Petrolio e gas, come impatta sull’economia africana la guerra in Iran

Mar 14, 2026 - 00:02
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Petrolio e gas, come impatta sull’economia africana la guerra in Iran

L’impennata dei prezzi del petrolio provocata dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran sta ridisegnando gli equilibri economici globali e produce effetti contrastanti tra le economie africane e mediterranee. Se alcuni Paesi esportatori di greggio, come Angola, Algeria e Libia, possono trarre vantaggio dal rialzo delle quotazioni, molte economie dipendenti dalle importazioni energetiche – tra cui Tunisia, Marocco ed Egitto – devono affrontare nuove pressioni sui conti pubblici, sull’inflazione e sul costo della vita. Tra i principali beneficiari del nuovo contesto energetico ci sono alcune economie petrolifere africane. L’Angola, grande esportatore di greggio, potrebbe rafforzare la propria posizione finanziaria grazie all’aumento dei prezzi internazionali del petrolio, con effetti positivi sulla bilancia dei pagamenti e sulle entrate statali. Anche l’Algeria, uno dei maggiori produttori di petrolio e gas del continente, vede rafforzarsi le proprie prospettive economiche: il rialzo delle quotazioni degli idrocarburi rappresenta infatti una fonte di entrate aggiuntive per il bilancio pubblico e per le riserve in valuta. In generale, se i prezzi dovessero stabilizzarsi su livelli elevati – anche oltre i 100 dollari al barile – diversi esportatori africani, tra cui anche Nigeria e Libia, potrebbero registrare un significativo aumento delle entrate energetiche. Tuttavia, anche per alcuni Paesi produttori i benefici restano limitati. Stati come Nigeria e Ghana esportano petrolio greggio, ma importano gran parte dei prodotti raffinati, circostanza che riduce i vantaggi derivanti dall’aumento dei prezzi internazionali e può tradursi comunque in rincari dei carburanti per i consumatori. Di segno opposto l’impatto sulle economie nordafricane più dipendenti dalle importazioni. In Tunisia, importatrice netta di energia, la volatilità dei mercati pesa sui conti pubblici. Il prezzo del Brent ha raggiunto i 90 dollari al barile (77,23 euro), ben oltre il livello di riferimento di 69,3 dollari (65 euro) previsto dalla legge di bilancio per il 2026. Ogni aumento di un dollaro rispetto alle previsioni comporta un costo aggiuntivo stimato in 164 milioni di dinari (49 milioni di euro), destinati alla compensazione dei carburanti. Anche il Marocco risente dell’aumento del prezzo del greggio. Il Paese importa circa il 90% del proprio fabbisogno energetico e l’impennata delle quotazioni internazionali si traduce in rincari alla pompa e in una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. I settori più esposti sono l’industria automobilistica, l’agroalimentare, la manifattura e i trasporti, mentre l’apprezzamento del dollaro rispetto all’euro e al dirham aumenta ulteriormente il costo delle importazioni. L’Egitto ha reagito direttamente all’aumento dei prezzi energetici aumentando le tariffe interne dei carburanti. Il ministero del Petrolio ha annunciato rincari compresi tra il 14% e il 17% per diversi prodotti petroliferi, spiegando che la decisione è legata agli sviluppi geopolitici in Medio Oriente e ai loro effetti sui mercati globali dell’energia. Il gasolio, tra i carburanti più utilizzati nel Paese, è stato portato a 20,50 lire egiziane al litro (0,36 euro). «L’Africa è un importatore netto di prodotti petroliferi, il che significa che è fortemente esposta a shock come questi», ha affermato Nick Hedley, analista di ricerca sulla transizione energetica presso Zero Carbon Analytics. Nel complesso, la crisi energetica legata alle tensioni in Medio Oriente sta accentuando le divergenze tra le economie africane: mentre gli esportatori di petrolio beneficiano temporaneamente del rialzo delle quotazioni, molti Paesi importatori restano esposti alla volatilità dei mercati, con il rischio di un aumento dell’inflazione, dei costi dei trasporti e delle pressioni sulle valute nazionali.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.