Algeria: Beni Mzab, la valle mozabita dove “nessuno resta senza lavoro”
Nel cuore del Sahara algerino, a circa 600 chilometri a sud di Algeri, esiste una realtà che molti nel Paese descrivono come un modello sociale unico: la valle del Mzab, nella provincia (wilaya) di Ghardaia, dove la disoccupazione sarebbe praticamente assente grazie a una fitta rete di solidarietà familiare e comunitaria. Lo racconta un reportage dell’emittente panaraba “Al Arabiya”. La regione di Beni Mzab, abitata storicamente dalla comunità ibadita mozabita, è conosciuta soprattutto per la sua architettura tradizionale: case color sabbia costruite per proteggere dal caldo torrido del deserto e dal freddo notturno, vicoli stretti, città fortificate e un’organizzazione urbana considerata da molti urbanisti un esempio precoce di adattamento climatico ed edilizia sostenibile. Ma, secondo il reportage, il vero elemento distintivo della regione non sarebbe l’architettura, bensì il modello sociale. “Gli abitanti di Beni Mzab sono come una sola famiglia”, ha dichiarato ad “Al Arabiya” Yahya Maayan, uno degli anziani della comunità. “Abbiamo ereditato dai nostri padri e dai nostri nonni i valori della solidarietà e del lavoro. Qui il lavoro è considerato una forma di dignità e di devozione”. Molti giovani proseguono gli studi universitari, ma allo stesso tempo vengono introdotti molto presto alle attività commerciali di famiglia. “I ragazzi accompagnano i padri nei negozi fin dall’adolescenza per imparare il valore del sacrificio e dell’impegno”, ha spiegato Maayan. Secondo gli abitanti della regione, chi resta senza lavoro non viene mai lasciato solo. La comunità interviene direttamente per capire le cause della disoccupazione e trovare una soluzione. “Se manca il lavoro, si cerca un impiego. Se il problema è un altro, si affronta insieme”, ha detto Maayan, aggiungendo che “la disoccupazione porta degrado sociale”. Anche l’esperto sociale Suleiman Boudi, originario di Ghardaia, ha definito il modello mozabita “un’esperienza che dovrebbe essere studiata nelle migliori università del mondo”. Secondo Boudi, molte dispute familiari o economiche – dai matrimoni alle eredità – vengono ancora risolte attraverso mediazioni interne affidate agli anziani della comunità, senza arrivare davanti ai tribunali. Questo sistema di controllo sociale e mutuo sostegno, conclude il reportage, contribuirebbe a limitare fenomeni di disgregazione familiare, marginalizzazione giovanile e microcriminalità, mantenendo forte il senso di appartenenza collettiva in una delle aree più particolari del Sahara algerino.
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