La Casa Bianca: Trump è disponibile a un dialogo “senza precondizioni” con Kim Jong-un
Un funzionario della Casa Bianca ha detto ieri che il presidente statunitense Donald Trump resta disponibile a dialogare con il leader nordcoreano Kim Jong-un “senza alcuna precondizione”, nel contesto delle speculazioni su un possibile incontro tra i due leader durante la visita di Trump in Corea del Sud per il vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec). Il funzionario ha ricordato che durante il primo mandato di Trump alla Casa Bianca si sono già tenuti tre storici vertici tra i due leader, coincisi con una fase di distensione nella Penisola coreana, e ha sottolineato che la politica Usa sulla Corea del Nord non è cambiata, pur non menzionando esplicitamente l’obiettivo della denuclearizzazione. Le dichiarazioni del funzionario sembrano giungere in risposta al leader nordcoreano, che il mese scorso ha detto di essere disponibile a incontrare di nuovo Trump, a patto che Washington non chieda a Pyongyang la rinuncia alla sue armi nucleari. Il vice ministro degli Esteri della Corea del Nord, Kim Son-yong, ha preso la parola lunedì di fronte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ribadendo che Pyongyang non rinuncerà mai al proprio arsenale nucleare. Imporre la denuclearizzazione alla Corea del Nord equivarrebbe a chiederle di rinunciare alla propria sovranità e al proprio diritto all’esistenza, e di violare la propria Costituzione”, ha detto il funzionario, aggiungendo però che la Corea del Nord “continuerà a collaborare con tutti i Paesi che rifiutano “aggressione, dominio e soggiogamento”. La scorsa settimana il leader nordcoreano Kim Jong-un aveva espresso la medesima posizione, dicendosi disponibile a colloqui con gli Stati Uniti, a condizione che Washington smetta di chiedere al Nord di rinunciare alle armi nucleari. La Corea del Nord, che ha effettuato il suo primo test atomico nel 2006, resta soggetta a un pesante regime sanzionatorio da parte dell’Onu. Il sito nucleare di Yongbyon che Pyongyang aveva smantellato in occasione dei negoziati con l’amministrazione Trump nel 2017, è stato riattivato nel 2021. Durante il suo intervento all’Assemblea generale dell’Onu, il presidente sudcoreano Lee Jae-myung ha promesso di lavorare per porre fine al “circolo vizioso” delle tensioni con il Nord, assicurando di non voler perseguire un cambio di regime.
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