Israele e Spagna, leader mediterranei nella gestione dell’acqua
L’acqua non è solo un bene, ma un obiettivo tecnologico e sociale. L’EEA, Agenzia europea dell’ambiente, rileva che nel 2023 la scarsità idrica ha interessato il 28% del territorio e il 32% della popolazione dell’Unione europea. Nell’Europa meridionale circa il 30% della popolazione vive in aree sottoposte a stress permanente e la quota può raggiungere il 70% durante l’estate. Cipro e Malta presentano condizioni particolarmente severe. la Turchia è indicata come il Paese più esposto tra quelli appartenenti al sistema EEA. Il miglioramento della resilienza non dipende soltanto da nuove opere, ma dalla gestione della domanda, ripristino degli ecosistemi, minori perdite e riuso. Il bacino mediterraneo è uno dei principali hotspot climatici mondiali. MedECC, Mediterranean expert on climate and enviromental change, ha rilevato che, quando la temperatura media globale è aumentata di circa 1 grado rispetto all’era preindustriale, il Mediterraneo aveva già registrato un riscaldamento di circa 1,5 gradi, con valori estivi superiori. Le precipitazioni estive potrebbero diminuire fra il 10% e il 30% in diverse aree del bacino nei prossimi anni. Questo produce simultaneamente: minore ricarica delle falde; maggiore evaporazione dai bacini; aumento della domanda urbana; degrado della qualità delle acque; intrusione salina e danneggiamento delle reti e dei depuratori. Ma anche temporali più intensi. La scarsità e l’eccesso di acqua diventano quindi due facce della stessa crisi. In altre parole, Paesi mediterranei che oggi mostrano la migliore gestione del ciclo idrico non sono necessariamente quelli più ricchi di acqua, ma quelli che sono riusciti a trasformare la disponibilità idrica in un sistema governato, tecnologicamente attrezzato e resiliente.
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