Conti bancari, le sanzioni americane non bastano per negare l’apertura di un conto
La Corte di giustizia dell’Unione europea, in una pronuncia di stamane in materia bancaria ha stabilito che l’inserimento di una persona in una lista di sanzioni degli Stati Uniti non è, da solo, un motivo sufficiente per negare l’apertura di un conto corrente di base. La vicenda nasce in Slovenia, dove una banca aveva rifiutato di aprire un conto a un cittadino inserito in un elenco dell’Office of Foreign Assets Control, l’organismo statunitense che gestisce le sanzioni economiche. Tuttavia, l’uomo non era stato condannato per i fatti contestati e non risultava soggetto ad alcuna misura restrittiva da parte dell’Unione europea, delle Nazioni Unite o delle autorità slovene. La Corte ricorda nella sentenza che ogni cittadino che soggiorna legalmente nell’Unione ha il diritto di accedere a un conto di pagamento con caratteristiche di base.
Le banche possono certamente valutare i rischi legati al riciclaggio di denaro o al finanziamento del terrorismo, ma devono farlo attraverso un’analisi individuale e concreta della situazione del cliente. L’inserimento in una lista di sanzioni di un Paese terzo può rappresentare un elemento da considerare, ma non può tradursi automaticamente nell’esclusione dai servizi bancari. Solo qualora l’istituto dimostri di non poter gestire adeguatamente il rischio associato a quel rapporto, il rifiuto potrà essere considerato legittimo secondo il diritto dell’Unione europea.
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