Il primo anno di governo di Nawaf Salam tra successi e sfide per ricostruire il Libano

Jan 8, 2026 - 00:46
Jan 4, 2026 - 09:19
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Il primo anno di governo di Nawaf Salam tra successi e sfide per ricostruire il Libano

È passato quasi un anno da quando il presidente libanese Joseph Aoun ha incaricato il giudice Nawaf Salam di formare il governo, dopo un vuoto di potere che per oltre due anni aveva lasciato il Paese mediorientale senza la più alta carica dello Stato e con un esecutivo ad interim e poteri limitati. La nomina di Salam, ex presidente della Corte internazionale di giustizia, ha riacceso le speranze dei libanesi dopo la guerra tra Israele e il movimento sciita Hezbollah, che ha devastato in particolare il sud del Paese, e le continue difficoltà causate da una persistente crisi economica. A quasi 12 mesi di distanza dalla formazione del governo è dunque arrivato il momento di tracciare un primo bilancio dell’operato del premier, che fin dall’inizio del suo mandato ha dovuto far fronte a diverse sfide per cercare di risollevare la situazione finanziaria, sociale e di sicurezza del Libano. Salam ha da subito sottolineato la centralità delle riforme e l’impegno a restaurare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni statali, indebolite dalla corruzione endemica della classe dirigente libanese e dal ruolo egemonico del Partito di Dio, sgretolatosi dopo che Israele ha decimato la sua leadership politica e militare. Nel corso dell’anno, il governo ha introdotto nuovi meccanismi per la nomina nel pubblico impiego basati su trasparenza e merito, ha adottato disegni di legge per rafforzare l’indipendenza giudiziaria e ha lavorato su progetti di decentramento amministrativo. Significativi passi avanti si sono registrati anche nel settore economico. Il Parlamento ha discusso e approvato importanti bozze di riforma bancaria e progetti di bilancio che mirano ad allineare il Paese alle richieste del Fondo monetario internazionale (Fmi), con l’obiettivo di riavviare un’economia in profonda recessione dal 2019. Recentemente, l’assemblea libanese ha approvato un accordo di prestito da 250 milioni di dollari con la Banca mondiale per ripristinare le infrastrutture nel sud del Paese, con l’obiettivo di riparare i danni causati dal conflitto. Inoltre, il 10 dicembre Beirut ha firmato alcuni accordi di finanziamento con l’Unione europea per un valore di 132 milioni di euro, che includono un programma per migliorare la sicurezza e la stabilità in Libano e per rafforzare la sicurezza delle frontiere. Dal punto di vista diplomatico, il governo dell’ex giurista si è concentrato in particolare sulle relazioni con i Paesi del Golfo, allo scopo di attirare nuovi investimenti e di creare nuove opportunità economiche nel Paese. Anche la visita di papa Leone XIV alla fine di novembre, accolta con grande entusiasmo dalla comunità cristiana presente nel Paese, può essere considerata come un successo diplomatico. Salam ha riservato particolare attenzione anche ai rapporti con l’Italia, considerata da Beirut un interlocutore chiave sul piano politico, militare e umanitario. Parallelamente, Roma ha ribadito il proprio impegno nel campo della cooperazione allo sviluppo, del sostegno ai servizi essenziali e della tutela del patrimonio culturale, presentandosi come un partner affidabile in una fase di transizione delicata per il Libano. Per il governo Salam, il rapporto con il nostro Paese rappresenta non solo una fonte di assistenza concreta, ma anche un canale diplomatico privilegiato con l’Unione europea. Una delle misure più significative adottate dal governo di Salam, e sostenuta dal presidente Aoun, è quella relativa al piano di disarmo di tutti gli attori non statali presenti nel Paese, a cominciare da Hezbollah. Dopo intensi contatti diplomatici con l’emissario Usa Thomas Barrack, ad agosto l’esecutivo ha approvato l’iniziativa, affidando il compito all’esercito e indicando come scadenza la fine del 2025. Le Forze armate libanesi hanno recentemente annunciato di aver completato il disarmo al di sotto del fiume Litani e di essere pronte a passare alla fase successiva. Se si tratta da un lato di un provvedimento di portata storica e dal forte impatto anche simbolico per quanto riguarda il tentativo di sottrarre il Paese all’egemonia del gruppo sciita, è altrettanto vero che la decisione ha scatenato un acceso dibattito e ha rimarcato le profonde divisioni settarie e politiche tra la popolazione libanese. Il movimento filo-iraniano ha infatti ribadito il suo rifiuto ad abbandonare le armi e i suoi sostenitori hanno organizzato diverse proteste (finora sempre pacifiche) contro il piano del governo. La questione mette inoltre in luce un altro dei nodi fondamentali di fronte a cui si trova l’esecutivo di Salam, ovvero quello dei rapporti con Israele. Va infatti sottolineato che, nonostante l’accordo di cessate il fuoco entrato in vigore il 27 novembre 2024, Tel Aviv continua a condurre attacchi quasi quotidiani in Libano (in particolare nel sud ma anche nella Beqaa e occasionalmente su Beirut), durante i quali ha ucciso più di un centinaio di civili. Inoltre, le Forze di difesa israeliane (Idf) sono ancora presenti in almeno cinque postazioni occupate al di là della Linea blu (il confine de facto tra i due Paesi). Secondo Hezbollah, ma non solo, il piano di disarmo costituisce una concessione gratuita al “nemico” israeliano e smantellerebbe la capacità di deterrenza del Libano senza offrire una valida alternativa. Nell’ambito delle discussioni del Comitato di monitoraggio del cessate il fuoco (noto anche come “Meccanismo”, rappresentanti civili israeliani e libanesi si sono trovati faccia a faccia per la prima volta dopo decenni. Questa svolta potrebbe inserirsi tra i desiderata di Washington, che punterebbe a rivitalizzare gli Accordi di Abramo e ad inserire il Libano tra i Paesi che, come la Siria e l’Arabia Saudita, potrebbero considerare di avviare un processo verso la normalizzazione delle relazioni con lo Stato ebraico.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.