Libano-Libia: Hannibal Gheddafi ricoverato in ospedale dopo un peggioramento delle condizioni di salute
Hannibal Gheddafi, figlio del defunto leader libico Muammar Gheddafi, è stato trasferito d’urgenza in ospedale a Beirut dopo un improvviso peggioramento delle condizioni di salute. Lo riferisce “Asharq al Awsat”, secondo cui il procuratore generale Jamal Hajjaj ha ordinato il ricovero non appena informato dai medici del centro di detenzione. Gheddafi soffre da mesi di una grave patologia epatica che gli provoca dolori addominali acuti: è il secondo ricovero in poche settimane. La vicenda giudiziaria di Hannibal Gheddafi resta legata al caso della scomparsa dell’Imam Musa al Sadr e dei suoi accompagnatori nel 1978. Arrestato nel 2015, Hannibal è detenuto in Libano da dieci anni con l’accusa di occultamento di informazioni sul caso. Negli ultimi mesi il suo avvocato ha presentato una nuova istanza di scarcerazione. In questo quadro, un documento giudiziario visionato da “Asharq al Awsat” mostra un passaggio inatteso: Zaher Badr al Din, figlio del giornalista Abbas Badr al Din scomparso con Sadr, ha messo per iscritto di essere favorevole al rilascio di Hannibal Gheddafi, “nella speranza di cooperare per chiarire la sorte di mio padre”. Si tratta del primo segnale pubblico di apertura da parte di una delle famiglie delle vittime, tradizionalmente contrarie alla liberazione. La procedura libanese prevede che i querelanti possano accettare o opporsi alla scarcerazione. La detenzione di Hannibal Gheddafi, classe 1975, è sempre stata oggetto di controversie legali e politiche. Arrestato in Siria nel dicembre 2015 mentre si trovava nel paese con lo status di rifugiato politico, venne poi sequestrato da un gruppo guidato dall’ex deputato libanese Hassan Yaacoub, il cui padre, lo sceicco Mohammad Yaacoub, è uno dei tre uomini scomparsi con Musa al Sadr. Successivamente, le autorità libanesi lo hanno formalmente arrestato con l’accusa di “occultamento di informazioni” relative alla scomparsa dell’imam. Nel corso degli anni, Gheddafi ha ripetutamente dichiarato di non sapere nulla del caso: del resto era un bambino di appena due anni quando Al Sadr svanì nel nulla in Libia. Anche Human Rights Watch si è schierata in sua difesa, definendo la sua detenzione “arbitraria” e basata su “accuse pretestuose”, sollecitando le autorità libanesi a rilasciarlo immediatamente. Il caso si inserisce in un quadro più ampio di tensioni tra Libia e Libano. Il dossier sulla scomparsa di al Sadr rimane una ferita aperta per la comunità sciita libanese. L’ultima comunicazione ufficiale tra i due paesi risale all’agosto 2023, quando il ministero della Giustizia libico si era detto pronto a negoziare un accordo per ottenere la liberazione di Gheddafi. Tuttavia, le autorità giudiziarie libanesi avevano risposto che la proposta libica non affrontava in alcun modo la questione della scomparsa dell’imam e quindi non era accettabile. La versione ufficiale fornita all’epoca dal regime di Muammar Gheddafi era che Al Sadr e i suoi compagni avevano lasciato la Libia per raggiungere l’Italia, dove la delegazione però non è mai arrivata.
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