Khamenei nascosto in un bunker dopo le valutazioni di sicurezza su un possibile attacco Usa all’Iran

Jan 27, 2026 - 00:46
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Khamenei nascosto in un bunker dopo le valutazioni di sicurezza su un possibile attacco Usa all’Iran

La guida suprema dell’Iran, ayatollah Ali Khamenei, si è trasferito in un rifugio sotterraneo speciale a Teheran, la capitale del Paese, dopo che funzionari militari e di sicurezza di alto livello hanno valutato un maggiore rischio di un possibile attacco statunitense. È quanto appreso dall’emittente di opposizione iraniana con sede a Londra “Iran International”, secondo cui la struttura è descritta come un sito fortificato con tunnel collegati tra loro. Le informazioni ottenute dall’emittente indicano inoltre che Masoud Khamenei, il terzo figlio della guida suprema, ha assunto la gestione dell’ufficio del leader e, al momento, funge da principale canale di comunicazione con i rami esecutivi del governo. Dispiegamento record di forze Usa in Medio Oriente, Israele valuta opzioni contro l’Iran Il livello di dispiegamento militare statunitense in Medio Oriente questa settimana ha raggiunto livelli record, i più alti dall’operazione militare contro l’Iran a giugno scorso, secondo le ultime stime diffuse dalla radio delle forze armate israeliane. Questo rafforzamento sul campo coincide con la seconda visita a Tel Aviv del comandante del Comando centrale statunitense (Centcom), Brad Cooper, prevista per oggi. Secondo quanto riferito dai media israeliani, l’apparato della difesa di Israele sta analizzando l’aumento del dispiegamento delle forze statunitensi nella regione come una possibile occasione per un attacco militare su larga scala finalizzato al rovesciamento del regime in Iran, oppure come una minaccia militare credibile volta a esercitare pressione su Teheran per giungere a un accordo. Nonostante il dialogo continuo con le forze armate statunitensi, una fonte della sicurezza israeliana ha chiarito, nelle ultime ore, che finora “non esiste un coordinamento operativo riguardo all’Iran” e rimane poco chiaro come si comporterà il presidente Usa, Donald Trump. Nel frattempo, un funzionario iraniano ha detto ai media internazionali che l’Iran si trova in stato di massima allerta, è pronto agli scenari peggiori e considererà qualsiasi attacco come una “guerra totale”, minacciando una risposta militare senza precedenti. Nel frattempo, sono attesi oggi a Gerusalemme anche il consigliere senior della Casa Bianca, Jared Kushner, e l’inviato speciale statunitense, Steve Witkoff, attualmente ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, per l’incontro trilaterale Russia-Stati Uniti-Ucraina. In base a quanto fatto sapere ieri da funzionari israeliani di alto livello citati dall’emittente “Channel 12”, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ospiterà questa sera a Gerusalemme Kushner e Witkoff. Durante l’incontro, secondo le stesse fonti, ci saranno possibili discussioni riguardanti l’Iran, oltre a un focus su Gaza, con particolare enfasi sugli sforzi per ottenere il ritorno di Ran Gvili, l’ultimo ostaggio ancora trattenuto nella Striscia. Da parte sua, la vicesegretaria di Stato per gli Affari pubblici degli Stati Uniti, Mignon Houston, ha confermato all’emittente panaraba satellitare di proprietà saudita “Al Arabiya” che la decisione di un’azione militare contro l’Iran spetta esclusivamente a Trump, sottolineando che la strategia attuale di Washington si concentra sul sostegno al popolo iraniano. “Il presidente si preoccupa di inviare un messaggio chiaro al popolo iraniano: noi stiamo dalla sua parte (…) Ha preso misure concrete, persino questo mese abbiamo visto l’imposizione di dazi del 25 per cento sui Paesi che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran, un costo che dovranno pagare per fare affari con gli Stati Uniti (…) Abbiamo visto anche sanzioni contro individui all’interno dell’Iran che usano le risorse per opprimere il proprio popolo”, ha affermato Houston. “Il presidente monitora la situazione, noi stiamo con il popolo iraniano e continueremo a seguire gli sviluppi da vicino”, ha spiegato la vicesegretaria di Stato. Parlando sempre con “Al Arabiya”, l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha da parte sua lasciato intendere che Trump nutre ancora dubbi sul fatto che l’Iran abbia smesso di giustiziare i manifestanti. Huckabee ha quindi evidenziato lo sforzo di Washington per ottenere prove della cessazione delle esecuzioni, ribadendo che, in assenza di tali prove, ci sarà un attacco. Nella notte tra giovedì e venerdì, Trump aveva dichiarato che una “armada” statunitense si sta dirigendo verso il Medio Oriente e che gli Stati Uniti stanno monitorando da vicino gli sviluppi in Iran. Parlando a bordo dell’Air Force One mentre rientrava dal Forum economico mondiale di Davos, il presidente Usa aveva affermato: “Abbiamo molte navi dirette in quella direzione, per ogni eventualità. Preferirei non vedere accadere nulla, ma li stiamo osservando (l’Iran) molto da vicino”. La portaerei USS Abraham Lincoln e diversi cacciatorpediniere lanciamissili dovrebbero arrivare in Medio Oriente nei prossimi giorni. Inoltre, sono in corso ulteriori dispiegamenti di sistemi di difesa aerea intorno alle basi aeree statunitensi e israeliane, secondo quanto riferito dal quotidiano britannico “The Guardian”. Commentando gli ultimi sviluppi, il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha dichiarato ieri sera che Israele continua a cercare un’occasione per attaccare l’Iran, uno sviluppo che potrebbe destabilizzare ulteriormente una regione già instabile. In un’intervista alla rete televisiva turca “Ntv”, il ministro turco ha affermato che alcuni segnali indicano che Israele mantiene la sua intenzione di lanciare un’azione militare contro Teheran, nonostante le potenziali conseguenze per la sicurezza regionale. “Spero che trovino una strada diversa, ma la realtà è che Israele, in particolare, sta cercando un’occasione per attaccare l’Iran”, ha detto Fidan.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.