“Al Arabiya”: i negoziati tra Usa e Iran riprenderanno l’11 luglio in Pakistan

Lug 6, 2026 - 00:24
 0  41
“Al Arabiya”: i negoziati tra Usa e Iran riprenderanno l’11 luglio in Pakistan

I negoziati tra Stati Uniti e Iran riprenderanno in Pakistan il prossimo 11 luglio. È quanto riporta l’emittente “Al Arabiya”, secondo cui i colloqui riguarderanno le sanzioni, i beni iraniani congelati e la questione nucleare. La composizione della delegazione iraniana sarà definita dopo i funerali dell’ex Guida suprema iraniana Ali Khamenei, previsti per il prossimo 9 luglio. Il mese scorso Iran e Stati Uniti hanno firmato a distanza un memorandum d’intesa che prevede la fine del conflitto militare iniziato il 28 febbraio. Il documento stabilisce anche le tempistiche per la revoca del blocco navale statunitense dei porti iraniani e per il ripristino della navigazione nello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. L’Iran si impegna inoltre a non acquisire armi nucleari, con la questione del programma nucleare iraniano che sarà risolta tramite un accordo separato. Le parti terranno negoziati su questo tema entro 60 giorni. Per Teheran, l’obiettivo è la revoca delle sanzioni contro l’Iran. “New York Times”: in Iran divisioni sul futuro dei rapporti con gli Stati Uniti In Iran aumentano le divisioni all’interno del fronte conservatore dopo l’uccisione dell’ex Guida suprema Ali Khamenei, con uno scontro sempre più evidente tra pragmatici e oltranzisti sul futuro dei rapporti con gli Stati Uniti. Lo scrive il “New York Times”, citando quattro alti funzionari iraniani e due membri delle Guardie rivoluzionarie. Secondo il quotidiano statunitense, il vuoto lasciato da Khamenei, che per decenni aveva concentrato nelle proprie mani il potere sulle decisioni strategiche, ha aperto una competizione interna per orientare la linea politica della Repubblica islamica e conquistare l’appoggio della nuova leadership. Da una parte vi sarebbe un fronte pragmatico convinto che la sopravvivenza del sistema passi dalla fine dello scontro diretto con Washington e da una riapertura economica. Dall’altra, un’ala dura contraria a qualsiasi concessione agli Stati Uniti, compreso il dossier nucleare, e convinta che Teheran possa ottenere vantaggi prolungando il confronto. Il “New York Times” scrive che le divisioni emerse pubblicamente rappresentano solo una parte di uno scontro più profondo. La posta in gioco è il controllo della traiettoria politica dell’Iran nella fase successiva alla morte di Khamenei, mentre il nuovo assetto di potere cerca ancora un equilibrio tra apparato militare, istituzioni civili e centri religiosi. Secondo le fonti citate dal quotidiano, i rapporti di forza penderebbero al momento a favore del fronte pragmatico. In quest’area vengono indicati alti comandanti delle Guardie rivoluzionarie, il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, il presidente Masoud Pezeshkian e il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Mohammad Bagher Zolghadr. Sarebbe stato questo fronte a sostenere le decisioni più rilevanti delle ultime settimane: l’accettazione del cessate il fuoco, l’avvio di colloqui diretti con il vicepresidente statunitense J.D. Vance e la successiva intesa con il presidente Donald Trump. Il fronte oltranzista teme invece che il negoziato con gli Stati Uniti vada oltre il perimetro del vecchio accordo nucleare del 2015 e possa aprire la strada a una trasformazione più profonda dei rapporti tra Teheran e Washington, dopo 47 anni di rottura diplomatica e ostilità. Per i duri, un’intesa ampia rischierebbe di indebolire i pilastri ideologici della Repubblica islamica e di ridimensionare il ruolo delle componenti più radicali del sistema. Un elemento decisivo, secondo il “New York Times”, sarebbe stata una comunicazione inviata dal governatore della Banca centrale iraniana alla nuova Guida suprema, nella quale veniva segnalato il rischio di una grave crisi finanziaria e l’esaurimento di forniture alimentari e mediche essenziali entro la fine di agosto, qualora fosse proseguito il blocco marittimo. Questo allarme avrebbe contribuito a spingere la leadership ad accettare l’accordo con Washington, nonostante le riserve di principio. Il quadro descritto dal quotidiano conferma la fase di transizione attraversata dalla Repubblica islamica dopo la morte di Khamenei. Il sistema punta a mostrarsi compatto attraverso le cerimonie funebri e la retorica della vendetta contro Stati Uniti e Israele, ma dietro la mobilitazione ufficiale resta aperto il confronto sulla linea da seguire: continuare lo scontro come strumento di legittimazione rivoluzionaria oppure cercare un’intesa con Washington per evitare il collasso economico e preservare il regime.

Qual è la tua reazione a questa notizia?

like

dislike

love

funny

angry

sad

wow

Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.