Uzbekistan, primo vertice tra Asia centrale e Unione europea: focus su risorse naturali, energia e commercio

Apr 4, 2025 - 05:49
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Uzbekistan, primo vertice tra Asia centrale e Unione europea: focus su risorse naturali, energia e commercio

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, sono a Samarcanda, per il primo vertice tra Asia centrale e Unione europea, ospitato e presieduto dall’Uzbekistan. Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan sono gli altri Stati partecipanti. I lavori sono già iniziati: la giornata prevede diversi colloqui bilaterali mentre domani si terrà il summit vero e proprio. Von der Leyen e Costa si confronteranno con il presidente uzbeko, Shavkat Mirziyoyev, il kazakho Kassym-Jomart, il kirghiso Sadyr Japarov, il tagiko Emomali Rahmon e il turkmeno Serdar Berdimuhamedov. In preparazione dell’evento l’Alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Kaja Kallas, è stata in visita in Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakhstan alla fine di marzo, e ad Ashgabat, la capitale turkmena, ha presieduto la 20ma riunione ministeriale Ue-Asia centrale, con tutti i cinque Paesi della regione centroasiatica.

L’obiettivo del vertice è intensificare le relazioni bilaterali e rafforzare la cooperazione economica e politica tra l’Ue e l’Asia centrale, in una prospettiva lungo termine. I settori chiave di investimento comprendono l’energia, le industrie chimica, farmaceutica, tessile ed elettrotecnica, la produzione di materiali da costruzione, la lavorazione agricola, l’estrazione e la lavorazione mineraria, nonché la logistica e i trasporti, incluso il grande progetto della Rotta di trasporto internazionale transcaspica (Titr) o Corridoio di mezzo. Si parte da un dato significativo di incremento degli scambi commerciali negli ultimi anni: per limitarsi alle due economie maggiori, il Kazakhstan e l’Uzbekistan, il primo ha registrato con l’Ue un interscambio di 47,3 miliardi di dollari l’anno scorso, mentre il secondo di 6,4 miliardi di dollari. Complessivamente l’Ue è il secondo partner commerciale per la regione, nonché il più grande investitore, con oltre il 40 per cento degli investimenti.

Il contesto geopolitico in rapida evoluzione, con l’annuncio dei dazi da parte degli Stati Uniti, accelera la ricerca dell’Ue di partner affidabili come mercati di sbocco per le proprie esportazioni o fornitori di materie prime. Se l’Asia centrale si sta affermando sempre di più come un’area di cooperazione importante per Bruxelles, l’Ue guarda anche in altre direzioni. Alla fine di febbraio, ad esempio, la presidente della Commissione europea, accompagnata dal collegio dei commissari, ha compiuto una visita storica in India, conclusa con l’annuncio della decisione di concludere entro la fine dell’anno il negoziato per un accordo commerciale tanto complesso quanto ambizioso. Nonostante le difficoltà, non è venuta meno neanche l’interlocuzione con la Cina, a sua volta colpita dai dazi Usa: il commissario europeo per il Commercio, Maros Sefcovic, ha da poco visitato Pechino, dove ha discusso con il vicepremier He Lifeng, il ministro del Commercio Wang Wentao e il ministro delle Dogane Sun Meijung di come migliorare e riequilibrare le relazioni commerciali e di investimento.

Per quanto riguarda in particolare l’Italia, il nostro Paese è il principale partner commerciale europeo del Kazakhstan, essendosi classificato al terzo posto nel 2024 nel volume degli scambi totali dopo la Russia e la Cina. Il commercio tra i due Paesi è sostenuto dalle importazioni di petrolio e gas kazakhi. Le aziende italiane, in particolare nel settore energetico, hanno ampliato la loro presenza nella repubblica centroasiatica, sfruttando la posizione strategica del Paese e le sue abbondanti risorse naturali. La visita del presidente italiano Sergio Mattarella in Kazakhstan, all’inizio del mese scorso, ha confermato la centralità delle relazioni tra i due Paesi. Il suo incontro ad Astana con il presidente kazakho, Kassym-Jomart Tokayev, segue una serie di accordi bilaterali firmati nel 2024, tesi a rafforzare la cooperazione economica, energetica e diplomatica tra i due Paesi. Oltre al Kazakhstan, l’Italia ha rafforzato i legami con altre nazioni dell’Asia centrale, tramite uno sforzo di consolidamento della presenza nella regione iniziato nel 2019 con la conferenza Italia-Asia centrale, che ha visto la partecipazione di rappresentanti di Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Lo scorso giugno, l’Italia ha siglato un “partenariato strategico” con l’Uzbekistan incentrato sullo sviluppo economico, e ha concluso un accordo sui materiali grezzi con il Tagikistan. Analogamente, l’Italia ha esplorato opportunità di investimento in Kirghizistan, in particolare nel settore tessile, mirando a creare joint venture che possano accedere ai mercati regionali, inclusi Kazakhstan e Russia.

