Rapporto Cgil Lazio: +27 mila contratti nel 2024 ma il 92 per cento è a termine e il saldo è in calo
Nel 2024 nel Lazio tra contratti attivati e cessati si registra un saldo positivo (+27.510) ma decisamente più contenuto del picco dell’anno precedente (+59.148). È quanto emerge dal rapporto della Cgil di Roma e Lazio nel quale si legge che “dopo i saldi negativi nel 2011–2014, dal 2015 tornano valori positivi, con un picco nel 2023 (59.148) e un 2024 ancora positivo ma più contenuto (27.510), segnalando rallentamento rispetto all’anno precedente”. Negli anni precedenti al 2023 il saldo è stato comunque inferiore al picco: 30.792 nel 2022, 22.859 nel 2021, 16.493 nel 2020, 5.723 nel 2019, anno pre-pandemia. Secondo l’analisi del sindacato tuttavia “la composizione delle nuove attivazioni è dominata dai contratti a termine (quota stabilmente molto alta), mentre il tempo indeterminato resta minoritario e in calo sul lungo periodo”. Nello specifico dello scorso anno, sul totale dei nuovi contratti il 92 per cento era a tempo determinato e l’8 per cento a tempo indeterminato. Percentuali molto simili si registrano dal 2016-2017 in poi.
“Il lavoro nel Lazio continua a essere sempre più precario e discontinuo”, spiega il segretario generale della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, in una nota. “I dati – aggiunge – smentiscono la propaganda del governo, mostrano gli effetti della legge di bilancio dello scorso anno e indicano che la manovra attualmente in discussione non migliorerà in alcun modo la situazione, perché non investe nella creazione di occupazione di qualità né nello sviluppo del Paese. Con queste premesse e con l’esaurirsi della spinta generata dal Pnrr e dal Giubileo – aggiunge Di Cola – il 2026 rischia di essere un anno difficile, con tutti gli indicatori in peggioramento, sia per la qualità sia per la quantità dell’occupazione”.
“I dati delle comunicazioni obbligatorie sulla nuova occupazione devono preoccupare le istituzioni del territorio – ha sottolineato Di Cola -, che devono fare la propria parte per contrastare la precarietà e favorire, guardando alle nuove generazioni, la creazione di lavoro stabile, sicuro, tutelato e dignitoso. In questo quadro, siamo convinti che il Comune di Roma, dove si concentra circa il 75 per cento delle nuove assunzioni dell’intera Regione Lazio, debba aprire una discussione sul proprio modello di sviluppo, a partire dalla questione salariale, promuovendo una conferenza cittadina sul tema”.
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