I Mondiali 2026 consacrano la centralità del calcio africano

Mag 7, 2026 - 00:47
 0  67
I Mondiali 2026 consacrano la centralità del calcio africano

Dieci squadre africane ai Mondiali 2026 non sono solo un primato assoluto, sono il segnale di un riequilibrio, lento ma ormai evidente, nel calcio globale. Per la prima volta nella storia della Coppa del mondo, il continente si presenta con una rappresentanza così ampia. L’allargamento del torneo deciso dalla Fifa ha certamente inciso, ma non basta a spiegare il dato. A pesare è soprattutto la crescita strutturale del calcio africano, che da anni produce talenti, consolida federazioni e guadagna spazio nei grandi circuiti internazionali. Le radici di questo percorso sono lontane. Il calcio arriva in Africa con il colonialismo, tra il 1850 e il 1860, sviluppandosi inizialmente nei porti strategici dell’Impero britannico – Nigeria, Sudafrica, Egitto – e diffondendosi poi nel resto del continente. In Tunisia, dove viene introdotto all’inizio del Novecento, resta a lungo uno sport dell’élite coloniale, prima di radicarsi nella società. La svolta arriva con la decolonizzazione. Nel 1957 nasce a Khartoum la Confederazione africana di calcio, la Caf: per la prima volta il continente costruisce un proprio spazio competitivo, capace di valorizzare i talenti locali. Vent’anni dopo, nel 1978, la Tunisia conquista la prima vittoria africana ai Mondiali battendo il Messico. È un passaggio simbolico, che apre la strada all’aumento dei posti disponibili: da uno solo a cinque a partire dal 1998, fino ai dieci del 2026. Oggi quella crescita è visibile. Tunisia, Marocco, Algeria, Egitto, Costa d’Avorio, Ghana, Sudafrica, Capo Verde, Senegal e Repubblica democratica del Congo rappresentano un sistema più solido, con federazioni meglio organizzate e una presenza sempre più stabile nei circuiti internazionali. Il cambiamento si misura anche sul campo. Il gioco delle squadre africane è interessante per il suo ritmo e la sua varietà, è godibile per il pubblico e interessante da osservare per gli analisti. È inoltre una fonte inesauribile di valori e, in termini di reclutamento, offre un’ampia gamma di opzioni. I giocatori africani sono poco costosi all’inizio della loro carriera, hanno bisogno di farsi un nome passando per delle piattaforme di lancio e, ad esempio, la Tunisia è una di queste. Molti giocatori si sono formati nelle nazionali africane prima di raggiungere il successo in Europa e persino altrove. Insomma, il dato forse più rilevante è che il calcio africano è diventato una componente centrale dell’economia globale del pallone: serbatoio di talenti, spazio di formazione, piattaforma di lancio. Giocatori sempre più presenti nei principali campionati europei e club internazionali contribuiscono a rafforzare le nazionali e a ridefinire gli equilibri. Dieci squadre ai Mondiali, dunque, non sono un punto di arrivo. Sono piuttosto il segno che l’Africa, anche nel calcio, ha smesso di essere periferia. Il calcio africano sta esplodendo e non sono soltanto le 10 squadre qualificate al mondiale a dimostrarlo. Ci sono anche quelle che non sono riuscite a ottenere il biglietto per l’America, ma che hanno ben figurato nelle ultime amichevoli internazionali. La storia simbolo dei prossimi mondiali è però quella della Repubblica Democratica del Congo che si è qualificata per la prima volta dopo 52 anni. La squadra africana ha battuto 1-0 la Giamaica nel suo spareggio intercontinentale. La Rdc aveva raggiunto la fase finale della Coppa del Mondo solo una volta, nel 1974, quando il Paese si chiamava ancora Zaire.

Qual è la tua reazione a questa notizia?

like

dislike

love

funny

angry

sad

wow

Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.