Un porto sicuro in Egitto per i registi che scappano dalle guerre
Prende il via in Egitto Safe Harbour Mena, un programma di sostegno ai cineasti costretti a lasciare il proprio Paese a causa di conflitti e migrazioni forzate in Medio Oriente e Nordafrica. L’iniziativa è stata avviata nell’ambito della nona edizione del Festival del cinema di El Gouna, inaugurata il 15 ottobre nella località turistica sul Mar Rosso e in programma fino al 23 ottobre. L’obiettivo è offrire ai registi emergenti opportunità di formazione, assistenza nello sviluppo dei progetti e contatti con l’industria cinematografica internazionale. Secondo un comunicato congiunto del Festival del cinema di El Gouna (Gff), del Festival internazionale del cinema di Rotterdam (Iffr) e del Fondo internazionale per i talenti cinematografici emergenti (Ieftf), si tratta della prima applicazione regionale di Safe Harbour. Il programma è stato sviluppato in collaborazione con l’Ieftf e lanciato durante il festival di Rotterdam nel 2026. L’iniziativa si rivolge ai professionisti che hanno subito sfollamenti o migrazioni forzate. I beneficiari incontrano infatti difficoltà nell’accesso ai finanziamenti, alle reti professionali e alle opportunità di sviluppo dei propri progetti. Sono quattro i cineasti selezionati per partecipare al percorso: i sudanesi Hadi Bakhit, con The Search for Memory of a Lost Homeland, Ahmed Nagm Eldin, con Sabary, e Yasir Faiz, con The Martyr’s Wedding, oltre al siriano Ezel Manay, con Temporary Protection. I partecipanti, attualmente sfollati in diversi Paesi della regione, seguiranno un percorso di formazione a distanza e in presenza a El Gouna. Avranno inoltre la possibilità di presentare le proprie opere ai professionisti riuniti nell’ambito di CineGouna, la piattaforma del festival dedicata all’industria del settore. Amr Mansi, cofondatore e direttore esecutivo del Festival di El Gouna, ha sottolineato che il programma rientra nell’impegno della manifestazione a dare voce a chi rischia di rimanere escluso dal racconto cinematografico. Il festival, tramite . Il festival, tramite la sua missione Cinema for Humanity, promuove il grande schermo come strumento di espressione e sensibilizzazione sulle questioni umanitarie. La responsabile delle attività professionali dell’Iffr, Marten Rabarts, ha ricordato che il programma Safe Harbour è stato lanciato quest’anno nell’ambito di CineMart, il mercato di coproduzione del festival di Rotterdam, per sostenere autori in situazioni di particolare vulnerabilità. L’estensione del progetto al Medio Oriente e al Nord Africa vuole offrire ai registi sfollati un accesso diretto alle reti internazionali di produzione e distribuzione. Secondo Marco Orsini, fondatore dell’Ieftf, la collaborazione tra Rotterdam ed El Gouna permette di collegare due comunità e di creare nuove opportunità per i professionisti costretti ad abbandonare la propria terra. Orsini ha sottolineato che gli autori devono essere riconosciuti per il loro talento e per le storie che intendono raccontare, indipendentemente dalle circostanze che li hanno costretti a migrare. Il Festival di El Gouna ospita inoltre le prime proiezioni regionali di quattro film sostenuti dal Fondo per il cinema sullo sfollamento (Displacement Film Fund, Dff): Allies in Exile di Hasan Kattan, Rotation di Maryna Er Gorbach, Sense of Water di Mohammad Rasoulof e Super Afghan Gym di Shahrbanoo Sadat. Il fondo, cofondato e guidato dall’attrice e produttrice Cate Blanchett, sostiene i registi sfollati e gli autori impegnati a raccontare le esperienze dei profughi. La gestione della struttura è affidata, in qualità di partner, all’Hubert Bals Fund della kermesse di Rotterdam. Andrew Mohsen, direttore artistico della manifestazione, ha ribadito l’importanza di offrire ai cineasti una piattaforma attraverso cui presentare i propri lavori al pubblico e agli operatori del settore. Mohsen ha infine sottolineato la crescente necessità di programmi specificamente dedicati agli autori colpiti dalle crisi umanitarie.
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