Una Croce tra i ghiacci, la sfida di Gianni Varetto per l’Antartide

Feb 23, 2026 - 12:30
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Una Croce tra i ghiacci, la sfida di Gianni Varetto per l’Antartide

Dal cuore della provincia cuneese, precisamente da Casalgrasso, parte una sfida che punta direttamente al Polo Sud. Gianni Varetto, noto radioamatore e veterano della comunità degli "Antarctic Hunters", ha lanciato una proposta che sta già facendo discutere i corridoi della diplomazia scientifica: costruire una chiesa cattolica presso la base italiana gestita dal PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide). L'idea nasce dalla volontà di dotare la presenza italiana nel continente bianco di un simbolo identitario e spirituale, sul modello di quanto già fatto da altre potenze mondiali come Russia, Stati Uniti e Cile. Varetto, che da anni mantiene i contatti radio con le basi scientifiche più remote del pianeta, non vede la struttura come un semplice edificio religioso, ma come un "segno di distinzione" per l'Italia.

 "La nostra base è tra le eccellenze mondiali per la ricerca scientifica", spiega il promotore, "ma manca di quel calore umano e culturale che una cappella saprebbe offrire a chi vive mesi in isolamento estremo". La richiesta è ambiziosa e si rivolge direttamente alle istituzioni civili, al Governo e ai vertici del PNRA — l’organismo che coordina giganti della ricerca come ENEA, CNR, INOGS e INGV. La sfida, tuttavia, non è priva di ostacoli. Costruire in Antartide significa confrontarsi con il Trattato Antartico, che impone vincoli ambientali rigidissimi e protocolli edilizi quasi proibitivi. Ogni bullone trasportato verso la baia di Terra Nova deve essere giustificato da una logica di sostenibilità. Nonostante ciò, Varetto punta tutto sul "peso specifico" dell’opinione pubblica. Secondo il radioamatore piemontese, solo una mobilitazione collettiva — fatta di lettere, pressioni sui media e sostegno popolare — potrà trasformare quello che molti definiscono un "capriccio" in un progetto di Stato. L'appello è chiaro: trasformare la stazione scientifica in una vera comunità, capace di rispondere non solo alle esigenze della scienza, ma anche a quelle dello spirito. Se la proposta dovesse trovare terreno fertile, l'Italia si unirebbe al ristretto numero di nazioni che hanno saputo piantare una croce nel deserto di ghiaccio, rendendo l'Antartide un luogo un po' meno alieno e un po' più vicino a casa. Resta ora da vedere se la politica e la comunità scientifica sapranno raccogliere l'invito di chi, dal silenzio della sua stazione radio, sogna di veder svettare un campanile tra i ghiacci eterni.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.