Arabia Saudita: oltre 1,5 milioni di pellegrini già arrivati per l’Hajj, stretta contro gli accessi irregolari
L’Arabia Saudita ha annunciato di avere già accolto oltre 1,5 milioni di pellegrini stranieri per l’Hajj, il grande pellegrinaggio islamico alla Mecca che ogni anno richiama musulmani da tutto il mondo e rappresenta uno dei più grandi eventi religiosi e logistici del pianeta. Secondo il quotidiano “Asharq al Awsat”, le autorità saudite hanno però anche ribadito che non verranno tollerate violazioni delle regole organizzative e di sicurezza legate al pellegrinaggio. L’Hajj, uno dei cinque pilastri dell’Islam, è un pellegrinaggio che ogni musulmano deve compiere almeno una volta nella vita, se ne ha la possibilità fisica ed economica. I riti si svolgono ogni anno nella città santa della Mecca e nelle aree circostanti di Mina, Muzdalifa e Arafat, attirando masse enormi di fedeli concentrate in pochi giorni e in spazi limitati. Per questo motivo, il controllo dei flussi e della sicurezza rappresenta una priorità strategica per Riad. Durante una conferenza stampa delle forze di sicurezza saudite, il direttore della Pubblica sicurezza, il generale Mohammed al Bassami, ha dichiarato che il Regno “non permetterà alcuna pratica che distolga l’Hajj dai suoi obiettivi religiosi”. Secondo i dati ufficiali, fino a ieri pomeriggio erano arrivati nel Paese 1.518.153 pellegrini provenienti dall’estero: oltre 1,45 milioni attraverso aeroporti, circa 45 mila via terra e quasi 6.500 via mare. Le autorità saudite hanno inoltre annunciato una vasta operazione contro i pellegrinaggi irregolari, un tema particolarmente sensibile dopo le tragedie degli anni passati legate al sovraffollamento e alle ondate di calore. Riyad ha riferito di avere smantellato 217 false campagne per l’Hajj, respinto centinaia di migliaia di persone prive di autorizzazione e bloccato migliaia di veicoli utilizzati per il trasporto illegale dei pellegrini. In particolare, le forze saudite hanno dichiarato di avere impedito l’ingresso alla Mecca a oltre 366 mila persone senza permesso e a quasi 10 mila veicoli impiegati in trasporti non autorizzati. Dietro queste misure vi è anche la volontà di evitare il ripetersi di incidenti mortali durante i rituali dell’Hajj, che in passato hanno causato migliaia di vittime tra calca, incendi e temperature estreme. Negli ultimi anni l’Arabia Saudita ha investito miliardi di dollari nell’ampliamento delle infrastrutture, nella gestione digitale dei flussi e nell’uso dell’intelligenza artificiale e di sistemi di monitoraggio avanzati per prevenire emergenze. Le autorità saudite hanno spiegato che i piani di sicurezza di quest’anno prevedono l’impiego di tecnologie di sorveglianza, sensori e sistemi di allerta precoce, oltre a un massiccio dispiegamento di forze di sicurezza e protezione civile nei luoghi sacri. Un ruolo centrale è svolto anche dalla gestione dei movimenti nella struttura della Jamarat a Mina, dove i pellegrini compiono il rito simbolico della “lapidazione del diavolo”, storicamente uno dei momenti più delicati per il rischio di schiacciamenti e incidenti dovuti alla densità della folla.
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