Hong Kong: 20 anni di carcere a Jimmy Lai, editore simbolo della libertà di stampa
Un tribunale di Hong Kong ha condannato Jimmy Lai, 78enne magnate dei media e figura di spicco del movimento pro-democrazia, a 20 anni di carcere nell’ambito di un processo per reati legati alla legge sulla sicurezza nazionale, imposta da Pechino. L’accusa comprende i reati di collusione con forze straniere e pubblicazione di materiale sedizioso, secondo la sentenza emessa lunedì mattina dalla High Court locale. La condanna di Lai rappresenta la pena più severa inflitta finora nel quadro della normativa sulla sicurezza introdotta nel 2020 e ha attirato forti critiche da organizzazioni per i diritti umani e governi occidentali per il suo impatto sulla libertà di espressione e di stampa. Jimmy Lai, nato nel 1947 a Guangzhou, in Cina, arrivò a Hong Kong da adolescente trasferendosi clandestinamente all’età di 12 anni. Dopo aver lavorato nella manifattura tessile, costruì una fortuna con il marchio di abbigliamento Giordano. Tuttavia la sua vita sterzò bruscamente dopo gli eventi di Tienanmen del 1989, che lo spinsero verso l’attivismo pro-democrazia. Nel 1990 fondò la rivista Next Magazine e nel 1995 il quotidiano Apple Daily, pubblicazione in lingua cinese e inglese diventata un punto di riferimento per linformazione critica verso il governo di Hong Kong e le autorità di Pechino. Apple Daily fu noto per la sua editoria schierata a favore dei diritti civili, delle proteste antigovernative e del pluralismo politico.
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