Riforma porti, Assiterminal: bene l’accelerazione alla Camera, ma restano nodi

Ott 11, 2026 - 00:41
 0  10
Riforma porti, Assiterminal: bene l’accelerazione alla Camera, ma restano nodi

Assiterminal promuove l’accelerazione dell’iter parlamentare della riforma portuale, ma invita a non perdere di vista alcuni nodi che potrebbero incidere sull’assetto futuro del sistema. Il tema è stato al centro dell’ultimo Consiglio direttivo dell’associazione, riunito a Genova per due giornate di lavori e allargato alle aziende associate, agli stakeholder e ai rappresentanti delle istituzioni. Nel confronto sono stati affrontati diversi aspetti della portualità italiana, dal rinnovo del contratto collettivo di lavoro alla consistenza dell’associazione, che conta oggi 120 aziende e circa 5.500 lavoratori, fino ai temi della digitalizzazione, della transizione energetica, dell’andamento dei mercati e della sostenibilità. Tra i dossier discussi anche il disegno di legge di riforma della portualità, sul quale Assiterminal ha ribadito un giudizio complessivamente positivo, accompagnandolo però con alcune richieste di modifica. Secondo l’associazione, l’attuale fase parlamentare rappresenta un passaggio importante per arrivare a una strategia unitaria e competitiva per lo sviluppo del sistema portuale nazionale. L’obiettivo viene quindi condiviso, così come la necessità di accelerare il percorso legislativo. Assiterminal ritiene tuttavia necessario intervenire su alcuni aspetti del testo e degli emendamenti in discussione, soprattutto per evitare che il nuovo assetto possa produrre effetti indesiderati sulla governance degli scali e sull’attrattività degli investimenti privati. Il primo punto riguarda il rapporto tra Porti d’Italia, Autorità di Sistema Portuale e operatori privati. Secondo Assiterminal, nella formulazione attuale le concessioni portuali continuerebbero formalmente a essere rilasciate dalle Autorità di Sistema portuale. Il quadro potrebbe però cambiare nella sostanza qualora a Porti d’Italia venisse affidata anche la realizzazione delle cosiddette “opere calde”, vale a dire infrastrutture direttamente funzionali all’attività dei terminal. In questo scenario, sostiene l’associazione, l’individuazione del soggetto destinato a gestire il terminal potrebbe finire di fatto nella sfera di competenza di Porti d’Italia, considerando che la gestione costituirebbe il meccanismo attraverso il quale remunerare gli investimenti sostenuti per realizzare le opere. Alle AdSp rimarrebbe così, secondo Assiterminal, una funzione prevalentemente formale sul piano demaniale. L’associazione richiama in questo senso anche precedenti esperienze relative ad alcune opere attualmente in fase di realizzazione, che avrebbero già evidenziato problematiche di natura giuridica non ancora definitivamente risolte. Un ulteriore elemento di attenzione riguarda poi il meccanismo di remunerazione delle opere attraverso le tariffe applicate dai terminal. Secondo Assiterminal, il rischio è che il costo delle infrastrutture finisca sostanzialmente per essere trasferito sui clienti marittimi, con possibili ripercussioni sulla competitività degli scali e, soprattutto, sulla capacità del sistema di attrarre capitali privati. Il secondo nodo sollevato dall’associazione riguarda la distinzione tra soggetto concedente e concessionario. Il testo della riforma, osserva Assiterminal, consentirebbe a Porti d’Italia di affidare in concessione a terzi lavori che sono già oggetto della concessione di cui la stessa società è affidataria. Si determinerebbe così una possibile sovrapposizione di ruoli: lo stesso soggetto assumerebbe infatti la qualifica di concessionario per un servizio di interesse economico generale e, contemporaneamente, quella di concedente rispetto al medesimo oggetto. Una configurazione che, secondo i terminalisti, potrebbe sollevare questioni anche sotto il profilo del diritto europeo. A questo si aggiungerebbe la sovrapposizione con le competenze delle Autorità di Sistema portuale, il cui coordinamento con Porti d’Italia sarebbe demandato a una successiva convenzione. Per Assiterminal, il rischio è quello di creare un quadro poco chiaro sul piano della governance, delle competenze e delle responsabilità dei diversi soggetti coinvolti. Il terzo elemento critico riguarda la certezza del diritto e, in particolare, i rapporti concessori già esistenti. L’associazione contesta alcune disposizioni del disegno di legge che potrebbero avere effetti retroattivi su concessioni e rapporti già in essere. Una previsione che, secondo Assiterminal, dovrebbe essere eliminata, come peraltro previsto da diversi emendamenti depositati in Parlamento. Il mantenimento di tali disposizioni, avverte l’associazione, potrebbe generare un quadro di forte incertezza giuridica e tradursi in un disincentivo per gli investimenti nel settore portuale. Nel dibattito parlamentare, ricorda Assiterminal, sono state presentate anche alcune proposte che, pur accantonate al momento, potrebbero rappresentare una possibile soluzione di mediazione. Tra queste vengono citati, a titolo di esempio, gli emendamenti 9.121 e 29.16. L’associazione ritiene quindi importante che il confronto sulla riforma prosegua mantenendo l’attuale apertura del dibattito e senza mettere in discussione l’obiettivo strategico di fondo: rafforzare la competitività del sistema portuale italiano attraverso una visione maggiormente unitaria. Allo stesso tempo, però, secondo Assiterminal è necessario intervenire sui punti che potrebbero produrre effetti critici sulla governance degli scali, sulla certezza delle regole e sulla capacità di continuare ad attrarre investimenti privati. Il messaggio dei terminalisti è dunque favorevole alla riforma, ma accompagnato da una richiesta di equilibrio: una maggiore centralizzazione delle strategie non dovrebbe tradursi in una compressione del ruolo delle AdSP né in un indebolimento del mercato e degli investimenti privati.

Qual è la tua reazione a questa notizia?

like

dislike

love

funny

angry

sad

wow

Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.