Il vescovo Martinelli: «Non è una guerra all'islam. Guardiamo al bene dei popoli»

Mar 5, 2026 - 00:22
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Il vescovo Martinelli: «Non è una guerra all'islam. Guardiamo al bene dei popoli»

«Dobbiamo tornare a guardare il bene dei popoli». Il vescovo Paolo Martinelli lo ripete più volte. Parla dagli Emirati Arabi Uniti, uno dei Paesi dove è “sconfinata” la guerra fra Israele, Stati Uniti e Iran. I missili e i droni di Teheran hanno preso di mira anche la Penisola arabica. Compresa una parte dei territori del vicariato apostolico che Martinelli guida: quello dell’Arabia Meridionale. «Papa Leone – spiega ad Avvenire il vescovo d’origine milanese – invita a promuovere “il bene dei popoli che aspirano ad una coesistenza pacifica”. Questo è importantissimo. Vuol dire guardare in faccia concretamente le nostre famiglie, le persone che ogni giorno devono affrontare i problemi del lavoro, della malattia, della scuola, dei figli. Guardare al bene dei popoli porta subito a riconoscere l’inconsistenza delle contrapposizioni e delle minacce ideologiche». Frate minore cappuccino, 67 anni, è dal 2022 vicario apostolico in un’area che comprende Emirati Arabi, Oman e Yemen. Gli attacchi su Abu Dhabi e Dubai sono proseguiti anche ieri. «Resto in costante contatto con i sacerdoti, in particolare i parroci – racconta il vescovo –. Ho anche scritto un breve messaggio ai fedeli, esortandoli a rimanere calmi e a confidare nel Signore. Soprattutto ho chiesto di pregare ogni giorno il Rosario per la pace ed essere solidali nell’aiuto vicendevole. Le Messe domenicali si sono svolte regolarmente nelle nostre parrocchie e ogni giorno preghiamo per il dono della pace nelle nostre assemblee». Nel conflitto è già entrata la dimensione religiosa: sia per la presenza di Israele, sia per le dichiarazioni di Teheran che ha definito l’uccisione dei leader iraniani una «guerra all’islam». «Non credo che si possa parlare di “guerra all’islam” – risponde Martinelli –. C’è sempre il grande rischio di strumentalizzare la religione per interessi di parte. Soprattutto c’è il rischio dell’uso nazionalistico della religione che ne minaccia il senso vero. Occorre continuare a promuovere il dialogo tra persone di fedi diverse e mostrare come insieme le religioni possano contribuire alla promozione dell’umano e della fratellanza».

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.