Argentina: la Procura indaga sulle criptovalute dichiarate dal capo di gabinetto Adorni

Giu 16, 2026 - 00:05
 0  37
Argentina: la Procura indaga sulle criptovalute dichiarate dal capo di gabinetto Adorni

Gli oltre 500 mila dollari in criptovalute posseduti e non dichiarati dal capo di gabinetto dell’Argentina Manuel Adorni potrebbero non essere stati suoi. E’ questa l’ipotesi su cui gli inquirenti guidati dal procuratore federale argentino Gerardo Pollicita stanno indagando nell’ambito dello scandalo per presunto arricchimento illecito che vede al centro il funzionario e portavoce del presidente Javier Milei. Nello specifico, la giustizia argentina ha sollevato dubbi sull’origine e la quantità di criptovalute dichiarate dal capo di gabinetto per giustificare il suo incremento patrimoniale. Secondo fonti giudiziarie sentite dal quotidiano argentino “Clarin”, non vi sarebbero elementi sufficienti a dimostrare che il funzionario fosse effettivamente il titolare degli asset digitali indicati, né sarebbe stata prodotta documentazione a supporto delle dichiarazioni. Dopo aver negato per mesi ogni accusa di irregolarità fiscale, martedì 10 giugno Adorni ha riconosciuto in un’intervista televisiva di non aver incluso parte del proprio patrimonio nelle dichiarazioni ufficiali, affermando si trattasse di risparmi e investimenti in criptovalute. Secondo la sua versione, una parte dei fondi deriverebbe da un investimento iniziale di circa 200 mila dollari in bitcoin effettuato anni prima del suo ingresso nel governo, il cui valore sarebbe poi cresciuto fino a raggiungere circa 500 mila dollari non dichiarati. Nel mirino degli inquirenti guidati dal procuratore Pollicita ci sono diversi punti da chiarire. Il primo riguarda la ricostruzione dell’origine dei circa 513 mila dollari non dichiarati da Adorni come risultato della vendita di criptovalute, in particolare bitcoin acquistati – secondo quanto riferito – tra il 2014 e il 2018 insieme alla moglie. Le autorità giudiziarie evidenziano su questo aspetto diverse incongruenze: non risulterebbe tracciabile l’origine dei circa 200 mila dollari che sarebbero stati investiti inizialmente, né è chiaro se il funzionario fosse realmente in possesso dei bitcoin dichiarati. “Nulla indica che (Adorni) fosse il titolare della criptovaluta, non è stata allegata documentazione giustificativa”, hanno precisato al Clarin fonti giudiziarie. Un ulteriore elemento sotto esame riguarda la valutazione stessa degli asset: secondo gli investigatori, la quantità di criptovalute indicata nelle dichiarazioni potrebbe corrispondere a valori significativamente superiori rispetto ai 513 mila dollari dichiarati, con stime che arriverebbero fino a diversi milioni. La giustizia sta inoltre analizzando le dichiarazioni patrimoniali rettificate presentate negli ultimi anni, che mostrano un aumento significativo del patrimonio del funzionario, passato da circa 61 milioni di pesos nel 2023 a oltre 107 milioni nel 2024, fino a circa 944 milioni di pesos nell’ultima dichiarazione. La Direzione generale di consulenza economico-finanziaria per le indagini (Dafi), organismo della Procura generale, sta esaminando i flussi di reddito e patrimonio di Adorni e della moglie per verificare eventuali incongruenze. Nel frattempo, la Procura ha richiesto ulteriori informazioni ad enti fiscali e previdenziali per ricostruire la situazione lavorativa e finanziaria del funzionario e valutare la possibile origine dei fondi. Secondo fonti giudiziarie, l’ipotesi degli inquirenti è che eventuali irregolarità possano essere ricondotte a reati fiscali, mentre eventuali contestazioni più gravi, come il riciclaggio, richiederebbero la dimostrazione di un reato presupposto. Gli inquirenti sottolineano infine che, al momento, le nuove ricostruzioni patrimoniali non avrebbero chiarito le incongruenze, ma anzi avrebbero aperto ulteriori interrogativi che, secondo le fonti, solo il diretto interessato potrà chiarire. Il caso che coinvolge il capo di gabinetto argentino è scoppiato lo scorso marzo, quando alcuni media argentini iniziano a segnalare incongruenze e possibili irregolarità nella sua gestione patrimoniale, portando all’apertura di accertamenti formali sulla sua situazione fiscale. Adorni si dice estraneo ad ogni accusa sia nella conferenza stampa alla Casa Rosada del 25 marzo, sia nell’audizione al Congresso del 29 aprile: “tutto ciò che deve essere dichiarato è stato dichiarato”. Dopo la pubblicazione della dichiarazione patrimoniale, in un’intervista all’emittente “LN+” andata in onda la sera del 10 giugno Adorni ammette pubblicamente di aver posseduto fondi non dichiarati per circa mezzo milione di dollari, affermando si trattasse di risparmi ed investimenti in criptovalute. Secondo la sua versione, una parte dei fondi deriverebbe da un investimento iniziale di circa 200 mila dollari in bitcoin effettuato anni prima del suo ingresso nel governo, il cui valore sarebbe poi cresciuto fino a raggiungere circa 500 mila dollari non dichiarati. Abbiamo risparmiato in nero come tutti gli argentini”, ha dichiarato Adorni, che ha successivamente presentato una dichiarazione rettificativa all’autorità fiscale e all’ente anticorruzione per aggiornare i dati patrimoniali, inclusi quelli relativi alla moglie. Iniziano a questo punto a piovere richieste di dimissioni da schieramenti politici alleati e di opposizione. Il Pro, principale alleato politico del governo guidato dall’ex presidente Mauricio Macri, ha inviato un messaggio diretto alla Casa Rosada su X, affermando che chi sostiene il cambiamento si aspetta che il presidente “difenda il cambiamento e non Adorni”. Esponenti della Coalizione civica hanno presentato una denuncia penale contro Adorni, mentre dure critiche alla condotta del funzionario sono venute anche dall’Unione Civica Radicale. Formazioni ed esponenti di diversi orientamenti politici hanno sottolineato l’incompatibilità della condotta di Adorni con un alto ruolo istituzionale, ricordando come il capo di gabinetto avesse dichiarato in Parlamento di non aver occultato beni, per poi ammettere successivamente irregolarità nel proprio patrimonio. Da parte sua, il presidente Javier Milei non ha espresso alcuna intenzione di esigere le dimissioni del suo capo di gabinetto. Secondo fonti vicine alla Casa Rosada sentite dal quotidiano “La Nacion”, per Milei “non ci sono possibilità” di rimuovere Adorni dall’incarico. Lo stesso Adorni ha ribadito di avere il pieno appoggio di Milei e della segretaria generale Karina Milei, sottolineando in un’intervista televisiva a “LN+” di sentirsi completamente sostenuto e di aver già chiarito la propria posizione. Sotto la pressione crescente dell’opposizione, il governo argentino ha tuttavia accelerato la convocazione del capo di gabinetto al Senato, nel tentativo di disinnescare una crisi politica sempre più ampia. Secondo fonti del quotidiano “Clarin” la data dell’audizione davanti alla Camera alta sarebbe stata fissata per il 2 luglio, una decisione concordata tra l’esecutivo e la leader del blocco di maggioranza, la senatrice Patricia Bullrich, con l’obiettivo di rispettare l’obbligo costituzionale che impone al capo di gabinetto di presentare periodicamente un rapporto sulla gestione del governo davanti al Parlamento.

Qual è la tua reazione a questa notizia?

like

dislike

love

funny

angry

sad

wow

Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.