Brasile: operazione nel nord del Paese, smantellata una rete locale del Tren de Aragua
La polizia dello Stato brasiliano di Roraima ha eseguito martedì un’operazione nei confronti di presunti membri del “Tren de Aragua”, l’organizzazione criminale nata in Venezuela e divenuta una delle più temute del continente. Le forze di sicurezza hanno eseguito 25 ordini di carcerazione preventiva e oltre 30 ordini di ricerca e cattura in sei Stati della federazione (Roraima, al confine col Venezuela, Amazonas, San Paolo, Rio de Janeiro, Minas Gerais e Paranà). Particolare interesse ha suscitato la notizia dell’arresto di Gustavo Vieira Rufino, imprenditore, ritenuto “amministratore” del Tren de Aragua, fermato all’aereoporto internazionale Galeao, a Rio de Janeiro. Gli inquirenti rientono che Rufino, nell’ultimo anno, abbia movimentato oltre 60 milioni di dollari in criptomonete, parte di una operazione di riciclaggio del denaro ottenuto illegalmente dalla rete criminale. Le autorità ritengono che il Tren de Aragua svolga in Brasile, soprattutto, il ruolo di fornitore di armi di grande calibro alle bande criminali locali, in particolare per il temuto Comando Vermelho (Cv), rete finita assieme al Primeiro comando da capital (Pcc) nella lista delle organizzazioni “terroristiche” stilata dal governo degli Stati Uniti. L’operazione segue di pochi giorni la notizia dell’uccisione in Venezuela di Hector Rustherford Guerrero Flores, detto “El niño Guerrero”, da parte delle forze speciali Usa in coordinamento con Caracas. Le autorità brasiliane, suggerisce ad “Agenzia Nova” la giornalista venezuelana ed esperta di temi di sicurezza, Ronna Risquez, potrebbero aver così mandato un duplice messaggio: “ai membri del Tren de Aragua, di non ritenere il Brasile un Paese sicuro in cui rifugiarsi”, e che per affrontare la banda venezuelana “non hanno bisogno dell’intervento degli Stati Uniti”. L’uccisione di Guerrero Flores, come ha confermato nei giorni scorsi il segretario di Stato alla Guerra Pete Hegseth, è prova della volontà degli Usa di colpire tutti i potenziali “nemici” degli Usa sul territorio latinoamericano, in collaborazione con i governi locali. Il blitz militare sferrato dagli Usa lo scorso fine settimana era stato svelato prima di tutti dal presidente, Donald Trump, poi confermato da una nota del ministero della Comunicazione del Venezuela. Un’operazione peraltro della quale peraltro si conoscono pochi dettagli, oltre le immagini pubblicate da Trump in cui si vede un edificio colpito, presumibilmente da un drone. Alcune fonti locali hanno rimandato alla possibile morte di altre “decine” di persone, così come della cattura di altri membri della banda criminale. In “realtà non ci sono prove o informazioni confermate di nessun tipo sulla morte o la cattura di altre persone”, ha detto Risquez, autrice tra le altre cose di un saggio proprio sul Tren de Aragua. Per quel che se ne sa, “c’è stato un unico attacco, il 9 giugno. E dopo si è registrata la presenza di forze di sicurezza, ma non di altri scontri”. Sul posto, prosegue la ricercatrice, si trovano principalmente elementi della controintelligence militare e della “scientifica” (Cuerpo de Investigaciones Científicas, Penales y Criminalísticas de Venezuela, Cicpc). L’uccisione di Guerrero si è prodotta nello Stato meridionale di Bolivar, in una zona (“Arco minero del Orinoco”) nota per la concentrazione di miniere, soprattutto d’oro, spesso illegali. Proprio per questo, una zona in cui i “servizi” del Tren de Aragua – messa in sicurezza dei traffici, reclutamento dei minatori, protezione dalla polizia -, si ritiene siano molto richiesti. Il Paese ha da pochi mesi varato una riforma che permette l’ingresso di capitali stranieri nel comparto minerario ed è opionione di diversi analisti che i possibili investitori soprattutto statunitensi, abbiano fatto pervenire a Caracas la richiesta di eliminare la presenza delle bande criminali.
Qual è la tua reazione a questa notizia?