Per varare una riforma delle norme sui porti è necessario un confronto con gli operatori del settore. Lo sostiene Federlogistica

Ott 27, 2025 - 00:13
Ott 24, 2025 - 08:15
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Per varare una riforma delle norme sui porti è necessario un confronto con gli operatori del settore. Lo sostiene Federlogistica

Per varare una riforma delle norme sui porti è necessario un confronto con gli operatori del settore. Lo sostiene Federlogistica auspicando, a quanto pare, che il governo, e in particolare il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, attenda pareri e opinioni di chi nei e con i porti lavora prima di promulgare nuove norme. Una speranza che, quanto a tempistica, potrebbe essere fondata dato che il vice ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Edoardo Rixi, aveva prospettato il varo di nuovi provvedimenti in materia entro fine 2024 per poi di volta in volta procrastinarlo. In questi giorni se ne parla come se fosse la volta buona. Ma chissà che veramente non ci sia il tempo per accogliere la richiesta di Federlogistica. Una fase di confronto con gli operatori a cui, peraltro, il dicastero guidato da Matteo Salvini non sembra aver affatto intenzione di sottoporsi anche perché, con tutta evidenza, altrimenti lo avrebbe già fatto.
Ma la speranza è l'ultima a morire, almeno quella in cui confida Federlogistica. «In queste settimane - ha rilevato il presidente della federazione delle imprese di logistica, Davide Falteri - si discute molto della riforma Porti d'Italia, ma non essendo ancora disponibile un testo ufficiale, ogni valutazione rischia di essere prematura e basata su ipotesi o indiscrezioni. È quindi opportuno - prima di entrare nel merito - fare chiarezza sul metodo e sul percorso che si intende seguire. Riformare il sistema portuale italiano - ha affermato Falteri - è obiettivo condiviso da tutti. Tuttavia, se si vuole davvero rafforzare la competitività del Paese e sfruttare la potenzialità dei porti di essere motori di sviluppo, occorre partire da un principio di realtà: nessuna riforma può funzionare se non nasce da un confronto vero, strutturato e continuativo con chi i porti li vive e li fa funzionare ogni giorno. Le associazioni di rappresentanza, gli operatori della logistica, le imprese e le Autorità di Sistema Portuale non possono essere semplici destinatari di scelte calate dall'alto, ma devono essere parte attiva del processo di costruzione delle politiche pubbliche».
«I porti - ha proseguito Falteri - non sono solo infrastrutture fisiche: sono ecosistemi complessi, dove si incontrano lavoro, impresa, innovazione e visione strategica. Ogni cambiamento nella governance o nella distribuzione delle competenze deve essere valutato con estrema attenzione, perché può incidere direttamente sulla competitività delle filiere produttive, sui flussi commerciali e sull'attrattività dell'intero sistema logistico, ma anche economico e produttivo, nazionale. Federlogistica non intende commentare bozze o indiscrezioni, ma chiede che prima di fare approdare una eventuale riforma in Consiglio dei ministri, venga aperto un tavolo di confronto ufficiale con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con tutte le rappresentanze del settore. Solo un dialogo trasparente, tecnico e partecipato potrà garantire che la riforma, qualunque essa sia, nasca con l'obiettivo condiviso di rendere i porti italiani più forti, efficienti e centrali nel Mediterraneo e in Europa».
Chissà se la coppia Salvini-Rixi accoglierà la richiesta di Federlogistica. Può essere che lo faccia: riformare il sistema portuale nazionale - come sostiene Falteri - sarà pure un obiettivo condiviso da tutti. Tuttavia questi “tutti” non sembra che sinora abbiano fatto granché per sollecitare un'accelerazione della riforma. E il confronto vero, strutturato e continuativo sollecitato da Federlogistica, ormai, non potrà che dilazionarne ulteriormente il varo, inteso questa volta come inizio e non come ultimazione di un percorso.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.