Regno Unito e Francia pronte ad una missione navale nello stretto di Hormuz, l’Italia preposiziona due cacciamine

Lug 6, 2026 - 00:26
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Regno Unito e Francia pronte ad una missione navale nello stretto di Hormuz, l’Italia preposiziona due cacciamine

Regno Unito e Francia si dicono pronte a dispiegare una missione militare multinazionale per sostenere la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz, con il consenso dell’Oman. È quanto emerge da una dichiarazione congiunta del presidente francese Emmanuel Macron e del primo ministro britannico Keir Starmer, ripresa dall’emittente panaraba “Al Jazeera”, in una fase di parziale allentamento della tensione dopo la firma del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran. Nel comunicato, Londra e Parigi definiscono Hormuz “un’arteria vitale per l’economia mondiale” e sottolineano che il ripristino del passaggio sicuro per le navi di tutti i Paesi è una questione di interesse globale. La nota precisa che il Sultanato dell’Oman ha accettato di lavorare con Regno Unito e Francia per garantire la sicurezza della navigazione nelle proprie acque territoriali. Il riferimento a Muscat è centrale: il versante omanita dello stretto rappresenta infatti una delle aree più sensibili per la definizione di rotte sicure e per il coordinamento di eventuali operazioni di protezione del traffico marittimo. La mossa franco-britannica arriva dopo settimane di tensioni sul controllo dello stretto, da cui transita una quota rilevante delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Macron e Starmer hanno ribadito l’impegno comune di Francia e Regno Unito per la stabilità regionale, il rispetto della sovranità degli Stati e la tutela della libertà di navigazione, confermando la disponibilità a proseguire il coordinamento con i partner internazionali. La Francia ha intanto rimodulato il proprio dispositivo militare nell’area. Macron ha annunciato il rientro della portaerei “Charles de Gaulle” alla base di Tolone, dopo il dispiegamento in Medio Oriente avviato a metà maggio, ma ha confermato che resteranno nella regione assetti specializzati nella bonifica da mine, tra cui due cacciamine, due fregate e un velivolo da pattugliamento marittimo. Secondo il presidente francese, queste capacità sono pronte a contribuire, insieme ai partner, alla piena ripresa del traffico navale e alla sicurezza del passaggio attraverso Hormuz. Anche l’Italia si è preparata a un’eventuale missione multinazionale di sminamento. Il primo luglio, in audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, il generale Giovanni Maria Iannucci, comandante del Comando operativo di vertice interforze, ha spiegato che, in caso di necessità, l’ipotesi allo studio riguarda l’individuazione e la neutralizzazione di ordigni navali che potrebbero ostacolare la navigazione nello stretto. “La stima condivisa è che il numero di mine non sia elevatissimo, stiamo parlando solo di decine, non di centinaia”, ha dichiarato Iannucci, precisando tuttavia che il problema riguarda la qualità degli ordigni: “La tipologia di mine sono mine sofisticate ed evolute e quindi richiedono capacità e competenze che non sono a disposizione di tutti i Paesi”. Secondo il comandante del Covi, un’operazione di questo tipo potrebbe richiedere “circa un paio di mesi”, anche se la valutazione resta “tutta da verificare”. L’Italia, ha aggiunto Iannucci, è pronta a intervenire “con due cacciamine”, già “preposizionati a Gibuti” per ridurre i tempi di arrivo nell’area. Dal territorio nazionale, ha spiegato, unità di questo tipo impiegherebbero circa 25 giorni per raggiungere Hormuz; il preposizionamento consente invece di avvicinarle “a pochi giorni dall’area di operazioni”. L’eventuale dispositivo italiano comprenderebbe due cacciamine, una nave logistica e una nave scorta, subordinatamente alle decisioni del governo e del parlamento. La decisione francese di richiamare la portaerei, mantenendo però le unità antimine e di protezione, segnala un adattamento della postura militare al nuovo quadro aperto dal memorandum d’intesa tra Washington e Teheran, firmato il 17 giugno e considerato da Parigi un passo importante verso la stabilizzazione regionale. In attesa di sviluppi diplomatici, Londra e Parigi puntano a mantenere una presenza difensiva, con il coinvolgimento dell’Oman e il possibile contributo di altri partner, per evitare che la fragile de-escalation si traduca in una nuova fase di incertezza sul principale collo di bottiglia energetico del Golfo. L’Iran ha messo in guardia contro qualsiasi movimento militare straniero nello stretto di Hormuz, dopo la dichiarazione congiunta con cui Regno Unito e Francia si sono detti pronti a promuovere una missione multinazionale per garantire la libertà di navigazione nel passaggio strategico del Golfo. Lo riferisce l’emittente saudita “Al Arabiya”. Il vice ministro degli Esteri iraniano per gli Affari legali e internazionali, Kazem Gharibabadi, ha scritto su X che Teheran, “in quanto forza responsabile e garante della sicurezza dello stretto di Hormuz”, mette in guardia contro “qualsiasi movimento militare” nel corridoio marittimo. Secondo il diplomatico, la sicurezza dello stretto deve essere garantita esclusivamente dagli Stati rivieraschi. “Hormuz non è una vetrina militare per forze non regionali”, ha affermato Gharibabadi, avvertendo che chiunque tenti di alimentare crisi nell’area dovrà assumersi le conseguenze delle proprie “avventure”. La presa di posizione iraniana arriva dopo che il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer hanno annunciato che l’Oman ha accettato di lavorare con Parigi e Londra per mantenere aperto lo stretto e garantire il passaggio sicuro delle navi. Il messaggio di Teheran conferma la contrapposizione sull’assetto futuro di Hormuz dopo la firma, a giugno, del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra e aprire una nuova fase negoziale. Da una parte, Regno Unito e Francia presentano l’eventuale missione come uno strumento difensivo per proteggere la libertà di navigazione in un passaggio da cui transita circa un quinto dei flussi petroliferi mondiali. Dall’altra, l’Iran rivendica un ruolo diretto nella gestione della sicurezza dello stretto e respinge la presenza di forze militari extra-regionali. La disputa resta sensibile anche per l’Oman, il cui territorio si affaccia sul versante meridionale del corridoio marittimo. Mascate ha sostenuto negli ultimi mesi gli sforzi di de-escalation tra Washington e Teheran, ma il suo coinvolgimento nella sicurezza della navigazione viene letto in modo diverso dalle parti: per Londra e Parigi come un via libera a un coordinamento operativo con partner occidentali; per Teheran come parte di un quadro regionale che dovrebbe escludere posture militari considerate provocatorie. L’Iran continua inoltre a sostenere la propria competenza sulla regolazione del traffico nello stretto e sull’eventuale definizione di corridoi di transito e “servizi” collegati alla navigazione. Una posizione respinta dagli Stati Uniti e da diversi Paesi occidentali e arabi, che considerano Hormuz un passaggio internazionale da mantenere aperto senza imposizioni unilaterali. La nuova dichiarazione di Gharibabadi mostra quindi che, nonostante la tregua diplomatica aperta dal memorandum di giugno, il controllo dello stretto resta uno dei dossier più delicati nel confronto tra Teheran, Washington e i partner europei.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.