Ancora in crescita l'indice LSCI di connessione dell'Italia al network globale dei servizi marittimi containerizzati
Nel secondo trimestre del 2026 è risultato nuovamente in crescita l'indice di connessione dell'Italia al network di linee marittime mondiali di trasporto containerizzato definito dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) che, per identificarlo, ha istituito il Liner Shipping Connectivity Index (LSCI), indice che ha come riferimento il valore medio di 100 della connettività portuale mondiale relativo al primo trimestre del 2023. L'indice è generato da sei componenti: il numero di scali settimanali di navi programmati nella nazione; la capacità annua di stiva (misurata in container da 20' - teu) offerta alla nazione; il numero di servizi di trasporto marittimo di linea regolari da e per la nazione; il numero di compagnie di navigazione di linea che forniscono servizi da e per la nazione; la capacità (in teu) della nave più grande impiegata nei servizi da e per la nazione; il numero di altri Paesi collegati alla nazione tramite servizi di trasporto marittimo di linea diretti (cioè servizi realizzati senza il ricorso al trasbordo dei carichi).
L'indice LSCI dell'Italia relativo al secondo trimestre del 2026 è 290,0, pari ad un incremento del +2,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tra le altre principali nazioni marittime dell'Unione Europea e limitrofe, l'indice LSCI della Spagna relativo al secondo trimestre di quest'anno è risultato di 416,6 (-2,0%), quello del Regno Unito di 387,6 (-1,3%), l'indice dell'Olanda di 380,8 (-1,0%), l'indice del Belgio di 342,1 (-1,4%), quello della Germania di 325,5 (+1,2%), l'indice LSCI della Turchia di 305,8 (-3,2%), quello dell'Egitto di 284,3 (+5,8%), l'indice della Francia di 269,6 (+1,8%), l'indice del Marocco di 265,5 (+2,7%), quello della Grecia di 173,0 (-5,4%) e l'indice di Malta di 117,9 (+12,0%).
È difficile desumere dagli indici LSCI qual è stato sinora l'impatto sulle nazioni marittime dell'UE dell'applicazione graduale del sistema europeo ETS di scambio di quote di emissioni al trasporto marittimo con l'entrata in vigore il primo gennaio 2024 della direttiva europea 959/2023 e quali sono stati piuttosto gli effetti delle recenti crisi geopolitiche sulle connessioni delle nazioni europee alla rete globale di servizi marittimi containerizzati. Certamente le crisi geopolitiche, e in particolare i conflitti bellici, paiono avere un impatto più evidente su queste connessioni per le nazioni direttamente coinvolte e per quelle più vicine agli epicentri delle azioni militari. Ciò risulta particolarmente evidente per le nazioni dell'area mediorientale, i cui legami con la rete mondiale di trasporti marittimi sono stati messi sotto pressione dalla crisi nella regione del Mar Rosso, dove alla fine del 2023 i ribelli Houthi, in risposta alle azioni militari di Israele a Gaza dopo la strage del 7 ottobre 2023 sul territorio israeliano da parte dei miliziani di Hamas, hanno iniziato a condurre attacchi contro le navi in transito che hanno provocato una drastica riduzione del traffico navale attraverso il canale di Suez, che ancora oggi risulta circa la metà dei livelli pre-crisi. A questa crisi se ne sono sommate diverse altre a partire da ulteriori azioni militari di Israele contro Libano e Iran, con l'indiretto coinvolgimento di altre nazioni mediorientali, tra cui la Siria che ha visto la caduta del regime di Assad, e con interventi anche delle forze armate statunitensi in appoggio a quelle israeliane. Eventi che sono stati caratterizzati da una serie di cessate il fuoco e di riprese delle ostilità che hanno portato ad un accordo preliminare di fine delle azioni militari siglato da USA e Iran lo scorso 17 giugno che, tra gli effetti, ha determinato una limitata ripresa del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz che si era bloccato a causa delle azioni nell'area delle forze navali e aeree di Stati Uniti e Iran.
Tra le nazioni della regione mediorientale coinvolte nelle recenti crisi, nel primo semestre di quest'anno hanno registrato un forte aumento del loro indice LSCI alcune del Vicino Oriente, in primis Israele (indice 122,7; +31,8%), Libano (93,4; +16,1%) e Siria (48,7; +84,7%), mentre hanno accusato rilevanti flessioni dell'indice diverse nazioni affacciate affacciate sul Golfo Persico, sul Golfo di Oman, sul Mar Arabico e sul Mar Rosso, a partire da Iran (indice LSCI 51,5; -12,6%), Kuwait (28,0, -22,0%), Bahrain (25,0; -55,4%), Qatar (34,4; -66,6%), Arabia Saudita (207,9; -15,1%), Emirati Arabi Uniti (190,0; -41,7%), Oman (126,5; -11,6%) e Yemen (37,1; -3,4%).
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