L’Ue non perdona e la Biennale di Venezia rischia di perdere due milioni di finanziamenti

Lug 14, 2026 - 00:20
Lug 14, 2026 - 07:33
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L’Ue non perdona e la Biennale di Venezia rischia di perdere due milioni di finanziamenti

Il caso del padiglione russo l’Ue se l’è proprio legato al dito e così, a Venezia, potrebbero sfumare i due milioni di finanziamenti destinati alla Fondazione della Biennale. L’annuncio è arrivato via social dalla vicepresidente della Commissione Ue Henna Virkkunen: “La Commissione raccomanda ufficialmente a EACEA di terminare il finanziamento di 2 milioni di euro alla Biennale di Venezia. Ciò fa seguito a una valutazione approfondita delle risposte della Biennale per giustificare la riapertura del padiglione della Russia. La cultura in Europa – finanziata con i soldi dei contribuenti – dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici. Questi valori non sono rispettati nella Russia di oggi”. Niente da fare dunque, nonostante la posizione del governo italiano fosse quella tenuta da Bruxelles. Il provvedimento è giunto al termine di una complesso scambio, durante il quale l’EACEA (l’organo tecnico che gestisce gli stanziamenti per la cultura) ha notificato alla Biennale diverse lettere di chiarimento e avvertimento, concedendo una finestra di trenta giorni per giustificare le proprie scelte gestionali ed espositive. Il caso è esploso nella primavera del 2026, quando la dirigenza della Biennale ha deciso di tirare dritto e ospitare il padiglione russo. Sebbene la Fondazione abbia sostenuto più volte che l’edificio non è mai stato aperto al pubblico per fini commerciali o espositivi e che la sua presenza non violava le sanzioni europeo contro Mosca, la scelta ha innescato una reazione diplomatica molto forte. In difesa della Fondazione è intervenuta la Lega: “La Biennale è storia, cultura, arte, innovazione e libertà. Se qualche euroburocrate non riesce a capirlo, ce ne faremo una ragione. Chiederemo che sia il Governo a integrare le risorse eventualmente negate dall’Ue. La cultura italiana non si piega ai diktat di Bruxelles”. “Il ricatto di Bruxelles alla Biennale di Venezia per piegarne l’autonomia è semplicemente vergognoso. Lo stop ai finanziamenti è un’intimidazione politica che un Paese come l’Italia non può e non deve accettare. Meloni, o sei sovranista adesso o cambia mestiere. Perfino tu arrivi a comprendere che un Paese che ha conosciuto il Rinascimento non può sottostare a una commissaria finlandese che viene a spiegare a noi italiani che la cultura deve promuovere i ‘valori democratici’. Con questo criterio andrebbe riscritta la storia dell’arte mondiale e svuotata mezza Biennale. Un burocrate non può decidere quali artisti sono accettabili e quali no. Questa decisione forse piacerà ai Calenda di turno, ma umilia una delle istituzioni culturali più prestigiose del nostro Paese e del mondo. Piena solidarietà a Pietrangelo Buttafuoco e a tutta la Biennale. Se questa è l’Europa che dovrebbe proteggere la nostra libertà e la nostra democrazia siamo messi veramente male”. Così il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini. “Quanto sta accadendo con il caso Biennale è semplicemente inaccettabile. Un organismo politico, l’Unione Europea, raccomanda a un ente tecnico, l’agenzia Eacea, di interrompere i contributi. Prima ancora che venga trovato, nell’eventualità ci fosse, un elemento concreto per giustificare questa decisione. Questa è la fine del diritto, una sentenza prettamente politica che danneggia chi da anni porta avanti un lavoro straordinario a Venezia. L’Italia e i suoi luoghi d’arte sono liberi e democratici, non c’è spazio per i ricatti economici di Bruxelles”. Così in una nota la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.