Usa: perché l’approvazione alla Camera della risoluzione di bilancio è una vittoria importante per Trump

Feb 27, 2025 - 04:29
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Usa: perché l’approvazione alla Camera della risoluzione di bilancio è una vittoria importante per Trump

L’approvazione della risoluzione di bilancio presentata dai repubblicani alla Camera dei rappresentanti, contenente un quadro di spesa per i prossimi dieci anni, rappresenta il primo passo per l’attuazione dell’agenda legislativa della seconda amministrazione di Donald Trump. La camera bassa del Congresso ha approvato il testo nella serata di ieri con 217 voti favorevoli e 215 contrari, mettendo fine a una serata di serrate trattative in aula che in un primo momento hanno portato lo speaker Mike Johnson a considerare un rinvio del voto. Il via libera rappresenta una vittoria per lo speaker, il quale è riuscito a convincere tutti i deputati repubblicani tranne uno a sostenere la risoluzione, anche grazie all’intervento di Trump che ha telefonato ad alcuni dei parlamentari più scettici. L’unico repubblicano a schierarsi insieme ai democratici, i quali hanno invece votato in blocco contro la risoluzione, è stato Thomas Massie del Kentucky. Nelle ore che hanno preceduto l’approvazione, diversi deputati repubblicani hanno espresso dubbi in merito alla risoluzione, che per i prossimi dieci anni prevede tagli fiscali per 4.500 miliardi di dollari e una riduzione della spesa pubblica pari a 2 mila miliardi. Il partito si è diviso tra i conservatori che hanno chiesto tagli alla spesa federale ancora più ampi e i deputati più moderati, i quali hanno espresso dubbi in merito all’impatto di tagli fiscali così enormi su iniziative federali come il Medicaid, programma per la fornitura di assicurazione sanitaria alle famiglie più povere. Il via libera alla Camera apre la strada a una nuova battaglia al Senato. Mentre lo speaker Mike Johnson si è allineato alla posizione espressa da Trump, il quale ha chiesto di far passare “un grande e bellissimo pacchetto unico”, i senatori repubblicani hanno presentato una proposta più cauta, chiedendo di approvare prima le misure relative alla sicurezza delle frontiere e alla spesa militare, rinviando a un secondo momento quelle sulla spesa pubblica e il fisco. La presentazione di una risoluzione di bilancio segue il principio della riconciliazione, che consente alla camera alta del Congresso di approvare determinate leggi legate al bilancio federale con una maggioranza semplice evitando così il “filibuster”, uno strumento politico che consente al Senato di prolungare in materia indefinita il dibattito in aula, incrementando la soglia necessaria per l’approvazione da 50 a 60 voti su cento. Nonostante ciò, il permanere dell’incertezza è legato alle posizioni diverse espresse da deputati e senatori sull’approccio da adottare per portare avanti l’agenda legislativa di Trump. La Camera dovrà riunirsi nuovamente per approvare il testo esaminato ed eventualmente modificato dal Senato, e una volta superati i due voti i parlamentari dovranno iniziare a lavorare per stabilire le spese e i programmi da tagliare per finanziare le enormi riduzioni fiscali incluse nella proposta. Il quadro di spesa rappresentato dalla risoluzione, infatti, prevede solamente tagli fiscali dai 4.000 ai 4.500 miliardi di dollari, senza però specificare quali saranno le imposte da ridurre. In aggiunta, il testo chiede una riduzione della spesa pubblica pari a 2 mila miliardi di dollari nel corso dello stesso periodo, senza precisare quali saranno i programmi da tagliare, oltre a prevedere 300 miliardi per rafforzare la sicurezza dei confini e i programmi della difesa. Un lavoro molto complesso per una maggioranza sottile e divisa tra moderati e conservatori, che hanno preso di mira programmi per l’assistenza sociale ai più bisognosi come il Medicaid. La risoluzione chiede alla commissione Energia e Commercio, che sovrintende ai programmi Medicaid e Medicare, di trovare almeno 880 miliardi di dollari di tagli.

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Giò Barbera Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il suo primo pezzo, da album dei ricordi, l’aveva scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti radiofoniche come Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure. E' direttore del portale areamediapress.com e di Radiocom.tv