Pakistan: ergastoli per sette tra giornalisti, commentatori e influencer per le proteste pro-Khan
Il tribunale antiterrorismo di Islamabad ha inflitto due condanne all’ergastolo ciascuno a sette tra giornalisti, commentatori e influencer ritenuti colpevoli di aver incitato e favorito le violenze scoppiate il 9 maggio 2023 dopo l’arresto dell’ex primo ministro Imran Khan. Lo riferisce il quotidiano “Dawn”. Il verdetto è stato pronunciato oggi, 2 gennaio, dal giudice Tahir Abbas Sipra al termine di processi celebrati in contumacia. I condannati sono lo youtuber Adil Raja, i giornalisti Wajahat Saeed Khan, Sabir Shakir e Shaheen Sehbai, il conduttore Haider Raza Mehdi, l’analista Moeed Pirzada e l’ex ufficiale dell’esercito Akbar Hussain. Le rivolte, durante le quali furono vandalizzate anche installazioni governative e militari, erano esplose in seguito all’arresto di Khan con accuse di corruzione. Secondo la procura, gli imputati si sarebbero resi responsabili di una forma di “terrorismo digitale contro le istituzioni statali”, utilizzando piattaforme online per incitare, facilitare e amplificare attacchi contro lo Stato durante i disordini. I procedimenti sono stati condotti in assenza degli imputati. Il giudice ha inflitto agli imputati l’ergastolo per due capi d’imputazione: aver mosso o tentato di muovere guerra contro il Pakistan, o averne favorito l’azione, e cospirazione criminale. Per ciascuno di questi reati è stata inoltre comminata una multa di 500 mila rupie pachistane, circa 1.500 euro. La corte ha poi inflitto ulteriori condanne: dieci anni di carcere duro e una multa di 200 mila rupie (circa 500 euro) per violazione dell’articolo 121-A del Codice penale pachistano, relativo alla cospirazione per commettere reati contro lo Stato; altri dieci anni di reclusione e 200 mila rupie di multa per violazione dell’articolo 131, che riguarda l’istigazione alla rivolta o il tentativo di distogliere membri delle forze armate dal loro dovere. Sono state inoltre pronunciate tre ulteriori pene da cinque anni ciascuna ai sensi della legge antiterrorismo del 1997, con una multa di 200 mila rupie per ogni capo d’accusa. Il tribunale ha stabilito che tutte le pene debbano essere scontate in modo concorrente e che, in caso di mancato pagamento delle multe, la durata della detenzione venga estesa di sei mesi per ciascun reato. Gli imputati sono stati informati del diritto di presentare ricorso all’Alta corte di Islamabad entro sette giorni. La polizia è stata autorizzata ad arrestare e trasferire in carcere i condannati qualora facciano rientro nel Paese. Durante i processi la procura ha presentato 24 testimoni. L’accusa è stata rappresentata dal pubblico ministero Raja Naveed Hussain Kayani, mentre la difesa è stata affidata all’avvocato Gulfam Ashraf Goraiya, nominato dal tribunale. Una motivazione scritta dettagliata della sentenza, che illustrerà il quadro probatorio e giuridico delle condanne, non è ancora stata resa pubblica. Le organizzazioni per i diritti umani Amnesty International e Reporters Without Borders avevano già espresso preoccupazione nel giugno 2023, denunciando l’uso delle leggi contro sedizione e terrorismo per reprimere voci critiche nei confronti dello Stato e delle forze armate pachistane.
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