Nel Nord del Mozambico le armi non tacciono

Ott 27, 2025 - 00:54
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Nel Nord del Mozambico le armi non tacciono

Dal 2017 la provincia di Cabo Delgado vive un conflitto sanguinoso che ha provocato migliaia di morti e oltre un milione di sfollati. L’insurrezione, nata all’improvviso in un’area povera e dimenticata, ha travolto villaggi e famiglie, diffondendosi anche nelle vicine province di Nampula e Niassa.

I gruppi armati di matrice islamica, noti localmente come al-Shabab (da non confondere con l’omonimo gruppo somalo), hanno giurato fedeltà allo Stato islamico e sono riconosciuti come la Provincia dello Stato islamico in Mozambico. Secondo il ricercatore Peter Bofin, dal primo attacco del 5 ottobre 2017 nel distretto di Mocímboa da Praia si contano oltre 6.000 vittime, di cui almeno 2.600 civili. Negli ultimi anni, di fronte alla crescente presenza dei militari mozambicani e di quelli ruandesi, i miliziani hanno cambiato strategia. Stop agli attacchi su larga scala, si sono organizzati in piccole cellule mobili difficili da intercettare. «Questo consente loro di muoversi su gran parte della provincia, mettendo sotto pressione le forze di sicurezza», spiega Bofin. Nonostante il numero dei combattenti sia sceso a meno di 400 dai circa 2.000 del 2021, gli attacchi restano frequenti e violenti.

«Periodicamente ci sono tentativi di attraversare il fiume tra Nampula e Cabo Delgado – racconta padre Filippo, missionario nella diocesi di Nacala -. I militari ruandesi e mozambicani riescono a contenere i jihadisti, ma non a fermarli. Gli attacchi continuano e la popolazione vive nella paura».

Padre Davide, un altro missionario presente nel Nord del Paese da quasi vent’anni, ricorda l’arrivo di migliaia di sfollati: «Molti venivano da Cabo Delgado, scappavano a piedi o su camion improvvisati. Abbiamo accolto tredicimila persone a Napula. Donne incinte, bambini affamati, feriti. Cercavano solo un posto dove sopravvivere».

Le radici del conflitto affondano in una miscela di estremismo religioso e povertà estrema. Giovani senza lavoro vengono facilmente reclutati con promesse di soldi e gloria. «All’inizio erano stranieri – spiega Filippo –. Ora sono perlopiù mozambicani, ragazzi senza futuro che si lasciano abbindolare. Attaccano villaggi indifesi, bruciano case, decapitano contadini. È una violenza cieca contro i più poveri».

Dietro la guerra, però, ci sono anche enormi interessi economici. Nella provincia di Cabo Delgado le multinazionali sfruttano le risorse (petrolio, gas, rubini, legname pregiato), ma la popolazione resta esclusa. La povertà dilaga e diventa terra di coltura dei jihadisti. Anche l’intervento dell’esercito ruandese, che pure ha contribuito a ridurre l’offensiva jihadista, nasconde interessi non chiari. «Nessuno sa qual è il vero interesse del Ruanda in quest’area. Si teme che anch’essi vogliano sfruttare le ricchezze locali – osserva padre Filippo -. La gente è stanca, vive tra la paura e la miseria. Nonostante tutto, resta aggrappata alla speranza che un giorno il silenzio delle armi possa davvero tornare».

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.