Sandokan, la Tigre della Malesia ruggisce ancora: in mostra il mondo del personaggio di Salgari

Feb 28, 2026 - 00:49
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Sandokan, la Tigre della Malesia ruggisce ancora: in mostra il mondo del personaggio di Salgari

La “grande attesa“ che si dice sempre preludere una mostra, per Sandokan. La Tigre ruggisce ancora, dal 7 marzo al 28 giugno all’Orangerie della Reggia di Monza, suona sincera. Saranno esposti reperti provenienti dal Borneo, covo del leggendario principe pirata concepito da Salgari, e patria ancestrale dei Dayak, storicamente “tagliatori di teste“. Ai curatori Loretta Paderni e Francesco Aquilanti chiediamo un’anticipazione. Per la prima volta cosa sarà svelato al pubblico? Loretta Paderni: «La collezione etnografica originale, sì, dei Dayak. Donata al re Umberto I da Sir Charles Brooke, discendente di James Brooke, il cosiddetto Rajah bianco del Sarawak e antagonista storico (realmente esistito) e letterario di Sandokan». Proprio mentre la potente immagine del felino trionfa sul casco della campionessa di sci Federica Brignone. Non faceva paura invece ai tempi del ventunenne scrittore giornalista-padre del personaggio? Paderni: «Il 16 ottobre 1883, il feuilleton La Tigre della Malesia iniziava la pubblicazione a puntate (150) sul quotidiano La Nuova Arena di Verona, preceduta da un’audace strategia di marketing teasing (creazione di suspense) ante litteram: la città tappezzata di manifesti pubblicitari con un’enorme, enigmatica tigre, prima avvistata, quindi in arrivo...» Grande attenzione, e quindi grande popolarità garantita all’eroico anticolonialista Sandokan, per un secolo e mezzo. Tuttora? Aquilanti: «Un mio collega dell’Università, alla domanda chi conoscesse Sandokan, ha ricevuto risposta affermativa solo da tre o quattro studenti, ma si riferivano al capo del Clan dei Casalesi, a Gomorra di Roberto Saviano. Alle generazioni precedenti, invece, sono state familiari le reincarnazioni visive del Sandokan salgariano attraverso cinema e sceneggiati Rai». E dopo quella del ’76 con Kabir Bedi, anche l’ultima serie tv Rai, con Can Yaman – stasera coconduttore a Sanremo – ha avuto ascolti record. Continuiamo il gioco dei rimandi. Un cimelio autentico? Paderni: «Prestata dal Museo Stibbert di Firenze, la splendida sciabola con l’elsa a forma di tigre, appartenuta al Sultano Tipu, o Tigre di Mysore, strenuo avversario islamico degli inglesi. Affascinante, il parallelismo con il romanzo». Aquilanti: «Riportiamo proprio lì, con effetti scenografici e urla e ruggiti, in un viaggio multisensoriale che fa battere il cuore a grandi e piccini. Tra verità e immaginazione, seguendo Salgari». Dotato di prodigiosa fantasia, certo, ma come ricreò mondi esotici reali senza esserci mai stato? Paderni: «Meticolosissima, la sua ricerca. Attraverso libri di geografia, atlanti, riviste di viaggi, racconti di marinai... Esponiamo la sua biblioteca. Fonte chiave è stato il fiorentino Odoardo Beccari: esploratore e naturalista nel Sud-est asiatico, tra 1865 e 1868, ha documentato la vita nel Borneo, e stabilito un importante rapporto con Lady Margaret Brooke, moglie del Rajah Bianco Charles, che appunto donò reperti alla casa reale italiana». Aquilanti: «I costumi originali dello sceneggiato Rai anni Settanta. Fortunosamente ritrovati nell’antica Sartoria d’arte Peruzzi (che ha vestito Cinecittà), scoprendo che li aveva disegnati Nino Novarese, due volte premio Oscar». Spieghiamo: cos’è il ramsinga? Paderni: «Un’antica tromba indiana, strumento cerimoniale o di guerra, che lacera le orecchie. E aggiungo – mi piacciono molto – due kris che rappresentano il mitico Naga, serpeggiante e a riposo: la stessa arma, letale o propiziatoria». Alla fine, perché una penna spezzata? Aquilanti: «Tragica, dopo una vita disgraziata, la morte di Salgari, sfruttato e misconosciuto. Ma ora si prende la rivincita».

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.