Il governatore della Liguria, Marco Bucci, ha impresso un’accelerazione decisiva al progetto del nuovo termovalorizzatore regionale
Il governatore della Liguria, Marco Bucci, ha impresso un’accelerazione decisiva al progetto del nuovo termovalorizzatore regionale, annunciando la pubblicazione del bando di gara entro la metà di aprile. L’operazione, che prevede un investimento privato di circa 450 milioni di euro, mira a chiudere il ciclo dei rifiuti rendendo il territorio energeticamente più autonomo. Entro la fine di giugno si conosceranno le aziende interessate, mentre la scelta definitiva su progetto e localizzazione avverrà entro il 2026. Secondo la Regione, l’impianto porterà benefici tangibili come la riduzione della Tari e nuove opere strutturali di compensazione, garantendo al contempo emissioni quasi nulle grazie alle moderne tecnologie. Tuttavia, il Coordinamento per il No ha espresso forti perplessità, citando il precedente di Torino dove non si sarebbero verificati i cali sperati nelle bollette dei cittadini residenti. I contestatori sottolineano inoltre come un’ubicazione lontana dai grandi centri di produzione possa gonfiare i costi di trasporto, gravando sulla collettività invece di favorirla economicamente. Un altro punto di scontro riguarda l’indotto: i comitati temono che i grandi capitali finiscano nelle tasche di multinazionali, lasciando alle imprese locali solo l'impatto negativo sul mercato immobiliare. Viene inoltre sollevato il tema del debito ambientale di aree già provate, come Cengio e Cairo Montenotte, che meriterebbero bonifiche prioritarie rispetto alla costruzione di nuovi siti industriali impattanti. Bucci ha però ribadito che, pur cercando il massimo consenso con i Comuni, la Regione è pronta a decidere d'ufficio la sede dell'impianto, ritenendolo un'opera strategica e non più rimandabile. Il cronoprogramma prevede un anno per le pratiche burocratiche e circa tre anni per i lavori di costruzione, con l'obiettivo di avere il termovalorizzatore pienamente operativo entro il 2030. La sfida resta dunque aperta tra la necessità di modernizzazione e le resistenze dei territori coinvolti.
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