Ogni anno compriamo 19 chili di indumenti a testa. E ne buttiamo 12

Mar 10, 2026 - 00:36
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Ogni anno compriamo 19 chili di indumenti a testa. E ne buttiamo 12

Spenti i riflettori sulla Milano Fashion Week, l’attenzione sull’impatto ambientale della produzione di massa rimane alta ed il Consorzio Ecotessili traccia un quadro “allarmante” per l’Italia: ogni anno acquistiamo mediamente 19 chili di indumenti, ma ne buttiamo via ben 12 chili, una quantità sufficiente a riempire un’intera valigia. “Il consumo tessile pro capite nell’Unione Europea aumenta anno dopo anni, mentre come leggiamo nei dati il numero medio di utilizzi per singolo capo è crollato del 36%”. Così il maestro Pino Peluso, segretario generale della World federation of master tailors (Wfmt),che aggiunge: “davanti a questa crisi del recupero e all’allarme lanciato dal Consorzio, la sartoria tradizionale resta la via maestra per un consumo consapevole e realmente sostenibile”. La riduzione dei rifiuti, allungando la vita utile di abiti e calzature, come suggerito proprio da Ecotessili, “per le sartorie tradizionali rappresenta la base stessa del mestiere – ha spiegato Peluso – i capi sartoriali sono pensati per resistere al tempo e alle mode, realizzati con materiali completamente naturali e riciclabili, lavorati artigianalmente senza l’impiego di sostanze chimiche o plastiche industriali”. L’impatto sull’ambiente, ripensando alla sartoria come scelta consapevole, sarebbe decisamente diverso, oltre che rappresentare un costante reinventare nuove vite per abiti e materiali di recupero. “I capi ereditati dai genitori e dai nonni sono tesori custodi di una qualità tessile oggi difficilmente replicabile – ha proseguito Peluso – un vecchio cappotto di pura lana, pesante e strutturato, può diventare la base perfetta per una rivisitazione sartoriale e, ancora più importante, quando un capo non è più riutilizzabile diventa essenziale il recupero dei materiali per creare qualcosa di nuovo e speciale”. I dati del Consorzio Ecotessili dipingono un quadro allarmante, dove “l’ossessione per il fast fashion e la diffusione capillare degli e-commerce stanno alimentando un inquinamento spaventoso, distruggendo la manodopera qualificata”. “La sartoria – ha concluso il segretario generale della World federation of master tailors – offre l’alternativa più nobile a questo modello, consentendo di estendere la vita dei prodotti e ridurre la domanda di nuovi articoli a basso costo”.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.