Israele vieta al Gran Muftì di Gerusalemme l’ingresso alla Moschea di Al Aqsa per sei mesi
Le autorità israeliane hanno deciso di vietare per sei mesi l’ingresso alla Moschea di Al Aqsa di Gerusalemme al Gran Muftì Mohammad Hussein, la suprema autorità giuridica islamica sunnita dell’area. Lo ha reso noto il governatorato di Gerusalemme, citando l’avvocato di Hussein, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa palestinese “Wafa”. La decisione delle autorità israeliane arriva dopo che avevano già emesso un divieto di ingresso alla moschea nei confronti del Gran Muftì della durata di otto giorni, a causa del suo sermone di venerdì 25 luglio in cui aveva condannato la politica di Tel Aviv “che vuole affamare” il popolo palestinese nella Striscia di Gaza. Il 25 luglio scorso, infatti, a seguito del sermone, le forze israeliane avevano fermato Hussein, prelevandolo dai cortili della moschea e scortandolo fino alla “porta marocchina”, una delle porte che conducono al complesso di Al Aqsa. Dopo averlo rilasciato, il 27 luglio le autorità israeliane avevano comunicato al Gran Muftì la decisione – rinnovabile – di espulsione dalla moschea per otto giorni. “Che il capo religioso dei musulmani venga fermato dalla polizia è sicuramente molto grave”, avevano dichiarano fonti locali ad “Agenzia Nova” il mese scorso, spiegando che a Gerusalemme situazioni di questo tipo “purtroppo sono all’ordine del giorno”. “Qualche mese fa, le forze israeliane avevano fatto irruzione in una libreria, avevano sequestrato 200 libri, portando anche via il proprietario. Dopo tre ore l’avevano rilasciato per poi fargli un interrogatorio di due, tre giorni, in cui gli chiedevano perché esponeva libri che avevano sulla copertina la bandiera palestinese, la cui esposizione qui (a Gerusalemme) è vietata e per cui si rischia l’arresto”, avevano aggiunto le stesse fonti.
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