Trump minaccia il rinvio del vertice con Xi se la Cina non contribuirà alla sicurezza di Hormuz
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che potrebbe rinviare il vertice con il presidente cinese Xi Jinping, previsto all’inizio di aprile, se Pechino non assumerà entro allora l’impegno a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto mondiale di petrolio e gas dal Medio Oriente. Secondo la Casa Bianca, Trump dovrebbe recarsi a Pechino dal 31 marzo al 2 aprile. La crisi innescata dai raid aerei di Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine del mese scorso è culminata però in un blocco del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz che ha già causato un aumento significativo dei prezzi del petrolio greggio. In un’intervista al quotidiano “Financial Times”, Trump ha dichiarato che i Paesi che beneficiano delle rotte nello stretto “dovrebbero aiutarci a pattugliarlo”. L’inquilino della Casa Bianca ha citato in particolare la Cina per la sua forte dipendenza dal petrolio mediorientale. Il presidente ha aggiunto di voler conoscere le intenzioni di Pechino in merito alla questione prima dell’incontro con Xi, precisando che due settimane siano un tempo di attesa troppo lungo per una risposta e avvertendo in merito al vertice: “Potremmo rinviarlo”. La richiesta ha suscitato critiche immediate da parte del quotidiano statale cinese “Global Times”, secondo cui Washington starebbe “distorcendo la logica della questione” e cercando di coinvolgere altri Paesi in un conflitto innescato dalle operazioni militari statunitensi e israeliane contro l’Iran. Le dichiarazioni arrivano mentre funzionari economici dei due Paesi, tra cui il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng, si incontrano a Parigi per preparare il terreno in vista del vertice tra i due leader. Tra i temi attesi figurano le tensioni commerciali, dopo la bocciatura da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti dei dazi “reciproci” proposti da Trump ai partner commerciali degli Stati Uniti, e la questione di Taiwan, su cui Pechino ha già espresso forti proteste per le vendite di armi statunitensi all’isola.
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