I cinque Stati dell’Asia Centrale, o C5, stanno rafforzando l’integrazione intraregionale per aumentare il loro peso sulla scena globale: un processo che ha esibito un’accelerazione negli ultimi anni, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Proprio a causa del conflitto, e della crisi nelle relazioni tra l’Unione europea e la Russia, l’Asia centrale ha aumentato ulteriormente il proprio potenziale come partner commerciale ed energetico per l’Ue: i Paesi dell’Asia centrale rivestono per l’Unione europea un’importanza crescente in virtù della loro posizione strategica, a cavallo tra Europa e Asia, e per le loro abbondanti riserve di energia e minerali critici. Questa inedita centralità si riflette nella recente priorità attribuita dai Paesi europei agli investimenti, confluiti in progetti di alto profilo come quello del Corridoio Titr, che attraversa la Cina, il Kazakhstan, il Mar Caspio, l’Azerbaigian e la Georgia, consentendo il trasporto di merci tra l’Asia e l’Europa senza attraversare il territorio russo. L’Ue ha promesso dieci miliardi di euro per l’aggiornamento del Corridoio di trasporto transcaspico lo scorso anno, impegnandosi a mobilitare risorse dalle istituzioni europee, dagli Stati membri e dalle imprese. Una volta ampliato e ammodernato, il Corridoio dimezzerebbe i tempi di percorrenza delle merci tra l’Ue e i Paesi dell’Asia centrale a circa 15 giorni”. Rafforzare gli scambi commerciali tra l’Ue e i Paesi dell’Asia centrale richiederà anche un’opera di omologazione delle procedure doganali, delle normative e degli standard tecnici: un processo complicato, che però potrebbe ricevere un impulso senza precedenti dai dazi lineari annunciati ieri dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

L’energia sarà uno dei principali temi di discussione al vertice di domani. Il Kazakhstan, ad esempio, presenta un vasto potenziale per la generazione di energia solare ed eolica, e potrebbe diventare un fornitore energetico di primissimo piano per l’Europa, che sta riducendo la sua dipendenza dal gas russo. Gli acquisti di petrolio dal Kazakhstan costituiscono già oggi il fulcro del commercio tra l’Ue e l’Asia centrale. Per la maggior parte, il petrolio del Kazakhstan viene trasportato in Europa tramite oleodotti attraverso il territorio della Russia e poi via mare. Astana punta però a deviare i flussi, e ad esportare fino a 20 milioni di tonnellate di petrolio all’anno tramite l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, rispetto agli attuali 1,5 milioni. Come il Kazakhstan, anche l’Uzbekistan e il Turkmenistan dispongono di significative riserve di petrolio e gas naturale, anche se negli ultimi anni il Turkmenistan ha destinato oltre la metà delle sue esportazioni energetiche alla Cina

L’interesse dell’Unione europea si estende anche alle riserve di minerali critici: l’Ue, come gli Stati Uniti, l’Australia, il Giappone e la Corea del Sud, stanno cercando di emanciparsi dal monopolio quasi assoluto detenuto dalla Cina nella produzione, lavorazione ed esportazione di terre rare, cruciali per la produzione di semiconduttori. L’Asia centrale possiede depositi significativi di litio, rame e terre rare. Il Kazakhstan, in particolare, è il principale produttore mondiale di uranio e possiede riserve significative di altri metalli come il cromo. Il Paese è ricco di vari minerali solidi, tra cui ferro, rame, uranio, zinco e alluminio, e produce 18 dei 34 tipi di materie prime identificate come “materiali critici” dall’Unione europea. Astana è dunque in grado di proporsi come fornitore affidabile di materiali essenziali in una molteplicità di processi produttivi, dai veicoli elettrici e l’aviazione alle tecnologie per le energie rinnovabili. Nel 2022, l’Ue e il Kazakhstan hanno firmato un memorandum per sviluppare un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime, batterie e idrogeno rinnovabile. L’Ue punta ora allo stabilimento di joint venture tra aziende europee e kazakhe per lo sviluppo di progetti di estrazione, lavorazione e raffinazione: in cambio delle materie prime, i Paesi europei possono fornire tecnologie avanzate di estrazione mineraria e competenze.

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Giò Barbera Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il suo primo pezzo, da album dei ricordi, l’aveva scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti radiofoniche come Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure. E' direttore del portale areamediapress.com e di Radiocom.tv