Siria, le Fds curde depongono le armi. Cosa succede ora

Ago 27, 2026 - 07:42
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Siria, le Fds curde depongono le armi. Cosa succede ora

Dopo anni di guerra contro lo Stato islamico e di autonomia di fatto nel nord-est della Siria, le Forze democratiche siriane (Fds), principale formazione armata a guida curda del Paese, hanno annunciato la propria dissoluzione come forza militare indipendente. A comunicarlo è stato il comandante Mazloum Abdi, già capo delle milizie separatiste curde Ypg. L'annuncio rappresenta una svolta importante per la Siria post-Assad e per il futuro dei curdi siriani, ed è stato accolto dalla Turchia come "momento cruciale". Ankara insiste per una Siria integra e stabile. Le Fds, sostenute per anni dagli Stati Uniti nella lotta contro l'Isis, hanno completato il processo di integrazione nelle forze armate dello Stato siriano, in base all'accordo raggiunto con il governo di Damasco. "Oggi ci troviamo in un momento storico in cui voltiamo una pagina importante della storia della Siria e iniziamo ad aprirne una nuova, intitolata pace, stabilita' e ricostruzione", ha dichiarato Abdi. L'obiettivo, ha aggiunto, è passare "dai campi di battaglia ai campi della costruzione" e "dall'era delle armi all'era della pace". Per anni le Fds sono state una delle principali potenze militari della Siria. La coalizione, dominata dalle forze curde, ha costituito il principale partner terrestre degli Stati Uniti nella guerra contro l'Isis, contribuendo alla riconquista di vaste aree del nord e dell'est del Paese. Parallelamente, le forze curde avevano costruito nel nord-est una struttura politica e amministrativa autonoma, esercitando il controllo su un territorio significativo e sviluppando proprie istituzioni civili e militari. Quell'esperienza è però entrata in crisi dopo la caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024 e il successivo rafforzamento del governo di Damasco guidato da al-Sharaa. A gennaio, le Fds hanno perso gran parte del territorio precedentemente controllato a seguito dell'offensiva governativa. Di fronte al nuovo equilibrio di potere, è stato raggiunto un accordo per l'integrazione delle strutture curde nello Stato siriano, che prevedeva non soltanto l'integrazione militare, ma anche il trasferimento sotto il controllo centrale di importanti istituzioni e infrastrutture del nord-est. La rinuncia a un esercito autonomo è accompagnata da impegni politici sulla tutela dei diritti della popolazione curda, un tema particolarmente delicato dopo mezzo secolo di governo della dinastia Assad. Durante il regime precedente, i curdi siriani furono sottoposti a diverse forme di discriminazione. A una parte della popolazione era stata persino negata la cittadinanza, mentre l'uso pubblico della lingua e l'espressione dell'identità curda erano stati fortemente limitati. Abdi ha sottolineato che il nuovo governo ha riconosciuto il diritto dei curdi all'istruzione nella propria lingua. Secondo il comandante, le autorità lavoreranno per introdurre l'insegnamento in curdo già nel corso dell'anno. "Vogliamo costruire una nuova Siria per tutti i suoi popoli curdi, arabi, turkmeni e assiri una Siria unita e stabile che protegga il futuro dei suoi figli e garantisca una vita dignitosa ai suoi giovani", ha affermato. È proprio su questo punto che si giocherà una parte decisiva del futuro dell'accordo: non soltanto se le Fds verranno sciolte formalmente, ma se Damasco sarà effettivamente in grado di garantire i diritti promessi. Il processo di integrazione è durato più di sette mesi ed è stato rallentato da alcune questioni ancora irrisolte, in particolare sul destino delle armi pesanti e delle Unità di protezione delle donne, le Ypj. Le combattenti curde hanno sostenuto di dover essere integrate nel ministero della Difesa come vere e proprie soldatesse, rivendicando il ruolo svolto nella guerra contro l'Isis. Damasco avrebbe invece offerto loro la possibilità di entrare nel ministero dell'Interno come forze di polizia. La questione è simbolicamente e politicamente importante. Le Ypj sono infatti diventate uno dei simboli della partecipazione femminile alla guerra contro l'Isis e della particolare struttura sociale e politica sviluppata dall'amministrazione curda nel nord-est della Siria. La fine delle Fds e l'integrazione all'interno dell'apparato statale siriano arrivano dopo mesi di scontri tra le milizie curde e l'esercito di Damasco. Le Fds contavano sull'appoggio di Usa e Israele per ottenere il controllo su una parte di Siria. Abdi puntava sulla riconoscenza Usa per la lotta all'Isis e sulla determinazione di Israele a frammentare la Siria e conservare un alleato per infastidire la Turchia. Ma dopo la caduta del regime di Assad la politica americana nell'area è cambiata: gli Stati Uniti hanno progressivamente stretto rapporti con il nuovo governo di Damasco, riducendo così lo spazio strategico a disposizione delle forze curde. L'inviato americano per la Siria, Tom Barrack, ha attribuito un ruolo centrale al presidente Donald Trump, sostenendo che la sua leadership abbia aperto la strada a un'integrazione delle Fds nello Stato siriano. Barrack ha inoltre affermato che l'accordo prevede ruoli di rilievo nel governo per Abdi e per Ilham Ahmed, figura di primo piano dell'amministrazione curda del nord-est. Damasco non ha però ancora confermato ufficialmente tali nomine. Secondo indiscrezioni riportate dai media locali, Abdi potrebbe diventare consigliere di al-Sharaa, mentre Ahmed potrebbe assumere un incarico nell'amministrazione del Parlamento.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.