Guardian: l’Ucraina punta ad accordi sui droni con sette Paesi Nato entro la fine dell’anno
L’Ucraina punta a firmare entro la fine dell’anno importanti accordi nel settore della difesa con almeno sette Paesi della Nato, nel quadro di una nuova linea di politica estera con cui Kiev intende presentarsi non solo come destinataria di aiuti militari, ma anche come fornitore di competenze, tecnologie e soluzioni operative. Lo riferisce il quotidiano britannico “The Guardian”, citando Davyd Aloian, vice segretario del Consiglio di sicurezza ucraino e tra i responsabili dei cosiddetti “drone deals”. Negli ultimi mesi Kiev ha già firmato accordi di questo tipo con sei Paesi: tre Stati del Golfo, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, interessati all’esperienza ucraina dopo essere stati colpiti da droni iraniani Shahed nel contesto della guerra tra Stati Uniti e Iran; l’Azerbaigian; e due Paesi della Nato, i baltici Lettonia e Lituania. “L’iniziativa si chiama accordo sui droni, ma in realtà riguarda molto più dei soli droni”, ha spiegato Aloian, sottolineando che il valore aggiunto dell’Ucraina consiste soprattutto nell’esperienza maturata sul campo, nell’accesso ai componenti e nella conoscenza dell’intero sistema, dai sensori alle stazioni di terra fino ai radar. Secondo il funzionario, un drone intercettore da solo non basta ad abbattere efficacemente gli Shahed: servono sottocomponenti, sensori, stazioni di controllo e, soprattutto, sistemi radar e procedure operative integrate. Dopo gli attacchi iraniani contro Paesi del Golfo, ha riferito Aloian, alcuni governi della regione hanno acquistato droni intercettori da aziende occidentali sviluppati in collaborazione con produttori ucraini, per poi chiedere ripetutamente assistenza a Kiev su come impiegare al meglio i sistemi. Gli accordi con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar prevedono quindi una valutazione complessiva da parte di esperti ucraini su ciò che serve a livello operativo e tattico per rendere efficaci le difese anti-drone. Per ora, la consegna diretta di droni ucraini non rientra necessariamente nelle intese, perché l’industria nazionale resta sottoposta a controlli stringenti ed è concentrata sulle esigenze di difesa del Paese. Secondo diplomatici e analisti citati dal “Guardian”, la “diplomazia dei droni” serve anche a costruire nuove alleanze e a mantenere l’Ucraina al centro dell’agenda internazionale in una fase in cui l’attenzione si è spostata in parte verso il Medio Oriente. Il nuovo focus riguarderà ora i partner della Nato, soprattutto quelli più vicini alla Russia o all’Ucraina, costretti a rafforzare rapidamente le proprie difese contro i velivoli senza pilota. La Lettonia ha firmato un accordo con Kiev dopo una crisi politica interna legata alla caduta sul suo territorio di due droni ucraini a lungo raggio deviati dalle misure russe di guerra elettronica; la scorsa settimana Riga ha inoltre annunciato l’apertura di un impianto congiunto per la produzione di droni nell’est del Paese. Anche la Lituania, dopo un episodio analogo di sconfinamento nello spazio aereo, ha firmato un’intesa con l’Ucraina. Aloian ha affermato che diversi altri Paesi Nato hanno già espresso interesse e che alcuni accordi potrebbero essere firmati durante il vertice dei leader dell’Alleanza ad Ankara. Più ambizioso, ma anche più incerto, è il tentativo di Kiev di promuovere una versione europea del sistema antimissile Patriot, capace di contrastare i missili balistici russi, che restano il punto più vulnerabile della difesa aerea ucraina a causa del costo e della scarsità dei sistemi statunitensi. Il presidente Volodymyr Zelensky ha indicato la produzione di tali capacità come una priorità assoluta, mentre Aloian ha confermato che sono in corso discussioni politiche tra partner europei e colloqui tra grandi aziende della difesa. Secondo l’ambasciatrice ucraina presso la Nato, Alyona Hetmanchuk, negli ultimi mesi è cambiata anche la percezione dell’Ucraina all’interno dell’Alleanza. “Quando sono arrivata alla Nato e parlavo del potenziale dell’Ucraina come fornitore di sicurezza, spesso vedevo esitazione negli occhi delle persone”, ha affermato. “Ora alcune di quelle stesse persone iniziano spesso le conversazioni dicendo proprio questo. È diventato di moda parlare dell’Ucraina in questo modo”, ha aggiunto.
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