Algeria: Beni Mzab, la valle mozabita dove “nessuno resta senza lavoro”

Mag 24, 2026 - 00:44
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Algeria: Beni Mzab, la valle mozabita dove “nessuno resta senza lavoro”

Nel cuore del Sahara algerino, a circa 600 chilometri a sud di Algeri, esiste una realtà che molti nel Paese descrivono come un modello sociale unico: la valle del Mzab, nella provincia (wilaya) di Ghardaia, dove la disoccupazione sarebbe praticamente assente grazie a una fitta rete di solidarietà familiare e comunitaria. Lo racconta un reportage dell’emittente panaraba “Al Arabiya”. La regione di Beni Mzab, abitata storicamente dalla comunità ibadita mozabita, è conosciuta soprattutto per la sua architettura tradizionale: case color sabbia costruite per proteggere dal caldo torrido del deserto e dal freddo notturno, vicoli stretti, città fortificate e un’organizzazione urbana considerata da molti urbanisti un esempio precoce di adattamento climatico ed edilizia sostenibile. Ma, secondo il reportage, il vero elemento distintivo della regione non sarebbe l’architettura, bensì il modello sociale. “Gli abitanti di Beni Mzab sono come una sola famiglia”, ha dichiarato ad “Al Arabiya” Yahya Maayan, uno degli anziani della comunità. “Abbiamo ereditato dai nostri padri e dai nostri nonni i valori della solidarietà e del lavoro. Qui il lavoro è considerato una forma di dignità e di devozione”. Molti giovani proseguono gli studi universitari, ma allo stesso tempo vengono introdotti molto presto alle attività commerciali di famiglia. “I ragazzi accompagnano i padri nei negozi fin dall’adolescenza per imparare il valore del sacrificio e dell’impegno”, ha spiegato Maayan. Secondo gli abitanti della regione, chi resta senza lavoro non viene mai lasciato solo. La comunità interviene direttamente per capire le cause della disoccupazione e trovare una soluzione. “Se manca il lavoro, si cerca un impiego. Se il problema è un altro, si affronta insieme”, ha detto Maayan, aggiungendo che “la disoccupazione porta degrado sociale”. Anche l’esperto sociale Suleiman Boudi, originario di Ghardaia, ha definito il modello mozabita “un’esperienza che dovrebbe essere studiata nelle migliori università del mondo”. Secondo Boudi, molte dispute familiari o economiche – dai matrimoni alle eredità – vengono ancora risolte attraverso mediazioni interne affidate agli anziani della comunità, senza arrivare davanti ai tribunali. Questo sistema di controllo sociale e mutuo sostegno, conclude il reportage, contribuirebbe a limitare fenomeni di disgregazione familiare, marginalizzazione giovanile e microcriminalità, mantenendo forte il senso di appartenenza collettiva in una delle aree più particolari del Sahara algerino.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.