Cina: Brunelli, “non c’era volontà scismatica, l’indipendenza da Roma era imposta dal potere politico”
“La Santa Sede non ha esitato a scagliare i fulmini della scomunica contro i vescovi lefebvriani; ben altra postura, più comprensiva, sarebbe stata tenuta, invece, nei confronti del presunto ‘scisma cinese’, con la nomina di vescovi ‘patriottici’ da parte del regime comunista. Insomma: due scismi, due misure”. Così Lucio Brunelli, in un articolo pubblicato il 15 luglio su Avvenire, ripercorre la storia e le differenze tra due “scismi” profondamente diversi. “Tutti i Papi, da Paolo VI a Leone XIV, hanno sempre evitato di usare il termine scisma per la dolorosa situazione cinese – scrive Brunelli -. I pontefici si resero conto che non c’era volontà scismatica nella Chiesa cattolica cinese: l’indipendenza da Roma era imposta dal potere politico. Non a caso, la quasi totalità dei vescovi cinesi illegittimi, nel corso degli anni, chiese segretamente alla Santa Sede, e ottenne, di essere riammessa alla comunione, dolendosi del proprio comportamento ed esprimendo con chiarezza la fedeltà al Santo Padre”. Brunelli ricorda poi l’accordo firmato nel 2018 tra Roma e Pechino, che regola la nomina dei vescovi. “Per la prima volta dall’avvento al potere di Mao, la scelta dei nuovi vescovi richiede per statuto l’approvazione del Papa. Così, oggi, tutti i vescovi cinesi risultano in comunione con il vescovo di Roma. Approvazione che non poteva esserci per i vescovi lefebvriani – conclude il giornalista -, scelti di propria iniziativa dai responsabili della Fraternità sacerdotale San Pio X, in un gesto di sfida a Roma. Situazioni, quindi, molto diverse e non comparabili, se non per finalità tristemente propagandistiche”.
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