Wall Street Journal: il presidente cinese Xi ricorre alle tattiche di Mao e Stalin per soffocare il dissenso
Il presidente cinese Xi Jinping sta consolidando il proprio potere ricorrendo a metodi che richiamano quelli adottati da i dittatori Joseph Stalin e Mao Zedong, secondo un lungo articolo del quotidiano statunitense “Wall Street Journal”. L’obiettivo di Xi, secondo l’analisi, sarebbe di eliminare ogni potenziale opposizione, rafforzare il controllo sul Partito comunista e prepararsi a governare a tempo indeterminato. Dal suo terzo mandato, Xi ha intensificato le epurazioni di alti funzionari, rimuovendo ministri, dirigenti militari e membri del Politburo, compresi alcuni suoi ex fedelissimi. Ha inoltre abolito il limite dei due mandati presidenziali, evitato di designare un successore e imposto ai vertici del partito sessioni periodiche di autocritica incentrate sulla fedeltà alla sua leadership. Secondo il quotidiano, Xi ha anche centralizzato ulteriormente il processo decisionale, limitando il ricorso a esperti esterni e rafforzando il ruolo della commissione disciplinare del Partito, che lo scorso anno ha sanzionato quasi un milione di iscritti. Parallelamente è cresciuto il culto della personalità attorno al leader, con il pensiero di Xi inserito nello statuto del Partito e nella Costituzione e reso materia obbligatoria per i nuovi membri. Il “Wall Street Journal” osserva tuttavia che una concentrazione così ampia del potere comporta rischi: la riduzione del dibattito interno potrebbe rendere più difficile correggere errori politici e l’assenza di un piano di successione potrebbe provocare future lotte per il potere, come avvenne dopo la morte di Stalin e di Mao.
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