Strage dei braccianti, due fermi per la morte di 4 persone nel cosentino

Giu 3, 2026 - 07:33
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Strage dei braccianti, due fermi per la morte di 4 persone nel cosentino

Una svolta decisiva ha segnato le indagini sulla strage di Amendolara, in provincia di Cosenza, dove quattro braccianti di nazionalità pakistana sono morti carbonizzati all’interno di un minivan. Le autorità hanno infatti proceduto al fermo di due persone con l’accusa di omicidio plurimo, ritenendole i diretti responsabili dell’eccidio consumatosi presso una stazione di servizio situata lungo la strada statale 106.A incastrare i presunti responsabili è stato un documento video inequivocabile, registrato dalle telecamere di sorveglianza dell’area di servizio, che gli inquirenti hanno analizzato con estrema attenzione. Il filmato restituisce una sequenza di inaudita ferocia, definita dagli stessi investigatori come una vera e propria “trappola di fuoco”. Nelle immagini si vedono chiaramente due individui avvicinarsi al veicolo e appiccare l’incendio; subito dopo, i due avrebbero premuto con forza sulle portiere del mezzo per assicurarsi che i migranti chiusi nell’abitacolo non potessero scappare o trovare alcuna via di scampo mentre le fiamme divampavano. La tragedia si è consumata in un orario compreso tra le 12:30 e le 13:00 di lunedì, a pochi passi dalle colonnine del carburante. Mentre una densa colonna di fumo nero si alzava verso il cielo, segno visibile del dramma dei quattro lavoratori arsi vivi, i due assalitori si davano alla fuga. Tuttavia, la rapidità d’azione della polizia e la tempestiva analisi dei filmati hanno permesso di individuare e rintracciare i due sospettati, chiudendo il cerchio su un crimine che ha profondamente scosso l’opinione pubblica. L’intera vicenda solleva interrogativi pesanti sulle condizioni di vita e di lavoro dei migranti nella zona, trasformando un normale luogo di sosta in uno scenario di morte premeditata.Secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte, dietro la strage si staglierebbe l’ombra inquietante del caporalato. Un superstite, riuscito a fuggire rompendo un finestrino, ha offerto un racconto drammatico che spiegherebbe la ferocia dell’agguato.Si tratta di un cittadino afghano, intervistato dal Tgr della Calabria. L’uomo ha raccontato che tre delle vittime erano suoi connazionali, la quarta vittima invece era di nazionalità pakistana. L’uomo ha riferito anche che i due fermati erano coloro che volevano dei soldi per il trasporto, che le vittime non volevano dare.La richiesta di legalità e di diritti basilari sarebbe stata la scintilla che ha scatenato la ritorsione punitiva, culminata nel rogo del minivan. “I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no”, ha raccontato aggiungendo che c’è una “grande mafia del Pakistan”.È il grido che emerge dalle dichiarazioni di chi è scampato alla morte, delineando un contesto di sfruttamento e violenza che va ben oltre la cronaca nera.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.