Il vescovo Martinelli: «Non è una guerra all'islam. Guardiamo al bene dei popoli»
«Dobbiamo tornare a guardare il bene dei popoli». Il vescovo Paolo Martinelli lo ripete più volte. Parla dagli Emirati Arabi Uniti, uno dei Paesi dove è “sconfinata” la guerra fra Israele, Stati Uniti e Iran. I missili e i droni di Teheran hanno preso di mira anche la Penisola arabica. Compresa una parte dei territori del vicariato apostolico che Martinelli guida: quello dell’Arabia Meridionale. «Papa Leone – spiega ad Avvenire il vescovo d’origine milanese – invita a promuovere “il bene dei popoli che aspirano ad una coesistenza pacifica”. Questo è importantissimo. Vuol dire guardare in faccia concretamente le nostre famiglie, le persone che ogni giorno devono affrontare i problemi del lavoro, della malattia, della scuola, dei figli. Guardare al bene dei popoli porta subito a riconoscere l’inconsistenza delle contrapposizioni e delle minacce ideologiche». Frate minore cappuccino, 67 anni, è dal 2022 vicario apostolico in un’area che comprende Emirati Arabi, Oman e Yemen. Gli attacchi su Abu Dhabi e Dubai sono proseguiti anche ieri. «Resto in costante contatto con i sacerdoti, in particolare i parroci – racconta il vescovo –. Ho anche scritto un breve messaggio ai fedeli, esortandoli a rimanere calmi e a confidare nel Signore. Soprattutto ho chiesto di pregare ogni giorno il Rosario per la pace ed essere solidali nell’aiuto vicendevole. Le Messe domenicali si sono svolte regolarmente nelle nostre parrocchie e ogni giorno preghiamo per il dono della pace nelle nostre assemblee». Nel conflitto è già entrata la dimensione religiosa: sia per la presenza di Israele, sia per le dichiarazioni di Teheran che ha definito l’uccisione dei leader iraniani una «guerra all’islam». «Non credo che si possa parlare di “guerra all’islam” – risponde Martinelli –. C’è sempre il grande rischio di strumentalizzare la religione per interessi di parte. Soprattutto c’è il rischio dell’uso nazionalistico della religione che ne minaccia il senso vero. Occorre continuare a promuovere il dialogo tra persone di fedi diverse e mostrare come insieme le religioni possano contribuire alla promozione dell’umano e della fratellanza».
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