Il premio Nobel per la Chimica 2026 assegnato a Kagan e Soai
Il premio Nobel per la Chimica 2026 è stato assegnato al francese Henry Kagana e al giapponese Kenso Soai. L’ha il Comitato per il Nobel di Stoccolma. L’Accademia reale svedese delle scienze ha deciso di assegnare il Premio Nobel per la Chimica 2026 a Henri Kagan e Kenso Soai “per la scoperta degli effetti non lineari e dell’autocatalisi nella sintesi organica asimmetrica”, ha detto la segretaria generale dell’Accademia Ellen Mons. Henri Kagan è nato nel 1930 a Boulogne-Billancourt, in Francia. È professore emerito all’Université Paris-Sud, oggi Université Paris-Saclay. Kenso Soai è nato nel 1950 a Hiroshima, in Giappone. È professore emerito all’Università di Scienze di Tokyo, in Giappone. Era uscito a fare acquisti vicino casa quando è arrivata la telefonata che gli ha cambiato la giornata e consegnato un posto nella storia della scienza. Il professor Kenso Soai ha raccontato così il momento in cui ha saputo di aver vinto il premio Nobel per la Chimica 2026, condiviso con il francese Henri Kagan per la scoperta degli effetti non lineari e dell’autocatalisi nella sintesi organica asimmetrica. Ero fuori a fare acquisti vicino a casa”, ha risposto il chimico giapponese ai giornalisti collegati con l’Accademia reale svedese delle scienze. Poi ha descritto l’emozione per il riconoscimento: “Sono molto emozionato per aver ricevuto questa bellissima notizia. Naturalmente, questo è uno dei giorni più emozionanti della mia vita”. E si è detto “molto felice” di condividere il Nobel con Kagan, “un chimico organico così famoso”. Per Soai il premio rappresenta anche il riconoscimento di un percorso scientifico cominciato oltre trent’anni fa. “Abbiamo scoperto l’autocatalisi asimmetrica nel 1995 e da allora abbiamo continuato a lavorare su questa reazione fino a oggi”, ha ricordato. “Abbiamo scoperto molte cose interessanti sull’origine dell’omochiralità”. E’ proprio il riconoscimento dell’intero campo di ricerca a renderlo particolarmente soddisfatto. “Sono molto felice di ricevere il premio perché questo campo di ricerca è stato riconosciuto dal Comitato per il Nobel”, ha spiegato, ricordando che nello studio della chiralità lavorano “molti eccellenti ricercatori”. Per capire perché Henri B. Kagan e Kenso Soai hanno vinto il premio Nobel per la Chimica 2026 bisogna partire dalle nostre mani: la destra e la sinistra sono immagini speculari l’una dell’altra, apparentemente uguali ma impossibili da sovrapporre. Lo stesso accade a molte molecole, che possono presentarsi in due forme speculari, chiamate enantiomeri. Questa proprietà prende il nome di chiralità, dal termine greco che significa “mano”. La distinzione non è soltanto geometrica. Due enantiomeri della stessa molecola possono comportarsi in maniera completamente diversa. Un esempio semplice è il carvone: una delle due forme ha un odore che ricorda la menta, l’altra quello del cumino dei prati. Una differenza che il nostro naso riesce a percepire perché anche i recettori olfattivi sono costituiti da molecole chirali. La questione diventa molto più importante quando si parla di farmaci. Due forme speculari della stessa sostanza possono avere effetti biologici differenti: una può produrre l’effetto terapeutico desiderato, mentre l’altra può essere inattiva o, in alcuni casi, provocare effetti indesiderati. Da qui uno dei grandi problemi della chimica organica: come fare in modo che una reazione produca soprattutto, o esclusivamente, la versione della molecola che si desidera? È il problema della cosiddetta sintesi asimmetrica, al centro delle ricerche premiate quest’anno dall’Accademia reale svedese delle Scienze. Per molto tempo si era ritenuto che esistesse una relazione semplice e proporzionale tra la purezza chirale di un catalizzatore e quella del prodotto ottenuto. In altre parole, se nel catalizzatore una delle due forme speculari fosse stata presente, per esempio, al 75%, ci si sarebbe aspettati una proporzione analoga nel prodotto finale. Kagan dimostrò che non era necessariamente così. Studiando il modo in cui le molecole chirali utilizzate nella catalisi interagiscono tra loro e con i metalli, mostrò l’esistenza di quelli che sono stati definiti “effetti non lineari”: una piccola prevalenza di una delle due forme nel catalizzatore può essere amplificata dalla reazione, producendo una prevalenza molto maggiore della stessa forma nel prodotto. Il principio può essere immaginato come una sorta di selezione chimica. Se alcune combinazioni di molecole funzionano molto meglio di altre come catalizzatori, una differenza inizialmente modesta tra “destra” e “sinistra” può trasformarsi, nel corso della reazione, in una differenza molto più marcata. Kagan non soltanto dimostrò sperimentalmente questo fenomeno, ma fornì alla chimica organica un nuovo strumento per comprendere il funzionamento della catalisi asimmetrica. Restava però una domanda ancora più radicale: è possibile creare una preferenza per la destra o per la sinistra partendo praticamente da zero? Qui che entra in gioco la scoperta di Kenso Soai. Il chimico giapponese mise a punto una reazione nella quale il prodotto della reazione funziona esso stesso da catalizzatore per produrre altro prodotto dello stesso tipo. E’ il principio dell’autocatalisi. Partendo da materiali non chirali, la reazione può iniziare con una minuscola e casuale prevalenza di uno dei due enantiomeri. Ma quella piccolissima differenza viene poi amplificata: il prodotto che si forma favorisce la produzione di nuove molecole con la stessa chiralità, facendo crescere progressivamente lo squilibrio. Negli esperimenti illustrati oggi a Stoccolma, Soai ripeté decine di volte la reazione. Il risultato poteva orientarsi verso l’una o l’altra delle due forme speculari, ma non rimaneva una miscela perfettamente equilibrata. In un altro esperimento partì invece da un materiale con una purezza enantiomerica estremamente bassa e utilizzò il prodotto ottenuto come catalizzatore per una nuova reazione, ripetendo poi il processo. Dopo tre passaggi ottenne un prodotto praticamente enantiomericamente puro. L’amplificazione della chiralità raggiunse un fattore di circa 630.000. Peter Somfai, membro del Comitato Nobel per la Chimica, presentando oggi la scoperta non ha nascosto l’entusiasmo: lo ha definito “probabilmente l’esperimento più bello della chimica organica”. Il lavoro di Kagan e Soai ha quindi mostrato due passaggi fondamentali dello stesso fenomeno: come una piccola differenza tra due forme speculari possa essere enormemente amplificata e come una preferenza chirale possa emergere spontaneamente attraverso una reazione autocatalitica. Le loro scoperte hanno cambiato il modo in cui i chimici comprendono la nascita, l’amplificazione e la trasmissione della chiralità. E hanno anche toccato una delle grandi domande sull’origine della vita. Gli organismi terrestri sono infatti fortemente “schierati” dal punto di vista chirale: le proteine utilizzano quasi esclusivamente amminoacidi di una sola configurazione. I meccanismi studiati da Kagan e Soai mostrano come una minuscola asimmetria iniziale possa essere amplificata fino a determinare la prevalenza quasi assoluta di una sola delle due immagini speculari.
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