La Commissione decide di deferire Repubblica Ceca e Ungheria alla Corte di giustizia dell’Unione europea per il recepimento scorretto delle norme sul mandato d’arresto europeo

Apr 29, 2026 - 10:01
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La Commissione decide di deferire Repubblica Ceca e Ungheria alla Corte di giustizia dell’Unione europea per il recepimento scorretto delle norme sul mandato d’arresto europeo

La Commissione Europea ha deciso di portare Repubblica Ceca e Ungheria davanti alla Corte di giustizia dell’Unione Europea per non aver applicato correttamente le regole comuni sul mandato d’arresto europeo, uno degli strumenti chiave della cooperazione giudiziaria tra Stati membri. Nel caso della Repubblica Ceca, Bruxelles contesta diverse carenze nel recepimento della normativa europea, nonostante modifiche legislative già introdotte da Praga. Secondo la Commissione, la legge ceca non garantisce pienamente che, prima di una decisione sulla consegna di una persona ricercata, l’autorità giudiziaria possa scegliere tra trasferimento temporaneo nello Stato richiedente o audizione nel Paese che esegue il mandato, come previsto dal diritto europeo. Inoltre, la normativa nazionale impone unilateralmente un limite massimo di dieci giorni per il trasferimento temporaneo, mentre le regole dell’Unione stabiliscono che durata e condizioni debbano essere concordate tra le autorità giudiziarie dei due Stati coinvolti.

Per quanto riguarda l’Ungheria, la Commissione ritiene incompatibile con il diritto europeo la gestione del principio della cosiddetta “doppia incriminazione”, cioè i casi in cui un reato non è previsto dalla legislazione del Paese chiamato a eseguire il mandato. Secondo il quadro europeo, in determinate circostanze le autorità nazionali devono poter valutare caso per caso se rifiutare o meno l’esecuzione. La normativa ungherese, invece, renderebbe questo rifiuto automatico e obbligatorio, eliminando il margine di discrezionalità richiesto dalla legislazione europea. Dopo anni di lettere di messa in mora, richiami formali e pareri motivati, Bruxelles ritiene che le risposte dei due Paesi non abbiano risolto pienamente le criticità individuate. Per questo motivo, la Commissione ha scelto di deferire entrambi gli Stati alla Corte di Lussemburgo, aprendo una nuova fase legale nel confronto sul rispetto delle regole comuni dell’Unione in materia di giustizia e cooperazione penale.

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Filippo Giuffrida Ha cominciato la sua carriera giornalistica nel 1982, come giornalista presso Radio Riviera Tre. Dal 1989 collabora con Radio One e con l'agenzia stampa Hi News. Nel 1994 si è trasferito a Bruxelles come corrispondente per l'agenzia L’Altra News. Nel 2003 ha fondato l'agenzia stampa DSPRESS ed è stato nominato Redattore capo della rivista L'Incontro, nel 2010 ha assunto la direzione del periodico mensile La Lettre B. Direttore dell'Istituto Europeo di Studi Giuridici e di Comunicazione, dal febbraio 2019 è il corrispondente da Bruxelles dell'agenzia giornalistica 9 Colonne, diretta da Paolo Pagliaro. Membro fondatore di ITACA, è il direttore di RadioCom.tv, la prima web-radio in lingua italiana destinata alle comunità italiane all'estero, un progetto sostenuto dal Ministero degli Esteri. Nel 2013 ha vinto il Michel Vanderborght Award nella categoria giornalismo e nel 2020 ha vinto il Radnoty Award nella categoria giornalismo. È uno degli autori del libro "Lettere dall'Europa" e degli editorialisti del periodico quindicinale Patria Indipendente. Filippo Giuffrida è il pronipote dello scrittore e giornalista Leonida Rèpaci e del giornalista e politico Ottavio Pastore, che fu il primo direttore de l'Unità. Ex Presidente del Comitato Provinciale dell'ANPI del Belgio, è il Vicepresidente della FIR, Federazione Internazionale dei Resistenti.