Stati Uniti e Israele di interferire negli affari interni dell’Iran per arrivare alla caduta del regime, incitando alla violenza attraverso dichiarazioni pubbliche. Nel quadro delle tensioni geopolitiche, le manifestazioni non si placano, riflettendo un profondo malcontento verso le istituzioni della Repubblica islamica, percepite come incapaci di superare la crisi economica e di garantire prosperità. Come riporta “Iran International”, la valuta nazionale non accenna a rialzarsi, con il dollaro statunitense scambiato a circa 1,43 milioni di rial.
Qual è la tua reazione a questa notizia?